Energia, beffa per le Pmi. Bolletta meno cara solo per le grandi imprese

Pubblicato il 27 Giugno 2019 in Imprese

 

Bolletta elettrica più leggera nel 2018 per le imprese italiane. Ma non per tutte. Le micro imprese e gli artigiani continuano a veder lievitare il costo dell’energia elettrica, un aumento del 4,1% l’anno scorso per la fascia di consumi inferiori a 20 MWh. La riduzione è stata determinata dalla minore tassazione di cui ha beneficiato quasi esclusivamente la grande impresa, con un calo del costo del 16,9% per la classe di consumi tra 20mila e 70mila MWh e del 9,5% per la categoria 70mila-150mila MWh. È la fotografia scattata dall’Osservatorio Energia realizzato dal Centro Studi CNA. «Dall’Osservatorio – spiega Claudio Corrarati, presidente della CNA Trentino Alto Adige – emergono due conferme. La prima è che in Italia il costo dell’energia elettrica si conferma tra i più elevati in Europa nonostante il calo dei prezzi dell’anno scorso. La seconda è che si accentua il divario tra piccole e grandi imprese con le prime che devono sopportare un carico fiscale molto più pesante. Le Province di Bolzano e Trento, attraverso le società controllate dell’energia che gestiscono i grandi impianti di produzione ma anche la distribuzione, si attivino per tagliare i costi della bolletta elettrica fino al massimo consentito dai paletti imposta dall’Autorità nazionale, tanto più che abbiamo la concorrenza diretta delle imprese austriache e tedesche che hanno costi energetici molto più bassi».

Il rapporto di CNA evidenzia che per le imprese con consumi inferiori a 20 MWh il peso del fisco è sceso di appena il 2,5%, il risparmio per i “consumatori energivori” è stato addirittura dell’87,5%, aumentando il solco tra piccoli e grandi. Micro imprese e artigiani pagano l’energia tre volte di più le imprese con consumi elevati (oltre 70mila MWh), 22,6 centesimi per KWh contro i 7,6 centesimi per le grandi aziende. Nel complesso le imprese italiane continuano a sopportare un costo dell’energia elettrica tra i più alti in Europa, ma le piccole aziende sono quelle più penalizzate. Il divario tra l’Italia e la media europea nel 2018 rimane molto ampio e supera i 17 punti percentuali. Le micro e piccole imprese accusano uno spread ancora più elevato che sfiora il 25% nella classe di consumo tra 500 e 2mila MWh e del 19,3% per la fascia fino a 20 MWh. Per le imprese energivore l’alleggerimento della tassazione ha prodotto un notevole beneficio. I grandi consumatori di energia elettrica in Italia pagano una bolletta che è inferiore del 2,8% rispetto alla media europea.

Il divario tra piccole e grandi imprese si è allargato nel 2018 proprio a seguito dell’entrata in vigore, dal primo gennaio 2018, della Riforma degli energivori che riconosce alle grandi industrie sgravi fiscali pari a 1,7 miliardi di euro l’anno finanziati dalle bollette di tutte le altre categorie di utenti. La componente “Oneri e imposte”, risultata infatti diminuita in tutte le classi di consumo, ha avuto una riduzione ma in modo non omogenea. Gli effetti prodotti dalla Riforma degli energivori, che prevede un costo agevolato dell’energia elettrica per le grandi industrie, di fatto hanno azzerato la voce “Oneri e Imposte” per le grandi industrie, ridistribuendola a carico di tutte le altre categorie di imprese escluse dalle agevolazioni. Le micro imprese pagano per la componente energia un prezzo di 10,2 centesimi per KWh, il 30% in più rispetto ai 6,7 centesimi delle energivore. Squilibrio ancora più ampio per i costi di distribuzione. Per i consumi fino a 20 MWh è otto volte più oneroso (4,8 centesimi per KWh contro 0,6 centesimi).  La voce oneri e imposte pesa per 7,6 centesimi sulle micro imprese e artigiani, pari al 33% della bolletta, mentre alle imprese energivore si applica un regime fiscale agevolato che incide solo per il 4,5% (0,3 centesimi per KWh).

«Il sistema della bolletta elettrica – commenta Corrarati – si conferma sempre più iniquo e sperequato, penalizzando le piccole imprese italiane in maniera non più sostenibile. È necessario intervenire con una drastica riforma della struttura di costo dell’energia, estrapolando dalla bolletta elettrica le componenti non strettamente legate al sistema elettrico, come il finanziamento delle politiche per le rinnovabili e le robuste agevolazioni fiscali agli energivori, facendole transitare sulla fiscalità generale e, in generale, definendo una distribuzione delle varie componenti in bolletta più bilanciata tra le diverse categorie di utenti. Le Province di Bolzano e Trento, sfruttando la competenza diretta in materia di energia, facciano la loro parte. Gli alti costi dell’energia per le PMI ne compromettono la competitività: è tempo che il decisore si faccia carico del tema, mettendo all’angolo le soluzioni “comode” fin qui individuate e affrontando una volta per tutte la complessità del problema, per dare respiro alla parte produttiva più rappresentativa di questo paese».

Johanna Roellecke

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