Gli incendi visti da vicino (e da lontano)

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I bolzanini con il naso all’insù mentre osservano l’elicottero dei vigili del fuoco che prende a gavettonate il bosco è, probabilmente, l’immagine simbolo di questa caldissimo luglio 2022. Simbolo che, come capita spesso, rischia di essere fuorviante.
Perché gli incendi attorno a Bolzano non sono stati domati solo grazie a quelle secchiate dal cielo, ma soprattutto grazie a decine di vigili del fuoco impegnati a controllare fiamme e fumo imbracciando le tradizionali manichette.
Uomini che hanno affrontato l’incendio indossando l’abbigliamento di ordinanza, non particolarmente fresco, con 40 gradi all’ombra e il fuoco davanti. Christian Auer, ispettore capo agli incendi del corpo permanente dei vigili del fuoco di Bolzano non nasconde le difficoltà incontrate: “E’ stata una fatica enorme. Intervenire con certe temperature con l’abbigliamento di protezione ci ha fatto oltrepassare ogni limite. Io sono allenato, partecipo a ultramaratone e sky running, ma è stato davvero spossante”.

Non è, però, solo una questione di resistenza personale: “Per l’occasione abbiamo operato su 3 ettari di bosco e tutti i vigili del fuoco dovevano essere adeguatamente riforniti di acqua da bere. In quella situazione non era semplice e, purtroppo, c’è chi ha dovuto dissetarsi con l’acqua delle manichette”.
A questo si aggiunga la crisi idrica. Fortunatamente, in Alto Adige non si sono verificati i drammatici cali di pressione dell’acqua che ha complicato il lavoro di altri interventi in giro per l’Europa, ma, per esempio, il serbatoio di San Giorgio è stato completamente svuotato.


Quanto descritto finora è, però, solo una parte del problema perché, come spiega Auer: “Le alte temperature dei giorni scorsi non si sono limitate a rendere il bosco più infiammabile. Gli automezzi non funzionano allo stesso modo a venti gradi come a quaranta. Noi li abbiamo utilizzati a lungo, da fermi e con le pompe attaccate e il surriscaldamento era inevitabile Per fortuna non abbiamo avuto guasti, ma ci sono rischi che non possiamo correre. Provate a immaginarvi cosa può succedere a un vigile del fuoco che mentre affronta le fiamme si ritrova la manichetta senza acqua…”
Vanno quindi calcolati minuziosamente i rischi e vanno previste alternative e piani B e C.
Nel corso degli interventi attorno a Bolzano si è poi presentato anche un altro problema: “Un incendio nei boschi ha, ovviamente, caratteristiche diverse da uno in città. Non è solo questione di affrontare il terreno impervio, ma, per esempio di proteggersi dalla continua caduta massi dovuta alle temperature. Le pietre si scaldano e cadono verso il basso rischiando di colpirci. Anzi, a dire il vero è capitato, per fortuna senza gravi conseguenze”.

Dal fuoco all’acqua.

L’intervento vicino alle città, ha, fortunatamente, anche dei vantaggi. La distanza da coprire è minore ed è più facile rifornirsi d’acqua, ma a proposito d’acqua, in giorni più recenti, i pompieri sono intervenuti spesso a causa di allagamenti e, a questo proposito, Auer lancia un appello a tutti i bolzanini.
“Durante i temporali siamo tempestati di telefonate e prima di chiamarci andrebbe valutato il reale rischio per le persone o per le abitazioni”. Facendo solo una breve rassegna di quel che è avvenuto negli ultimi giorni, c’è chi ha chiamato perché il garage si stava allagando e alla domanda di quanta acqua fosse presente, il chiamante ha precisato che non sapeva di preciso ma che “quando era sceso si era bagnato le ciabatte”.
Un altro cittadino ha chiamato perché “un ramo gli era caduto sull’auto, la strada era allagata ed era rimasto bloccato”. Arrivati sul posto con un autopompa i vigili del fuoco si sono accorti che il ramo caduto sull’auto era lungo circa 30 centimetri e aveva il diametro di un centimetro e mezzo.
“Gli abbiamo chiesto perché ci avesse chiamato visto che il ramo si poteva spostare tranquillamente con una mano e ci ha precisato che non era tanto il ramo, quanto l’acqua che si era accumulata sotto l’auto. Era alta circa 15 cm, nulla di grave, ma l’automobilista ci ha spiegato che non sarebbe potuto scendere senza bagnarsi le scarpe. Gli abbiamo consigliato di togliersele…”.

Quello che infastidisce particolarmente Auer, come molti suoi colleghi, è, ovviamente la mancanza del senso della misura e di quello civico. Da questi episodi emerge evidente l’incapacità di comprendere che le forze dei vigli del fuoco sono limitate e che le chiamate fuori luogo impediscono di intervenire dove c’è davvero necessita o pericolo. “In troppi – conclude Auer – sembrano darci per scontati e negli ultimi anni, probabilmente a causa degli smartphone, la situazione è peggiorata notevolmente”.
Forse val la pena ricordare che i vigili del fuoco hanno il compito di provvedere costantemente a garantire la sicurezza della cittadinanza, non solo in caso di incendi o alluvioni, ma anche per incidenti d’auto, catastrofi naturali etc.
Per interventi minori, tipo ciabatte e scarpe bagnate, ci si può sempre affidare alla compassione della mamma.

Massimiliano Boschi

Foto di apertura Landesfeuerwehrverband Südtirol

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