Dipendenti a tempo determinato, stranieri e donne: la crisi Covid ha colpito i più precari

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A seguito della crisi del Coronavirus l’occupazione dipendente nel 2020 era nettamente calata (-3,4% rispetto al 2019). Nel 2021 è iniziato un processo di recupero, la cui dinamica è cresciuta nel corso dei mesi e ha portato il risultato annuale al +1,5%. Ciononostante, rispetto a prima della crisi, mancano ancora più di 4.000 posti di lavoro, il che corrisponde a circa 130 mil. di euro di retribuzioni lorde che non arrivano nelle tasche delle famiglie dei lavoratori dipendenti.

Nel 2021 si è assistito ad un vero e proprio rimbalzo dell’occupazione, il quale, tuttavia, non è bastato a raggiungere i livelli pre-crisi. Rispetto al 2019, infatti, la dinamica risulta essere decisamente negativa nei primi mesi dell’anno per poi invertirsi nella seconda metà dell’anno. Osservando l’economia in generale, nel 2021 sono venuti a mancare, su base annua, poco più di 4.000 posti di lavoro dipendente. Ciò corrisponde ad un calo del -2,0% rispetto al 2019. Tale flessione è ascrivibile esclusivamente al settore dell’alberghiero e della ristorazione, il quale, rispetto al 2019, perde ca. 6.300 posti di lavoro (-20,9%). Se si escludesse questo settore, il numero di lavoratori dipendenti nell’economia altoatesina risulterebbe in crescita (+1,1%).

La crisi ha colpito in particolare i dipendenti a tempo determinato, gli stranieri e le donne

Particolarmente colpiti dalla crisi sono stati in primo luogo i lavoratori a tempo determinato e i lavoratori stagionali e, in secondo luogo, le persone di cittadinanza straniera. Mentre nel 2021 il numero di lavoratori a tempo indeterminato è lievemente cresciuto (+2,6%), quello dei lavoratori a tempo determinato ha subito un forte calo (-13,9%), in tutti i settori economici, con l’eccezione del settore pubblico (+7.0%). Anche in questo caso il crollo più forte è stato registrato nel settore alberghiero (-33,0%). Di fronte ad un numero di lavoratori dipendenti di cittadinanza italiana pressoché costante (-0,8%), quello dei lavoratori stranieri è diminuito del -9,1%. Dopo un forte crollo ad inizio anno, l’occupazione femminile ha registrato un notevole recupero, il quale, tuttavia, rimane solo parziale e comunque inferiore rispetto all’occupazione maschile (-2,2% contro un -1,8%).

Sorprendentemente, chi ha un contratto a tempo pieno è stato maggiormente penalizzato dalla crisi pandemica rispetto a chi ha un contratto a tempo parziale. Il numero di lavoratori full-time, infatti, è calato del -2,4%, mentre il numero dei part-time è calato “solo” del -0,9%.

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