Elisa Nicoli: la “Eco Narratrice” bolzanina che comunica la sostenibilità

La bolzanina Elisa Nicoli, sui social media “Eco Narratrice”, ha fatto della sostenibilità la sua filosofia di vita; green influencer, scrittrice, regista e educatrice ambientale, da anni condivide le proprie scelte in fatto di ecologia e “zero waste”. Con oltre 160 mila follower su Instagram e 32 mila su TikTok, oggi Elisa è una fonte di ispirazione per chi vuole imparare a consumare il giusto. A settembre 2023 ha pubblicato il suo ultimo libro, l’undicesimo, intitolato “Ecominimalismo, l’arte perduta dell’essenziale”. L’abbiamo intervistata per scoprire chi è, da dove nasce la sua passione e soprattutto come ha imparato a comunicarla ad un pubblico così ampio.

Elisa, su Instagram scrive: “Dal 2007 narro e ispiro a uno stile di vita più rispettoso della Terra e dei suoi abitanti”. Quando ha deciso di volersi dedicare al tema della sostenibilità?

Contrariamente a quanto si possa pensare non c’è stato un momento o un episodio preciso che mi ha portata ad avvicinarmi al tema. Crescendo a Bolzano ho avuto la fortuna di essere circondata dal verde e dalla natura e magari questo in giovane età mi ha un po’ influenzata, ma la priorità di pesare meno sulla Terra e di comunicare questa necessità a più persone possibili ha sempre fatto parte di me. Se all’inizio – penso ad esempio agli anni del liceo – ero vista come la “fricchettona ecologista”, negli anni ho fatto di questa mia passione un percorso di vita e poi ho imparato a raccontarla agli altri.

Dopo essersi laureata in Scienze della Comunicazione a Padova ha cominciato a lavorare nel sociale. Tra le diverse iniziative, nel 2013 ha co-creato “Autoproduco”, un laboratorio di autoproduzione: di cosa si tratta?

È un vecchio progetto che rispecchiava la mia necessità di fare da me il maggior numero possibile di cose e, di conseguenza, trasmettere poi queste competenze alle altre persone. Attualmente non lavoro più in questa direzione, dato che con il diffondersi di una maggiore offerta di prodotti sostenibili e meno imballati sul mercato, non sempre l’autoproduzione è la soluzione a minore impatto. Di questo progetto quindi resta solo il sito, che tengo online, ma che non sto più aggiornando con nuovi contenuti.

Come è iniziata l’avventura sui social?

Dopo aver lavorato tanti anni come scrittrice e regista, durante il lockdown ho dovuto interrompere tutti i progetti che avevo iniziato. Tra questi, anche alcuni documentari e vari corsi. Ho quindi cominciato a sperimentare con qualche video su Instagram, dove all’inizio mi chiamavo “Autoproduco” poiché parlavo appunto di autoproduzione. Successivamente, in modo graduale, ho iniziato a trattare di tematiche ambientali in generale e nel 2022 ho cambiato ufficialmente il mio nome utente in “Eco Narratrice”. Ricordo che al tempo il numero di follower si aggirava introno ai 20 mila.

Insomma, negli anni ha avuto modo di sperimentare qualsiasi metodo di comunicazione. Quale crede sia il più efficace per far conoscere ed avvicinare le persone al tema della sostenibilità?

Sicuramente quello dei social media. Attraverso la creazione di contenuti per Instagram, TikTok, Youtube e Facebook riesco a raggiungere un pubblico sempre più ampio. Si tratta di un impegno continuativo, perché bisogna essere sempre “sul pezzo”, ma è anche un lavoro che dà tante soddisfazioni. Qualche mese fa, ad esempio, una ragazza ad un evento mi ha detto di aver scelto il suo percorso di studi in ingegneria ambientale grazie a me e ai miei video. Sono gesti apparentemente piccoli, ma che mi dimostrano di essere sulla strada giusta per avvicinare le persone al tema della sostenibilità.

Come vede l’importanza delle narrazioni e dello storytelling nella promozione di uno sviluppo sostenibile? In che modo il suo ruolo di Eco Narratrice contribuisce a questo obiettivo?

Sono convinta che le persone abbiano bisogno di immedesimarsi in qualcuno: finché le narrazioni – anche quelle sui social – rimangono astratte e riportano solamente dati e fatti, il pubblico non è coinvolto. Tutto cambia invece se si racconta una storia. Io personalmente non sono una che ama stare davanti alla telecamera, anzi, piuttosto ero abituata a stare dall’altra parte, ma mi accorgo ogni giorno dell’importanza di raccontarsi agli altri. È attraverso la condivisione delle proprie esperienze che il pubblico si appassiona ai temi di cui tratti.

L’ultimo libro di Elisa Nicoli

Il suo ultimo libro “Ecominimalismo. L’arte perduta dell’essenziale” parla di buone pratiche di consumo che possono salvare noi e il pianeta. Come è nato questo progetto?

Questo libro è nato con lo scopo di mettere insieme tutti quelli precedenti sotto un unico grande cappello, che è appunto quello dell’econominimalismo. È frutto di quindici anni di esperienze personali, ricerche e sperimentazioni, legate all’idea che bisogna imparare a liberarsi del superfluo. È anche un modo per far convergere le informazioni, così che chi lo legge abbia un’idea generale delle buone pratiche di consumo su tutti i fronti. L’alimentazione, l’abbigliamento, la cura della casa, la cura del corpo, il modo di viaggiare: tutto dovrebbe avvenire nel rispetto della Terra e dei suoi abitanti, e questo libro prova a spiegare come fare.

Parlando di Bolzano, quali sono alcune iniziative o progetti locali che ritiene siano particolarmente rilevanti per promuovere uno stile di vita sostenibile nella città?

Bolzano è una città ideale se si vuole vivere all’insegna della sostenibilità. Grazie alle numerose piste ciclabili in giro per la città e al trasporto pubblico alimentato a idrogeno verde, è possibile spostarsi ovunque senza utilizzare la macchina. Io, ad esempio, non la ho. Inoltre, i valori legato all’inquinamento atmosferico sono ottimali e il tasso di indifferenziata superiore al 68%. Sono anche molte le iniziative sociali sostenibili, come ad esempio i numerosi alimentari di sfuso e zero waste. Io, ad esempio, collaboro con un negozio che offre un vasto assortimento di prodotti biologici certificati di qualità. In alternativa, anche i mercati di frutta e verdura in città costituiscono un’ottima soluzione.

Per concludere, che consigli darebbe per ridurre la propria impronta ecologica e vivere in modo più sostenibile, sia a livello individuale che comunitario?

La consapevolezza e l’informazione sono alla base di tutto. È importante farsi sempre tante domande, non limitarsi a seguire le mode, e prendere coscienza dei settori in cui impattiamo di più, così da intraprendere il percorso sostenibile più adatto a noi, al nostro corpo e alle nostre esigenze. Personalmente direi che la strada migliore è quella dell’econominimalismo, e quindi partire dal ridurre la quantità di oggetti in casa. Anche su questo Bolzano è eccezionale perché offre un’ampia serie di possibilità per evitare di buttare le cose: esistono infatti molte realtà sociali o parrocchiali che si occupano di raccogliere quello che non viene più utilizzato e distribuirlo a chi ne ha bisogno. Posso assicurare che nonostante le difficoltà iniziali, questo stile di vita più frugale porta un senso di liberazione e soddisfazione pazzesco.

Vittoria Battaiola

 

Immagine in apertura: foto di Elisa Nicoli

Ti potrebbe interessare