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Nasce Alto Adige DOC, un viaggio oltre gli stereotipi

Pubblicato il 14 Febbraio 2019 in Alto Adige DOC

 

Quasi tutto quel che di importante e “speciale” accade in Alto Adige viene letto, spiegato e persino giustificato, con quanto avvenuto nel passato. Oggi come venti o trent’anni fa. Una “lettura” che può funzionare finché si discute di proporzionale etnica o di toponomastica, ma che oggi risulta fuorviante. E’ sufficiente camminare per le periferie del capoluogo o visitare Fortezza, Salorno o il Brennero per comprenderlo. Sarà fuori moda, ma per sostenere una tesi occorrono fatti, dati e circostanze. Per questo è nato AltoAdige.doc.

“Doc” perché, come un documentario, sarà costituito da elementi colti dalla realtà e perché spera di potersi trasformare in un archivio digitale utile a comprendere meglio l’Alto Adige/Südtirol di oggi e quello che verrà. Per riuscirci starà alla larga da tutti gli altri “Doc” che riempiono le più diffuse narrazioni su questa provincia.  Non abbiamo nessun interesse, per esempio, per la “denominazione di origine controllata” perché si descriveranno fatti e pensieri di esseri umani viventi e contemporanei e non il loro albero genealogico. Per motivi simili, non amiamo particolarmente nemmeno il celeberrimo “Doc” (Emmet Brown) di Ritorno al futuro. Nonostante l’istintiva simpatia, sono ormai troppi i personaggi che provano a cambiare il presente e il futuro tornando al passato. Un pizzico di interesse in più lo nutriamo per il “doc” psichiatrico, quel “Disturbo Ossessivo Compulsivo” che spinge molti uomini nel mondo a controllare ripetutamente se hanno chiuso l’automobile o il rubinetto del gas e gli altoatesini a verificare in quante lingue sono scritti i cartelli per poi discuterne per decenni. Ma è solo un vezzo, se ne parlerà solo di sfuggita.

AltoAdige.doc è innanzitutto un viaggio che utilizzerà ogni tipo di mezzo pubblico per raccontare la provincia più vasta dell’Italia peninsulare. Un territorio fin troppo orgogliosamente “autonomo e speciale”. Dopo alcune riflessioni si è deciso di partire dall’inizio ovvero dal reparto di ostetricia di un ospedale, là dove nascono i bambini che abiteranno l’Alto Adige del futuro. Essendo questa una rubrica in lingua italiana, per dovere di ospitalità, è stato scelto l’ospedale della città in cui vive il maggior numero di appartenenti alla comunità linguistica tedesca: quello di Bolzano. (Nel capoluogo altoatesino risiedono 26.800 abitanti “tedeschi” contro i 20.400 di Merano e i 16mila circa di Bressanone).

Massimiliano Boschi

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