Olimpiadi 2026, ecco perché un rinvio della scelta sarebbe un buon segnale
L’aria che tira? Porta il profumo del rinvio. Perché per Cortina e le Dolomiti il fatto che il Coni non decida oggi, 10 luglio, su quale città candidare per le olimpiadi del 2026 fra Cortina (con Trentino e Alto Adige), Milano e Torino potrebbe essere un buon segnale. Le chance infatti sembrano poche, per ragioni meramente politiche. Torino ha un sindaco del Movimento 5 Stelle, che infatti spinge compatto. Milano ha un sindaco di sinistra ma in una regione completamente leghista, oltre al sostegno dello svizzero Gian-Franco Kasper, presidente della Federazione Internazionale dello Sci. Svizzero, e «vicino a Milano». Tanto vicino che le malelingue non vedono casualmente il ritiro della candidata svizzera, Sion. Anzi: pare sia proprio un via libera verso il capoluogo lombardo.
A livello politico, nonostante l’impegno di Zaia, governatore Veneto e big della Lega, rischia di rimanere schiacciata fra le altre due candidature. Ecco perché si punta al rinvio e alla scelta dei tecnici: lasciate fuori le beghe politiche, i tecnici potrebbero ribaltare un verdetto che pare già scritto. Intanto gli imprenditori e le categorie economiche (più o meno tutte) di Veneto, Trentino e Alto Adige hanno scritto al Coni per sostenere compatti la candidatura dolomitica. Una proposta della quale già si conoscono i particolari (ecco il dossier). Zaia spinge sulla…natura.«Le Olimpiadi invernali si fanno dove c’e la neve, non dove la si deve sparare o portare con i camion. Qualcuno pensava stessimo facendo una bischerata ma noi abbiamo dimostrato di voler fare sul serio e ora siamo qui. Cortina e le Dolomiti col riconoscimento dell’Unesco, con Trento e Bolzano, rappresentano il più importante hub d’Europa per gli sport invernali. Senza contare per la prima volta dal 1994 sette discipline olimpiche si terrebbero nella città candidata». Ai tecnici, forse, l’ardua sentenza.