Rifugio Gino Biasi al Bicchiere, inaugurato il rifugio più "alto" dell'Alto Adige

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Il Rifugio Gino Biasi al Bicchiere (o Becherhaus) torna al suo splendore dopo i lavori di ristrutturazione. L’edificio svetta a quota 3.195 metri al centro dell’area di ghiacciai più estesa dell’Alto Adige circondato da vette oltre i 3.000 metri come il Pan di Zucchero e la Cima Libera. “I nostri rifugi sono un fiore all’occhiello, rappresentano il riferimento e lo sviluppo delle nostre montagne. Questo vale soprattutto per il Becherhaus, il rifugio più alto dell’Alto Adige”, spiega il Presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher, che per l’occasione ha raggiunto a piedi il rifugio insieme alla sua vice e assessora Waltraud Deeg. Grazie allo sviluppo del turismo di montagna, la Becherhaus ha guadagnato fama internazionale, tanto che media del calibro del New York Times e del Frankfurter Allgemeine Zeitung si sono interessati al rifugio.

Il rifugio Gino Biasi al Bicchiere

Il nome del rifugio ricorda il capitano degli Alpini Gino Biasi, caduto in Russia nel 1942, e la cima Bicchiere. Raggiungibile dalla val Ridanna e dalla val Passiria, il rifugio è punto di riferimento per gli escursionisti esperti che vi trovano accoglienza, ma funge anche da vedetta sui cambiamenti climatici. Dal 2011 il rifugio Gino Biasi al Bicchiere è un bene gestito dalla Provincia, in seguito al trasferimento della proprietà di 25 rifugi alpini alla Provincia di Bolzano da parte dello Stato. Sono attualmente ancora in corso i lavori agli ultimi dettagli. E’ stato sistemato in questi ultimi due anni tramite la Ripartizione patrimonio, che fa capo all’assessore provinciale Bessone, con un investimento di circa 1,4 milioni di euro. Situato sulla vetta del Bicchiere, un’altura sulla cresta meridionale della Cima Libera a quota 3195 metri, il rifugio Gino Biasi al Bicchiere domina il ghiacciaio di Malavalle nel Comune di Racines, nella parte altoatesina delle Alpi dello Stubai. Il rifugio venne costruito nel 1894 dai club alpini tedesco (sezione di Hannover) ed austriaco. Dopo la Grande Guerra fu assegnato alla sezione di Torino del Club Alpino Italiano CAI e in seguito ricostruito, ampliato e gestito dalla Sezione CAI di Verona.

I lavori di sistemazione

I lavori di sistemazione del rifugio hanno interessato l’involucro esterno, ora composto da facciate ricoperte in scandole di larice. Sono stati rinnovati anche la copertura e gli infissi, nonché gli impianti tecnologici necessari e le opere connesse all’adeguamento alla normativa antincendio. All’interno dell’edificio, invece, sono state ampliate la “Stube” sul lato Est e la terrazza. Gli adeguamenti interessano l’intera alimentazione elettrica comprensiva dell’illuminazione LED, l’impianto fotovoltaico incluso il sistema di accumulo batterie, l’impianto termoidraulico, l’antincendio, l’impianto per l’approvvigionamento e trattamento dell’acqua del ghiacciaio. Inoltre, è stato pure installato un impianto per lo smaltimento delle acque reflue.

Durante i lavori di sistemazione è stata prestata la massima attenzione al rispetto dell’ambiente e alla sostenibilità: “In questa regione di alta montagna particolarmente sensibile dal punto di vista ecologico, la sostenibilità e l’armonia con la natura sono aspetti importanti per noi”, sottolinea Kompatscher. L’esecuzione degli interventi è stata assegnata interamente ad imprese locali. “Abbiamo investito 1,4 milioni di euro al fine di migliorare questo rifugio, che fa parte del nostro patrimonio pubblico. Un cantiere in alta montagna è un lavoro difficile e tecnicamente impegnativo, che può essere svolto soltanto in un periodo di tempo limitato. Nonostante ciò, tutte le aziende locali che hanno lavorato e che attualmente lavorano al Becherhaus hanno affrontato tutte le sfide nel miglior modo possibile”, spiega l’assessore provinciale Bessone.

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