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Coldiretti: prezzi del legno in calo del 30%. «L’industria compri quello italiano»

Pubblicato il 11 Novembre 2018 in Imprese, Territorio

 

Crollo del 30% per i prezzi del legno dopo il maltempo di fine ottobre. L’enorme quantità di legname sul terreno (un milione di metri cubi solo in Alto Adige) allarma Coldiretti che segnala una speculazione sui prezzi del legno alla segheria crollati di oltre il 30%. Tra Trentino, Alto Adige, Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia sono a terra 14 milioni di alberi.

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Difficile trovare una soluzione con questa quantità di offerta, ma Coldiretti e Federforeste fanno appello all’industria del mobile e dell’artigianato di valore, che vantano primati a livello mondiale, perchè tornino ad utilizzare con responsabilità il legno italiano per superare l’emergenza e garantire un futuro ai territori colpiti. Simile la soluzione proposta in Alto Adige con l’idea di creare un mercato interno che possa calmierare i prezzi. Coldiretti ricorda che l’industria italiana è la prima in Europa, ma con legname che arriva da altri Paesi vicini come Austria, Francia, Svizzera e Germania a dimostrazione di un grande potenziale economico inutilizzato. «Lo spazio per un rilancio della forestazione nazionale è enorme se si considera che – spiega la Coldiretti – l’Italia importa dall’estero più dell’80% del legno necessario ad alimentare l’industria del mobile, della carta o del riscaldamento per un importo di 4 miliardi nel 2017 ed un incremento del 5% nei primi sette mesi. Il tutto  a partire dal recupero e la valorizzazione del legname a terra che deve veder coinvolte le comunità locali a vantaggio dell’economia e dell’occupazione in un momento particolarmente difficile».

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«Occorre creare le condizioni per trasformare una tragedia in grandi opportunità per la ripresa di un Paese che ha fatto della sostenibilità ambientale un valore aggiunto del Made in Italy” ha affermato il presidente nazionale della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “i boschi italiani, se valorizzati attivamente con pratiche di gestione sostenibile, possono rappresentare non solo il serbatoio naturale di assorbimento del carbonio, ma anche un fondamentale strumento di investimento nella crescita dell’indotto produttivo ad esso collegato, garantendo così lo sviluppo socio-economico delle aree marginali, rurali e di montagna».

 

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