Bolzano: la musica, il rumore e il "disagio senile"

Vivere a Bolzano è un po’ come abitare nelle case degli anni Sessanta, quelle in cui il padre tornava dal lavoro intimando che si abbassasse il volume della radio, del giradischi o del mangianastri e imponeva che si andasse a letto presto perché “c”è chi lavora”. La mattina seguente, infatti, ci si svegliava all’alba con la radio di papà mentre si faceva la barba o con il rumore dell’aspirapolvere di mamma che sistemava casa. Ritmi e regole che valevano esclusivamente in casa, lo sapeva benissimo anche l’autoritario genitore, che quando intimava il silenzio ai ragazzi in strada veniva totalmente ignorato se non spernacchiato.

Come sanno bene gli ultra cinquantenni, però, la nostalgia è canaglia e purtroppo ci sono amministratori pubblici che si sentono proprio come i padroni di casa di mezzo secolo fa: impongono rigide regole a chi è costretto a obbedire, mentre tutti gli altri continuano imperterriti a fare i loro comodi. Le varie e ripetute ordinanze comunali che limitano orari e decibel per gli eventi pubblici non sortiscono, infatti, il minimo effetto su gruppi di giovani dotati di casse bluetooth da cui sparano musica al volume preferito – ragazzi in grado di organizzare feste private o veri e propri rave party in poche ore grazie agli smartphone. L’esito, inevitabile, è una città in cui ci si annoia moltissimo, ma si dorme pochissimo.
Per rendere il quadro ancora più completo, soprattutto per chi non ha la fortuna di vivere nel capoluogo altoatesino, ricordiamo che l’ultima polemica “giovani” vs “riposo” è partita da un evento organizzato per un sabato pomeriggio da un museo che celebrava una musica in voga trent’anni fa. E’ bastato questo per scatenare l”onda grigia” anche sui social. Decine di pensionati, o aspiranti tali, che sono corsi a sottolineare come quella proposta dal museo di Piazza Siena non fosse musica e che i partecipanti “erano quattro gatti che saltellavano su un piede e l’altro”. Parole di grande originalità, mai sentite prima nell’ultimo mezzo secolo. Al presunto disagio giovanile si risponde con quello senile e ci si prepara alla prossima polemica.

Meglio il rumore della musica?

Per uscire da questa ennesima polarizzazione non resta che rifugiarsi in uno sguardo esterno, quello dei turisti, in particolare di coloro che dormono a Bolzano e lasciano le recensioni sui siti di prenotazioni turistiche. La valutazione degli hotel e dei bed and breakfast della città è più che discreta, i voti sono generalmente alti e le principali lamentele di chi ha alloggiato in città nelle settimane passate riguardano quasi esclusivamente strutture ricettive prive di aria condizionata. La mancanza di un climatizzatore spinge inevitabilmente ad aprire le finestre e quindi a fare entrare i rumori dall’esterno.
Bene, di quali rumori si lamentano gli amatissimi visitatori della città?
In estrema sintesi, in via Druso si lamentano del traffico stradale, in via Rosmini dei bus e del carico e scarico merci, in via Goethe delle campane e dei lavori, idem in via Garibaldi dove si precisa che “i lavori iniziano prima delle 7” mentre in via della Posta i soggiornanti erano disturbati da un bar e nuovamente delle campane.  Ecco, a sentire i turisti, la maggior parte delle lamentele riguarda rumori creati dall’amministrazione comunale stessa o dai parroci.

Sono tutti rumori inevitabili? Se lo chiedono molti dei cittadini che vivono in centro, quelli che a partire dalle 5.30 del mattino sentono i camion scaricare le merci per i negozi e soprattutto per i numerosi supermercati; quelli che dalle dalle 6.30 si godono il piacevole frastuono creata dal mezzo pulisci strade di Seab, mezzo che da il via alla processione di altri ulteriori mezzi che raccolgono l’immondizia: biologico, residuo, il vetro lasciato dai locali etc.  Al confronto, l’aspirapolvere di mamma assomigliava a gradevoli sonorità new age.

La “dolce vita” bolzanina

Per completare il quadro, non andrebbero dimenticati gli esterrefatti turisti, che mentre cenano o si godono un aperitivo nei numerosi dehors del centro, si trovano a condividere lo spazio con un camion della Seab che raccoglie cartoni e/o scarica decine di bottiglie in un cassone. Un piacere indimenticabile per l’olfatto e per l’udito di chi, non essendo residente, non ci ha ancora fatto l’abitudine.

Nel frattempo, il variegato mondo giovanile viaggia tra l’ignorato e l’incompreso e se ne catafotte della propria rappresentazione pubblica. Unica  minoranza che non chiede di essere tutelata né interpellata e non si preoccupa minimamente di essere considerata solo un problema da chi amministra questa città.
Alla richiesta dei “padri” di abbassare la musica hanno risposto infilandosi cuffie sempre più insonorizzate. Un modo come un altro per evitare commenti non richiesti e i rumori molesti di una vecchia città di provincia tronfia del proprio letale conformismo.

Massimiliano Boschi

 

Nell’immagine di apertura la “caotica” movida bolzanina (foto scattata alle 21.58) 

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