Il calcio, la Volkswagen e le valigie. La comunità italiana di Wolsfburg e la “Lupo Martini”

Per arrivare al numero 10 di Hubertusstraße occorre lasciare il centro di Wolfsburg e percorrere gli ampi stradoni che portano verso nord, aggirare o attraversare lo Schlosskpark e seguire le indicazioni per la zona sportiva. Una volta raggiunta, non serve il numero civico per capire che siamo arrivati, bastano le bandiere azzurre e la grande scritta sulla tribuna: “Forza Lupo”.
E’ una fresca giornata di metà agosto e la camminata ci ha messo appetito, fortunatamente il bar è aperto e, per una volta, anche Bratwurst e patate possono andare benissimo.
Non appena varcata la soglia, però, veniamo accolti da un sonoro e corale “buongiorno” in perfetto italiano. In un attimo, lo sguardo vola verso il piccolo menu che propone arancini e granita siciliana con tanto di brioche col tuppo. I Bratwurst e le patate spariscono dall’orizzonte, ci accomodiamo in uno dei tavolini esterni con aria particolarmente soddisfatta.
A fianco siedono due persone in tuta sportiva, fanno evidentemente parte dello staff della squadra di calcio che ci ha spinto fino a qui: la “Lupo Martini”. Si lamentano, in tedesco, delle condizioni del campo, una conversazione che  perde totalmente di interesse non appena arrivano gli arancini o, se preferite, le arancine, con ragù e piselli. Al primo morso, ustionante, ne segue un secondo, prima del terzo si è già chiesto il bis. La granita al limone con la brioche conclude sontuosamente un “aperitivo” totalmente inatteso, non è ancora mezzogiorno, ma la giornata è “svoltata”. I due ragazzi che raggiungono gli spogliatoi con la borsa della Lupo Martini sembrano simpaticissimi, è merito dell’aperitivo, ma anche, e soprattutto, della società calcistica di cui fanno parte.

La Lupo Martini e gli italiani di Wolfsburg

L“Unione Sportiva Italiana Lupo Martini” è nata nel 1981 dalla fusione delle due squadre “italiane” di Wolfsburg, L’”Italienischer Sportclub Lupo”, fondato nel 1962 e la “Unione sportiva Martini”, fondata nel 1970. La presenza di ben due squadre formate da emigrati italiani non stupirà chi conosce la storia della città, per gli altri, un breve riepilogo.
La città venne fondata nel 1938 come “Stadt des KdF-Wagens”, “Città delle automobili KdF” creata per ospitare gli operai della Volkswagen inaugurata un anno prima. Per costruirla arrivarono migliaia di lavoratori italiani grazie a un accordo stipulato tra Hitler e Mussolini. Dal 10 al 12 settembre 1938 raggiunsero l’area circa 2400 lavoratori edili italiani, altri seguirono nella primavera del 1939. Qualche mese dopo, Hitler decise di invadere anche la Polonia facendo scoppiare  la seconda guerra mondiale. La fabbrica venne convertita alla produzione di materiale bellico e nel 1943 gli operai italiani ancora ospitati dalla fabbrica vennero raggiunti dai connazionali prigionieri di guerra.

Negli anni Sessanta, a quindici anni dalla fine della guerra, la Germania si ritrovò nella condizioni di dover assumere mano d’opera straniera per le sue industrie. Per questo, venne siglato un ’“Accordo sul reclutamento e il collocamento dei lavoratori italiani nella Repubblica Federale di Germania”, nel gennaio del 1962, un primo treno con un centinaio di operai italiani raggiunse Wolfsburg. Negli undici mesi successivi ne arrivarono altri quattromila, in gran parte vennero ospitati nei prefabbricati installati in un’area denominata “Berliner Brücke”.
Il lavoro in fabbrica e la lontananza dalle famiglie rendeva molto pesante la quotidianità delle  migliaia di “Gastarbeiter” italiani, anche dare quattro calci a un pallone poteva risultare di grande aiuto. E’ in questo contesto che nacque la ”Lupo”, che presto non riuscì a soddisfare tutte le richieste e nacque anche la “Martini”. In quegli anni, la popolazione italiana superò i cinquantamila residenti, circa la metà del totale, Wolfsburg era praticamente una città bilingue. I primi italiani erano arrivati in massa negli anni Trenta, gli altri nel secondo dopoguerra. Ad accomunarla a Bolzano non erano solo le dimensioni.
La crisi petrolifera del 1973, però, rallentò drasticamente l’afflusso di operai stranieri alla Volkswagen, alcuni preferirono rientrare a casa e due squadre di calcio “italiane” finirono per essere troppe. Così si arrivò alla fusione.

Oggi, l’”Usi Lupo Martini” è la seconda squadra della città dopo il “Vfl Wolfsburg” che milita nella Bundesliga. Da settembre 2023, la Lupo è presieduta da Luciano Mileo. Di origini lucane, ha svolto praticamente tutti i ruoli all’interno del club: calciatore, allenatore, tesoriere e direttore sportivo. “Io faccio parte della seconda generazione della Lupo – premette – . Rispetto agli anni Settanta, i tempi sono molto cambiati e la Lupo è molto più internazionale. Nella prima squadra militano cinque o sei giocatori italiani, idem nella seconda, ma le origini non ce le siamo dimenticate”.
Non poteva essere diversamente, la Volkswagen non assume più come un tempo e l’arrivo degli italiani si è molto ridotto. Per Mileo, questo non ha intaccato i solidi legami tra gli italiani di Wolfsburg: “E’ una comunità ancora molto forte, c’è il Vespa Club e ci sono i club di sardi, abruzzesi, siciliani etc. Le tradizioni italiane si tramandano di generazione e generazione e la comunità si è molto integrata. Trent’anni fa, quando sono entrato nella Lupo Martini, non era così”.

Ora, girando per la città, la presenza italiana non la si vede molto, ma la si sente. Ovviamente ci sono numerosi ristoranti italiani, ma lì, come in molte altri luoghi d’Europa, il tricolore serve ad attirare clienti più che a garantire una provenienza. Le informazioni sul trasporto pubblico di Wolfsburg, per esempio sono in tedesco, francese, inglese, arabo, albanese, russo e ucraino, non in italiano. Segno che gli italiani sono ormai considerati pienamente integrati. Percorrendo le strade del centro, però, si sente spesso parlare in italiano. Molti di loro non sembrano provare eccessiva nostalgia dell’Italia, non mancano nostalgia e lamentele, ma in gran parte sembrano ancora soddisfatti della scelta.
(Per avere un quadro completo, seppure un po’ datato, della comunità italiana di Wolfsburg si consiglia di ascoltare l’ottimo podcast realizzato da Radio Rai).
Il merito va, a quanto pare, alle politiche, non solo salariali, della Volkswagen.  “E’ un’azienda molto attenta al sociale, per me resta la numero uno – conclude Mileo – . Per esempio, ha un rapporto speciale con la Lupo Martini, la sostiene economicamente e ai principali eventi della comunità italiana è sempre presente un delegato dell’azienda. Poi, detto chiaramente, anche oggi, quando si parla di Wolfsburg si parla di Volkswagen”.
Per trovare conferma alle parole di Mileo, basta farsi un giretto all’interno dell’”Autostadt” di Wolfsburg. E’ un parco a tema che la Volkswagen ha dedicato all’automobile ed è il principale luogo di attrazione della popolazione del circondario. L’obiettivo appare evidente, provare a incarnare lo spirito “sociale” dell’azienda, tra laghetti, pedalò, sdrai, tappeti elastici, mostre, ristoranti e centinaia di modelli di automobili di ogni epoca.

La visita risulta gradevole anche per chi, come me, non ha mai posseduto un’auto. Anche il Kunstmuseum, il museo d’arte di Wolfsburg, che sorge a due passai dalla bella biblioteca disegnata da Alvar Aalto è finanziato dalla fondazione Volkswagen che è partner anche dello splendido Phaeno, il museo cittadino della scienza disegnato da Zaha Hadid. Per curiosità controllo se trovo il marchio VW anche sui cestini delle fragole del caratteristico chiosco collocato all’ingresso del centro.
E’ ora di prendere il treno per il ritorno, la stazione è pochi passi dal Phaeno e la raggiungo anche se sono tentato dal fare dietro front e tornare a mangiarmi un’altra granita nel bar della “Lupo”. Nel piazzale finisco per “scontrarmi” con la piccola statua di un uomo e delle sue due valigie. Si intitola “L’emigrante” ed è stata realizzata da Quinto Provenziani nel 2004. A pochi metri di distanza, un gruppo di tifosi con tanto di sciarpe si sta facendo un selfie a fianco di un’altra statua, quella che raffigura il verdissimo lupo simbolo del Vfl Wolfsburg.
Sembrano felici, è evidente che non sanno di tifare per la squadra sbagliata.

Massimiliano Boschi

 

 

Foto di apertura da sito Comune Wolfsburg (Wolfsburg.de)

Tutte le altre foto: ©Venti3

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