Flixbus in Italia, il segreto del successo ai piedi dell’Alpe di Siusi

Pubblicato il 11 Maggio 2019 in Alto Adige DOC

 

L’inchiesta sull’esplosione del numero di viaggiatori e turisti dell’ultimo decennio non poteva dirsi conclusa senza affrontare il fenomeno Flixbus: la compagnia tedesca di autobus extraurbani per collegamenti nazionali e internazionali più importante d’Europa. Un’azienda nata a Monaco nel 2011 che ha superato i confini nazionali solo dopo la fusione con MeinFernbus nel 2015. Tre anni più tardi, nel 2018, i passeggeri trasportati da Flixbus in tutta Europa sono stati 45 milioni. Può apparire curioso, ma per ricostruire la storia di Flixbus, soprattutto per quel che riguarda l’Italia e l’Alto Adige, non si può non passare da Siusi. Più precisamente dalla sede di Silbernagl, la prima azienda italiana – un’agenzia di viaggi – a firmare un contratto con Flixbus.

La loro sede sorge a pochi metri dalla funivia che porta all’Alpe e arrivo a Siusi, ovviamente in bus, nel primo pomeriggio di mercoledì 8 maggio. Il termometro segna nove gradi, le nuvole basse e grigie smorzano i colori dei prati e degli alberi in fiore mentre l’umidità evoca la Padania a novembre. Prima di salire da Silbernagl, faccio comunque una rapida passeggiata. In una decina di minuti incontro ben quattro persone: un anziano signore con blaue Schurz d’ordinanza (il tipico grembiule blu) che canticchia felice alla faccia del meteo, un bambino che mi saluta come se ci frequentassimo da sempre e una coppia di turisti italiani intirizziti e sconfortati. Sono in largo anticipo, per cui faccio un secondo giro per vedere se incontro qualcun altro, ma oltre al simpatico canterino in blaue Schurz non si vede anima viva. Potrebbe andare peggio, potrebbe piovere. Infatti…

Non mi resta che il rifugio negli uffici di Silbernagl. Nonostante l’anticipo, il direttore Markus Silbernagl mi riceve con grande cordialità, bastano pochi minuti per comprendere come sia molto orgoglioso del rapporto instaurato con Flixbus: «Il primo contatto risale alla primavera del 2014, avevamo compreso le potenzialità dei collegamenti tra Monaco e l’Alto Adige e siamo andati a Berlino per parlare con MeinFernbus che doveva ancora fondersi con Flixbus. Inizialmente si sono mostrati scettici, ci hanno detto che erano una piccola startup e che in futuro pensavano di allargarsi solo all’Austria per evitare problemi con la lingua. Ma non ci siamo arresi, abbiamo fatto valere la nostra conoscenza del settore, della legislazione tedesca e italiana e, ovviamente, la conoscenza della lingua. Così, nel dicembre 2014, abbiamo incominciato a viaggiare tra l’Alto Adige e Monaco come loro partner».

silbernagl

I risultati iniziali, però, sono stati più che deludenti: «Portavamo cinque o sei persone a viaggio, tutte con biglietti a prezzo stracciato. Poi, a marzo 2015 è arrivata la notizia della fusione, hanno abbandonato il marchio MeinFernbus, di cui hanno conservato i colori, ed è iniziata la galoppata di Flixbus. Nella seconda metà del 2015 le cose sono notevolmente migliorate, ma abbiamo comunque chiuso l’anno in perdita. I primi sei mesi hanno pesato notevolmente. Dal 2016 in poi c’è stata l’esplosione, delle tratte e del numero dei passeggeri». Nel frattempo, il 15 luglio 2015 è stata inaugurata la sede italiana di Flixbus a Milano, la stessa che ci ha fornito i dati aggiornati sull’Alto Adige e in provincia, oltre a Silbernagl, si sono aggiunti come partner anche Martin Reisen e Dibiasi: «Attualmente, da Bolzano sono raggiungibili in tutto circa 120 destinazioni in sei Paesi europei e il numero è destinato ad aumentare in futuro. In un solo anno, inoltre, è raddoppiato il traffico passeggeri da e per la città».

Silbernagl non può che esserne felice: «Quando abbiamo siglato il primo accordo con Flixbus nel 2014, la loro flotta era di circa cento autobus, ora sono oltre tremila. Ovviamente tutto è cambiato, ai tempi il contatto personale era importante e continuo, ora è più complicato, ma devo dire che restano molto attenti ai nostri feedback». Attualmente, i partner italiani di Flixbus sono oltre 50 (in Alto Adige tre: Martin Reisen, Dibiasi e Silbernagl) mentre i collegamenti con Monaco raggiungono i 13 al giorno (ma solo quelli che “nascono” in Alto Adige sono gestiti da Silbernagl). Il capoluogo bavarese detiene, infatti, il primato nella classifica delle destinazioni più gettonate dai bolzanini. In futuro i numeri dovrebbero crescere ulteriormente e grazie all’incremento del traffico estivo, Bolzano sarà raggiungibile fino a sedici volte al giorno.

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E’, però, proprio questo successo a creare i primi problemi. Per esempio, l’attuale fermata Flixbus di Bolzano, in via Josef Mayr Nusser, a fianco della caserma dei vigili del fuoco, è diventata troppo scomoda. I bus in sosta, ma soprattutto, le auto di chi porta o attende i viaggiatori, hanno reso difficoltoso l’accesso alla caserma. Per questo, l’amministrazione comunale ha deciso di spostare la fermata di Flixbus e delle altre compagnie di bus nazionali e internazionali a Bolzano Sud, in via Buozzi. «Dovrebbe debuttare il prossimo 10 dicembre – precisa Silbernagl – . E’ una decisione che non ci fa felici, ma è vero che è un problema che si trovano ad affrontare quasi tutte le città europee, a partire da Innsbruck. L’esplosione del numero dei bus e dei viaggiatori ha reso inadatte molte fermate, soprattutto quelle nei pressi dei centri storici e trovare soluzioni alternative non è semplice».

siusi

L’annuncio del trasferimento in via Buozzi non è stato particolarmente apprezzato dai bolzanini, ma, a quanto pare, le alternative erano scarse: «Come Silbernagl, non abbiamo corse notturne, ma i bus Flixbus arrivano e partono anche di notte e il tipico viaggiatore Flixbus è una donna giovane e arrivare di notte in via Buozzi non è il massimo. Ma il problema si presenterà anche con i turisti in arrivo che si troveranno spaesati e in difficoltà nel raggiungere il centro. Abbiamo cercato e valutato altre soluzioni alternative, ma nessuna sembrava soddisfare i requisiti». L’altra criticità riguarda il continuo aumento di linee, quando si arriverà a saturazione? Oggi le compagnie partner di Flixbus sono quasi tutte felici e contente, i bus viaggiano quasi sempre pieni e ci guadagnano tutti. Ma se l’offerta diventasse sovradimensionata, potrebbero incominciare i primi problemi. Silbernagl, comunque, si mostra ottimista «E’ vero, il rischio c’è, ma Flixbus non avrebbe nessun vantaggio a far viaggiare i bus vuoti e credo che conosca bene il mercato».

A quanto pare, infatti, la compagnia tedesca (a cui arrivano tutti gli incassi dai biglietti prima di venire suddivisi tra le varie compagnie affiliate) garantisce un minimo al chilometro e, quindi, se il bus viaggia vuoto ci rimettono tutti. Va anche precisato che le compagnie che firmano i contratti con Flixbus devono rispettare alcuni requisiti fondamentali legati alla sicurezza. I motivi sono facilmente intuibili, ma Silbernagl li spiega con precisione: «Quando si vendono biglietti a basso costo non ci si possono permettere incidenti. Pensate se le compagnie aeree low cost ne avessero avute nei primi anni di attività, sarebbe crollato tutto. Lo stesso discorso vale anche per Flixbus che, ovviamente, pretende grande attenzione sulla sicurezza».

Grazie alla tecnologia Gps, Flixbus è, infatti, in grado di monitorare i tempi di viaggio e di pausa lungo le singole tratte. Inoltre, ogni autista è dotato di una carta di identificazione in modo da monitorare il tempo trascorso alla guida e segnalare, in caso di mancato rispetto degli standard, le infrazioni. «Sono molto rigidi da questo punto di vista e fanno bene, con la sicurezza non si scherza». E’ vero, però, che gran parte del rischio economico ricade sulle varie compagnie partner.

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Flixbus è una sorta di mix tra un’azienda in franchising e Amazon. Come nei franchising, chi entra nel gruppo deve utilizzare marchi e rete di vendita dell’azienda “madre”, occorre quindi acquistare divise per autisti e “livrea” del bus in apposito webshop e la rete di vendita è totalmente nella mani di Flixbus, mentre tutti i clienti viaggiano su bus di proprietà degli affiliati. Un po’ come Amazon, l’azienda madre fornisce soprattutto una straordinaria rete di diffusione e commercializzazione. Al momento, comunque, la corsa non sembra rallentare. E’ di pochi giorni fa, la notizia dell’acquisto da parte di Flixbus di due concorrenti: gli storici Eurolines e Isilines di proprietà del gruppo francese Transdev, mentre da alcuni mesi, l’azienda tedesca è sbarcata sul mercato statunitense e sul mercato ferroviario tedesco. Per quel che riguarda l’Italia, dal 25 marzo scorso i biglietti Flixbus sono acquistabili anche in edicola.

«In pochi anni hanno conquistato aziende e quote di mercato enormi – conclude Silbernagl – non sono più una startup anche se amano definirsi ancora così, ma hanno mantenuta la grande dinamicità e capacità di innovazione e sviluppo tecnologico che li ha portati al successo. Continuano a migliorare e a sviluppare la rete con grande attenzione, ovviamente siamo molto orgogliosi di essere stati i primi in Italia a comprendere le loro grandi capacità e potenzialità».

 

Massimiliano Boschi

Quasi tutto quel che di importante e “speciale” accade in Alto Adige viene letto, spiegato e persino giustificato, con quanto avvenuto nel passato. Oggi come venti o trent’anni fa. Una “lettura” che può funzionare finché si discute di proporzionale etnica o di toponomastica, ma che oggi risulta fuorviante. E’ sufficiente camminare per le periferie del capoluogo o visitare Fortezza, Salorno o il Brennero per comprenderlo. Sarà fuori moda, ma per sostenere una tesi occorrono fatti, dati e circostanze. Per questo è nato AltoAdige.doc. Ecco la terza inchiesta, la prima riguardava l’ospedale di Bolzano, la seconda ci ha raccontato come leggere il passato a volte ci porti a capire meglio fenomeni (e loro pesi) attuali. La terza puntata è stato un viaggio… in Calabria, o meglio nell’enclave calabra (ma non solo) formata dai lavoratori del BBT. Operai che fanno un lavoro massacrante, lontani da casa. Perché costruire il futuro, ancor oggi, passa spesso attraverso sudore e sacrifici. La quarta, invece, è stato un viaggio nella toponomastica: probabilmente un falso problema, ecco perché. Ma il tunnel di base del Brennero, e il mondo che ci sta accanto, ha fatto molto parlare di sé. E noi ci siamo tornati per il quinto articolo. Mentre abbiamo cambiato argomento per l’ultimo nostro approfondimento: un’intervista alla procuratrice capo del Tribunale dei Minori di Bolzano. Per capire, o meglio cercare di farlo, le vere radici di fenomeni di violenza giovanile. Nella sesta puntata abbiamo raccontato la storia di K., e delle sue peripezie, per poi virare sul turismo (e la sua venerazione) e sul melting pot culturale di Fortezza, esempio altoatesino di dinamiche – sorpassate e inefficaci – di integrazione linguistica. Siamo passati poi a parlare di turismo e centri storici che diventano «nomadi», per virare – leggermente – poi sul Treno delle Dolomiti e l’importanza della sua realizzazione. 

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