I “Canti dal silenzio” a Casa Mantegna: i “contrappunti doppi” di Marcello Fera

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“Nel 2020 ho trovato il modo, ogni mattina, di fare un piccolo concerto di mezz’ora all’interno di una chiesa di Merano che ho scoperto essere aperta. Niente pubblicità, niente rivendicazioni. Una meditazione, o se preferite una pratica. Così sono nati i Canti dal Silenzio. “Andare”, per esempio, l’ho scritto riflettendo il senso della breve camminata fatta da casa mia alla chiesa, ogni mattina, per un mese e mezzo”.
Il compositore e violinista Marcello Fera descrive così la genesi dei suoi “Canti dal silenzio” e, tanto vale ammetterlo subito, chi scrive ha avuto la fortuna di assistere a quelle sue “esibizioni” che si sono tenute nella Parrocchia di Santo Spirito di Merano durante i lunghi mesi della pandemia. Sì, esibizioni, in quanto più vicine al concetto inglese di “exhibition” di “mostra” che a quello italiano di “concerto”, perché non prevedevano un pubblico e tanto meno un accordo con altri.
Erano esibizioni liberatorie, quasi rivoluzionarie, nel contesto in cui venivano create e che lo sono ancor di più oggi. Tre anni fa, infatti, Fera ha portato la sua musica in un luogo pubblico seppur “privato del suo pubblico” come la Parrocchia di Santo Spirito e ha utilizzato quel periodo di silenzio anche per creare i quattro canti che ha deciso di “esibire” oggi all’interno di un edificio esplicitamente costruito per  “riprodurre un’armonia analoga a quella musicale”: Casa Mantegna a Mantova.
“Ho coronato un desiderio che mi portavo dietro da sempre – spiega Fera –  da quando mio padre mi portò a visitare quell’edificio. Ho sempre desiderato accostare la mia musica a quella architettura perché le forme di Casa Mantegna, sono l’espressione di un assoluto che riguarda profondamente l’uomo. E lo sopravanza. Dialogarci non può che essere un atto salutare, benefico”.

https://www.youtube.com/watch?v=Ta8vk8Q1f1g&list=PL3FuGdWn1wV9VYWsVYjtMwlrOCpvZyarx&index=4

 

Nei video dei quattro “Canti dal Silenzio”: “Segno”, “All’intorno”, “Interludio alla voce” e il già citato “Andare” si vede Fera in compagnia del suo violino e della sua affezionata camicia azzurra che si esibisce al centro del notissimo cortile circolare di Casa Mantegna, ma anche sulla soglia delle porte e persino seduto con i piedi a dondolo sui davanzali delle finestre. Ovviamente, nulla è lasciato al caso: “Il modo in cui i corpi si dispongono nello spazio determinano un ritmo – precisa. Una forma, che è a sua volta un’insieme di forme, può dirsi una sequenza ritmica. E così solidi e suoni, architettura e musica possono giocare in contrappunto”.
Contrappunti che “giocano in casa” perché il quattrocentesco edificio è costruito su una pianta quadrata su cui si inscrive un cortile circolare, in sintesi: è rappresentata la quadratura di un cerchio. “Cerchi e quadrati, cubi e cilindri che – come scrivono nella presentazione del Centro Guide di Mantova  – sono moduli compositivi destinati a riprodurre un’armonia analoga a quella musicale”.
Nella musica, il doppio contrappunto si realizza quando le melodie combinate sono tali da consentire l’inversione della loro posizione reciproca. Nel video che Daniel Mazza ha girato attorno all’esibizione di Fera, questi contrappunti, musicali e visivi, singoli e doppi, sono ripetutamente evidenziati e sottolineati ed è il quadrato a finire inscritto nel cerchio, invertendo le posizioni reciproche. A Marcello Fera è riuscita persino la “cerchiatura del quadro”.

Massimiliano Boschi

 

 

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