Giovani e volontariato: aiutare la comunità e crescere con il servizio civile provinciale

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Mai come in questo periodo di pandemia abbiamo potuto vedere con i nostri stessi occhi quanto fondamentale sia la fitta rete di volontariato che opera su tutto il territorio nazionale per il bene della cittadinanza. In questo contesto l’Alto Adige non fa eccezione attestandosi in cima alle classifiche nazionali per l’impegno dei cittadini nelle associazioni di volontariato e per la fitta presenza di quest’ultime sul territorio. In provincia di Bolzano, infatti, ogni anno giovani e meno giovani si mettono in gioco dedicando parte del loro tempo libero alla comunità locale, alcuni decidono di farlo intraprendendo un vero e proprio percorso formativo: il servizio civile provinciale. Questo tipo di esperienza si differenzia da una “normale” attività di volontariato in quanto presuppone un impegno a tempo pieno da 8 a 12 mesi da parte dell’interessato. Non mancano però le agevolazioni: durante questo periodo i partecipanti sono assicurati contro terzi e per gli infortuni, oltre a ricevere un rimborso mensile di 450 euro e poter utilizzare gratuitamente tutti i mezzi di trasporto pubblico sul territorio provinciale.

A Bolzano e provincia le varie organizzazioni accreditate per il servizio civile di certo non mancano. La Caritas della Diocesi di Bolzano-Bressanone è una delle più gettonate, difatti, solo l’anno scorso 14 giovani hanno cominciato il loro percorso nei vari servizi gestiti dall’ente no-profit. “Le possibilità di fare servizio civile sono molteplici. Dal lavoro in una struttura per persone senza dimora, collaborando nel Centro studi o con il servizio Hospice della Caritas, ma anche con il Centro di ascolto o presso Odós. Questi sono solo alcuni dei servizi per i quali si può fare domanda” spiega Stefanie Arend responsabile per il servizio civile in youngCaritas.

Per capire più da vicino il punto di vista di una giovane impegnata nel sociale abbiamo intervistato Francesca Parisi, bolzanina che sta svolgendo il proprio servizio civile provinciale presso il Centro di Ascolto Caritas a Bolzano.

Francesca, tu sei laureata in servizi sociali e hai già potuto collezionare diverse esperienze professionali nel terzo settore, come mai hai scelto di intraprendere il servizio civile invece di proseguire con la tua carriera?

Diciamo che una volta conclusi gli studi universitari avevo ancora un po’ le idee confuse su quale percorso professionale intraprendere e sentivo il bisogno di fare un’ulteriore esperienza formativa. Perciò ho pensato che il servizio civile potesse essere la soluzione migliore per darmi la possibilità di ragionare e prendere una scelta più consapevole sulla strada da prendere in futuro.

Cosa ti ha spinto a scegliere Caritas e in particolare il Centro di Ascolto per svolgere il tuo periodo di servizio civile? Conoscevi già il servizio?

Il Centro di Ascolto in particolare non lo conoscevo. Conoscevo però Caritas essendo questa molto presente sul territorio altoatesino e di Bolzano. Ho sempre condiviso gli ideali su cui si fonda Caritas e ho sempre avuto la curiosità di vedere come fosse lavorare per questa organizzazione. Sono venuta a conoscenza del Centro di Ascolto leggendo dei vari progetti offerti ai candidati per il servizio civile sul sito web della Provincia e di Caritas. Inizialmente la mia scelta era indirizzata sul Centro studi e il Centro di Ascolto, successivamente al primo colloquio sono giunta alla conclusione che il secondo fosse il servizio migliore per venire incontro al mio desiderio di lavorare in contatto con le persone e sperimentarmi in tal senso.

Quali mansioni ti sono state affidate in questi mesi e quale è stato il tuo ruolo all’interno del Centro di Ascolto?

Il mio compito è quello di contribuire alla gestione dell’orario di apertura al pubblico, abbiamo tre giorni in cui siamo aperti per questo servizio in cui le persone possono presentarsi senza appuntamento. Noi accogliamo gli utenti, ascoltiamo i loro bisogni e agiamo di conseguenza. Quello che facciamo va dall’erogare le tessere per accedere alla mensa sociale fino a trattare problematiche più complesse in cui devo raccogliere tutte le informazioni del caso per poi discuterne con i miei colleghi e trovare una soluzione. Poi gestisco anche i progetti di ricerca lavoro per le persone che il Centro di Ascolto aiuta economicamente, in questo caso il mio compito è quello di aiutare gli utenti nel processo di ricerca di un’occupazione al fine di renderli economicamente indipendenti. Faccio anche cose più semplici come rispondere al telefono e catalogare i documenti.

 

Caritas

Francesca Parisi sta svolgendo il suo servizio civile provinciale presso Caritas.

Cosa ti ha colpito di più durante questo periodo presso il Centro di Ascolto di Bolzano?

Sono rimasta colpita dalla quantità di persone che si trovano in uno stato di difficoltà e di bisogno, soprattutto dalla quantità di persone che a Bolzano dormono per strada. Che ci siano persone senza casa che dormono per strada si sa, ma non pensavo fossero così tante. Poi anche dalla mole di persone che non possono nemmeno permettersi di pagarsi un pasto oppure anche quelle che non riescono a pagare le bollette e l’affitto, soprattutto ora dopo il COVID. Questo mi ha anche permesso di rivalutare la mia situazione, nel senso che a volte ci si sente un po’ sfortunati nella vita, ma sapere che ci sono persone che si trovano in situazioni oggettivamente peggiori delle mie mi ha fatto consapevolizzare che sono più fortunata di quello che magari a volte penso di essere.

Quindi non è solo un’esperienza formativa, ma anche utile per una presa di coscienza dello stato sociale del territorio?

Sì, sicuramente. Si ha la possibilità di conoscere meglio il territorio e i suoi bisogni, sui quali a volte bisognerebbe agire con più decisione. Anche da un punto di vista professionale, il lavoro di rete con i vari servizi ti dà la possibilità di conoscere in modo completo la realtà del terzo settore locale. Essendo poi che riceviamo richieste molto varie non è raro entrare in contatto con altre realtà di aiuto e venire a conoscenze dei vari strumenti di assistenza a disposizione.

Cosa ha avuto di diverso questa esperienza di servizio civile rispetto alle tue precedenti esperienze professionali?

Rispetto ai due tirocini che ho fatto durante il mio percorso universitario, la differenza principale e fondamentale è stata il fatto che qui mi è stata data la possibilità di partecipare in modo attivo. I miei tirocini sono stati principalmente osservativi, il che è stato sicuramente molto utile ed educativo, ma d’altra parte è stato anche molto limitante in quanto avrei preferito avere l’opportunità di partecipare attivamente al lavoro. Qui invece ho avuto la possibilità di sperimentare e mettermi in gioco, cosa che mi ha permesso anche di conoscermi meglio. Questa direi che è stata decisamente la differenza principale.

Foto copertina: Caritas 2019

Axel Baruscotti

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