Turista sarà lei! Un'anomala nota metodologica
Prima di passare alle “verifiche” sul campo e all’analisi dei dati, questo speciale necessita di una premessa, di una sorta di nota metodologica seppur anomala.
Chi scrive risiede in centro a Bolzano, una zona che fino a qualche giorno fa era intasata di turisti, di persone che avevano raggiunto il capoluogo altoatesino per un mercatino di Natale, non certo da necessità improrogabili. La strada su cui si affaccia la mia abitazione è una classica via “gentrificata”: sempre più appartamenti per turisti, oltre venti, sempre più attività commerciali per turisti e sempre meno per i residenti, con conseguenti ricadute su costi e quotidianità.
Ma la mia “allergia” risale molto più indietro, in archivio conservo una frase di MacLuhan che esemplifica(va?) al meglio il mio pensiero: “I turisti non lasciano mai i sentieri battuti della loro ottusità e non arrivano mai in un luogo nuovo, possono avere Shanghai Berlino o Venezia in un itinerario impacchettato che non hanno mai bisogno di aprire. (…) Così il mondo diventa una specie di museo di oggetti che abbiamo già incontrato in un altro medium, il turista si limita a verificare le proprie reazioni di fronte a cose che gli sono da tempo familiari e scattare a sua volta delle foto”. (Scritto nel 1964!)
Non amo particolarmente i turisti anche quando viaggio, anche quando sono uno di loro e non mi sono mai trovato male a procedere in senso contrario rispetto a chi va alla ricerca del classico “sightseeing”. In sintesi, non provo nessuna simpatia per i turisti, ma chiarito questo, non posso negare che non potrei concepire la mia vita senza viaggiare: “chi non si muove non può rendersi conto delle proprie catene” ha scritto qualcuno con cui sono molto d’accordo.
Resta il fatto che quando viaggio dormo in appartamenti o in alberghi e i residenti dei luoghi che visito mi vedono e trattano da turista, e non potrebbe essere diversamente. Vale per il sottoscritto come per tutti coloro che visitano città o località “turistiche”, perché, in estrema sintesi, i turisti siamo noi quando siamo lontani da casa.
Chiarisco questo aspetto perché sempre più spesso vengono rilanciati attacchi verso i turisti con toni che ricordano quelli utilizzati verso i migranti (ricordo che al di là delle differenze economiche, entrambi non hanno diritto di voto nei luoghi in cui sono ospitati). Solo a titolo di esempio, alcune settimane fa molti miei contatti social hanno riproposto questo post di un attore e drammaturgo italiano: “I residenti, si trovano in mezzo a frotte di turisti locuste che consumano, pretendono, sviliscono, contribuiscono all’impazzimento dei prezzi (con gli stipendi, quando ci sono, bloccati da decenni)”.
Ma è davvero così? Sono i turisti a causare l’aumento dei prezzi? Non chi li vede come “pecore da tosare” e decide di sfrattare i residenti preferendo affitti brevi a prezzi sempre più alti? E gli amministratori pubblici che dimostrano quotidianamente di preferire la tutela degli interessi di immobiliaristi e albergatori piuttosto che migliorare la quotidianità di tutti i cittadini residenti non hanno responsabilità?
Un brano de “L’anello mancante” di Antonio Manzini può aiutare a valutare meglio il contesto : “Non gli era mai piaciuto fare il turista. Si sentiva una specie di cucciolo di facocero in mezzo ai leoni pronti a sbranarlo. Gli occhi affamati di ristoratori, albergatori, bigliettai di musei, stadi, teatri e concerti. Tutti lì, pronti ad azzannare il portafoglio e le carte di credito dei turisti, a spennarli per rimandarli a casa intontiti e bisognosi di riposo”.
Ecco, ora posso arrivare al punto: sarebbe facilissimo scrivere contro i turisti e il turismo o evidenziare dati che dimostrano come la soglia di sopportazione sia stata ampiamente superata. Sarebbe sufficiente seguire il trend che va per la maggiore: isolare singoli “frame” dal contesto per sostenere una tesi e polarizzare i commenti, ma non è così che dovrebbe funzionare. I dati non vanno isolati, ma rapportati ad altri tempi e altri luoghi (cfr qui) banalmente perché lo scopo è quello di comprendere quanto succede intorno a noi. Senza dimenticare che si perderebbe il divertimento, la bellezza dello scoprire cose nuove, inattese, proprio come quando si viaggia.
In conclusione, intende aiutare a farsi un’idea sull’argomento, non certo a propinarne una già decisa in partenza.
Massimiliano Boschi
Immagine di apertura: foto Venti3
