L'impresa di Matteo: da Bolzano a Roma a piedi per combattere i linfomi pediatrici

Alexander Ginestous
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Un’avventura durata 18 giorni, partita da Bolzano e terminata a Roma, all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, per raccogliere fondi da destinare alla lotta ai linfomi. È l’impresa compiuta da Matteo Luddeni, il giovane militare dell’Esercito Italiano in servizio al 4° Altair di Bolzano, che ha deciso di intraprendere un cammino a piedi dal capoluogo della Provincia fino alla capitale. Appena 25 anni e un grande desiderio: aiutare i bambini malati di tumore a vincere la battaglia contro la malattia. È stato proprio un linfoma a portare via un suo caro amico e un bimbo suo vicino di casa, che ne è affetto, affronta con coraggio la chemioterapia al Bambino Gesù. Quasi 10.000 gli euro raccolti attraverso una campagna su Gofundme e destinati alla ll’attività di ricerca e cura dei linfomi dell’Ospedale Pediatrico della Santa Sede.

 

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Un’avventura documentata giorno dopo giorno sui suoi canali social, diventata immediatamente virale, spingendo così molte persone a contribuire alla sua iniziativa e ad aprirli le porte di casa, ospitandolo durante le sue tappe in giro per l’Italia e motivandolo a non fermarsi. “L’affetto ed il calore che mi hanno dimostrato le persone lungo il mio percorso mi ha colpito molto. Anche se ero un estraneo, una volta raccontata la mia storia, sono stato trattato come fossi uno di famiglia, una cosa rara al giorno d’oggi”, racconta emozionato. Un cammino che lo ha visto affrontare qualsiasi condizione atmosferica, qualche giorno di digiuno, poco riposo e molta improvvisazione: “Per dormire mi guardavo intorno e sceglievo il posto che mi permetteva di stare al riparo dai pericoli, quasi sempre in tenda. Nonostante ciò, non sono mancate visite inaspettate, come quella di una famiglia di cinghiali che mi ha dato il buongiorno durante una delle tappe toscane”.

E poi l’arrivo a Roma, alla sede dell’Ospedale al Gianicolo, con un piede dolorante a causa di una infiammazione al tallone procuratasi a causa degli sforzi prolungati e le lacrime impossibili da trattenere. Un pianto liberatorio alla consegna di un cartellone composto da disegni e dediche dei bambini ricoverati. “Non ci sono molte parole per descrivere come mi sia sentito in quel momento. La soddisfazione per aver completato una sfida cosi impegnativa e l’emozione di vedere i miei cari, oltre all’affetto ricevuto al mio arrivo sono sensazioni che non potrò dimenticare”.

Alexander Ginestous

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