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Quattro milioni di euro l’anno: nasce il fondo ricerca

Pubblicato il 28 Febbraio 2018 in Imprese, Opportunità

 

Un nuovo Fondo per la ricerca dotato di 4 milioni annui; l’ampliamento della cooperazione con i territori confinanti e la partecipazione a “call” dei paesi vicini; rafforzamento della presenza a Bruxelles. Queste le coordinate della cosiddetta offensiva nel campo della ricerca, illustrate dal presidente Arno Kompatscher, assieme al direttore di dipartimento Ulrich Stofner, e al direttore della ripartizione ricerca e innovazione, Vito Zingerle, con la partecipazione di Roland Psenner (Eurac), del rettore di Unibz, Paolo Lugli e di Angelo Zanella (Centro Laimburg).

«Le istituzioni che si occupano di ricerca in Alto Alto Adige negli ultimi anni hanno ottenuto ottimi risultati, anche grazie al sostegno finanziario da parte della Provincia», ha detto Kompatscher, riferendosi al lavoro svolto da Unibz, Eurac, Centro Laimburg, Fraunhofer Italia, Istituto per le tecnologie innovative e Eco Research, che sono attivi al Noi Techpark. Il presidente ha definito non sufficiente la quota di Pil dello 0,75% investita in ricerca nel 2015. Nello stesso anno la quota registrata in Trentino e in Tirolo era rispettivamente dell’1,9 e del 3,1. «L’Alto Adige vuole, deve e può recuperare posizioni nell’ambito della ricerca», ha detto Kompatscher.  Non incidono nel calcolo gli investimenti per la realizzazione di infrastrutture ed edifici, come nel caso del Noi Techpark. «Ma questi investimenti – ha detto Kompatscher – contribuiscono a rendere possibile che i progetti di ricerca trovino il contesto giusto per fare ricerca». Il presidente ha spiegato di ritenere strategici gli investimenti nella ricerca di base «che, anche nei Paesi più avanzati, alimenta la stessa cultura dell’innovazione». Concludendo la propria introduzione, il Landeshauptmann ha chiarito che «tutto questo lo facciamo perché crediamo che l’Alto Adige abbia già fatto molta strada e che ora ci siano tutte le premesse perché possa giocare un ruolo di prim’ordine, di concerto con i centri di ricerca regionali. E per farlo abbiamo bisogno di una strategia chiara e dello sforzo congiunto di tutti gli attori verso un unico scopo: sviluppare l’Alto Adige come centro nevralgico della ricerca scientifica».

Il programma di interventi è stato approntato dopo una serie di studi e analisi su come funziona il sistema di sostegno alla ricerca nei Paesi europei più avanzati. Il piano ha avuto il via libera dal Consiglio della ricerca nell’autunno del 2017 e dalla Giunta in dicembre.

«Oltre alla ricerca applicata svolta dalle aziende – ha sottolineato Stofner – per noi è importante lo sviluppo di una ricerca scientifica all’avanguardia nelle competenze chiave dell’Alto Adige». L’offensiva, come detto, prevede l’istituzione di un fondo, l’espansione della cooperazione con i territori confinanti e un maggiore coinvolgimento degli enti sudtirolesi negli obiettivi di ricerca. «Visto che l’Italia non fornisce finanziamenti per i progetti di ricerca scientifica, ma finanzia solo gli istituti, deve intervenire la Provincia», ha spiegato Stofner. Essendo, però, l’Alto Adige un territorio piccolo, è indispensabile la collaborazione con i territori vicini e il restringere il focus di ricerca a poche tematiche.

Le misure

Il pacchetto di misure prevede la creazione di un Fondo per la ricerca con una dotazione annuale di 4 milioni di euro. «Un incremento considerevole, considerando che negli ultimi tre anni sono stati spesi 5,2 milioni», è stato fatto notare. Il fondo sarà suddiviso i quattro ambiti: Alto Adige Research, Euregio Plus, Joint Resarch e Seal of excellence. Alto Adige Research sosterrà progetti di ricerca scientifica secondo i parametri standard internazionali.  Gli esiti dei bandi, uno o due all’anno, saranno valutati con l’aiuto di una agenzia esterna. La prossima call è previsto nel settembre 2018. Con Euregio plus verranno sostenuti progetti di ricerca dell’Euregio Alto Adige-Trentino-Tirolo, in particolare quelli che porteranno ad una collaborazione con gli atenei di Innsbruck e Trento. Joint Research Project prevede che nei prossimi mesi vengano raggiunte delle intese con istituti di ricerca stranieri. «Diverse sono già in fase avanzata e devono essere solo formalizzate», ha specificato Kompatscher. I ricercatori altoatesini potranno dare il loro contributo e i Fondo della ricerca provinciale metterà i finanziamenti per la quota altoatesina del progetto. Per Seal of excellence, il sigillo di eccellenza, si intendono quei progetti di ricerca, che hanno fatto richiesta di finanziamento nell’ambito del progetto Ue Horizon 2020, e, pur avendo ottenuto punteggi alti, come nel caso dell’Eurac, non hanno ricevuto i fondi europei. Questi progetti, già valutati, possono essere quindi finanziati con il Fondo per la ricerca.

La Ripartizione 34

Uno dei punti fondamentali della nuova offensiva è la riorganizzazione e il rafforzamento della ripartizione 34, Innovazione, ricerca e università, in particolare con la creazione dell’ufficio Ricerca scientifica. Il nuovo capo della ripartizione Vito Zingerle, ha spiegato nel dettaglio come sono suddivisi gli uffici e ha annunciato la consegna del Premio della ricerca il prossimo 15 marzo.

In conclusione hanno preso la parola gli esponenti delle tre più importanti istituzioni altoatesine votate alla ricerca. Il rettore di UniBz, Paolo Lugli, sottolineando la molteplicità di progetti già avviati o in procinto di partire, ha confermato l’intenzione di intensificare la collaborazione con Eurac e Laimburg. Angelo Zanella, del centro Laimburg, ha espresso grande soddisfazione per il Joint Research Project «perché ci permetterà di avviare ufficialmente collaborazioni importanti che fino ad ora non potevamo fare». Roland Psenner (Eurac) ha, infine, aggiunto che «l’Alto Adige dovrà diventare un centro di ricerca, perché senza ricerca non c’è futuro».

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