Negozi chiusi, la serrata natalizia annunciata da Kompatscher fa infuriare i commercianti

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Non piace la sonderweg altoatesina annunciata da Arno Kompatscher dopo il varo del decreto Natale. Il landeshauptmann venerdì sera ha annunciato due correzioni alla linea nazionale (un misto di giorni rossi e arancioni) che verranno finalizzati con un provvedimento di giunta lunedì. «In Alto Adige – ha spiegato il presidente della Provincia – ci si potrà muovere liberamente all’interno del territorio provinciale, senza restrizioni, ma i negozi rimarranno chiusi dal 24 dicembre al 6 gennaio». Nessun giorno “arancione”, quindi: mentre in Italia i negozi (non bar e ristoranti) potranno aprire nei giorni feriali tra le festività di Natale, Capodanno ed Epifania, in Alto Adige non verrà. Più facile da capire per i cittadini, sicuro, ma non per i commercianti. Unione Commercio, ma anche Confesercenti, premono ora per un ripensamento. Durissimi i primi: «Per avere un argomento a sostegno di una più ampia libertà di spostamento tra i Comuni, sono stati sacrificati il commercio e la gastronomia. Come se l’una avesse a che fare con l’altro! Lo scopo dell’autonomia altoatesina è quello di punire nuovamente il commercio con regole più severe rispetto al resto d’Italia?. Per il commercio al dettaglio e la gastronomia non possiamo assolutamente accettare una chiusura di 14 giorni, dal 24 dicembre al 6 gennaio», critica il presidente dell’Unione Philipp Moser.

Moser: negozi chiusi, non lo accetteremo

«Non si tratta di richiedere delle misure compensative anche per il commercio, così da sostenerlo. Il commercio deve poter continuare a lavorare», chiede il presidente dell’Unione. «In particolare il commercio stazionario lotta da mesi con grandi difficoltà, ed è una delle principali vittime di questa crisi. Non accetteremo tanto facilmente questa chiusura forzata», conclude Philipp Moser.

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