Design eco-sociale, uno sguardo su un nuovo futuro grazie all'approccio “Radical Care”

Vittoria Battaiola
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Lo scorso fine settimana, al coworking BASIS Vinschgau Venosta a Silandro, si è svolta la nona edizione della Conferenza di Design eco-sociale By Design or By Disaster, organizzata dagli studenti del corso di laurea magistrale in Eco-Social Design e dal suo direttore, il prof. Kris Krois. Due giornate intense di seminari, conferenze ed attività comuni dedicate ad un’attenta analisi del nostro sistema socio-economico ed alle sue possibili modifiche per mezzo di un approccio di “Radical Care”.

Come sarebbe una società in cui ad essere massimizzata è la cura dell’Altro piuttosto che il profitto? È stata questa la questione centrale che ha animato le riflessioni e le iniziative di quest’anno. Ai 130 partecipanti è stata lanciata una provocazione, secondo cui l’attuale sistema socio-economico è un treno ad alta velocità alimentato dallo sfruttamento ed il Radical Care l’unico approccio in grado di rallentarlo. La discussione è dunque volta in favore del sostegno reciproco, ed i partecipanti hanno ragionato insieme su come rafforzare la comunità attraverso la tessitura di nuove reti di relazioni e come un maggiore impegno della società potrebbe risolvere molti dei nostri problemi attuali e aprire le porte ad una vita migliore.

“Se la premura verso l’Altro fosse il motore predominante delle nostre azioni, vivremmo in una società migliore – afferma con convinzione il prof. Kris Krois, dell’Università di Bolzano – Ci verrebbero risparmiate la distruzione della natura così come lo sfruttamento e l’esclusione delle persone. Invece, avremmo dibattiti su quali cose dovrebbero essere realmente prodotte e su cosa ognuno di noi vuole veramente fare per sé e gli altri”.

Gli esempi da cui trarre ispirazione per avviare questo cambiamento sono stati portati da sette relatori: tra loro, Chiara Francesca Galimberti, di origine italiana ma residente negli Stati Uniti, che ha raccontato le sue esperienze nei movimenti di giustizia sociale come artista e scrittrice queer con handicap, oppure Obada Hamza, Franziska Wirtensohn e Michael Wittmann di Habibi.Works. Fondata nel 2016 in Grecia come laboratorio interculturale, quest’ultima iniziativa sociale permette ai*lle profughi*e di lavorare insieme alla popolazione locale e ai*le volontari*e internazionali in settori come la lavorazione del legno, del metallo, il riciclaggio e la riparazione, la fabbricazione digitale o la musica.

Tutti questi esempi importanti di “Radical Care” proposti a DOD non rimangono un esercizio accademico: infatti il 7 maggio, in piazza Don Bosco a Bolzano, si terrà la presentazione dei risultati di un progetto congiunto intrapreso da nove studenti della magistrale in Design eco-sociale e dalla cooperativa sociale OfficineVispa, in ambito dello sviluppo dei quartieri, dal titolo “Transforming the City by Care”.“Questo progetto dimostra che promuovere l’attenzione verso l’Altro in un quartiere della città è possibile.” commenta Krois. I risultati saranno presentati a partire dalle ore 15.00. Seguirà un momento conviviale con cibo e musica.

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