Il design alpino entra in gioco: la mostra Sciscioré all'ADI Design Museum
Milano/ Bolzano. Orologi a cucù, corna di cervo e sedie tirolesi con intaglio a cuore. Questo evoca, nell’immaginario colletivo, il design delle Alpi -un repertorio kitsch, sia detto, in cui certo marketing locale altoatesino ha trovato il suo orizzonte estetico e la sua comfort zone inscalfibile. Il progetto espositivo “Sciscioré. Il gioco come gesto alpino” dimostra invece che una narrazione oltre i cliché è possibile. Perché il design del Trentino-Alto Adige ha molto da raccontare: traiettorie in cui gli orizzonti verticali delle vette dolomitiche si intrecciano con le geografie internazionali di designer, studi, aziende e artigiani che hanno fatto la storia del design globale.
A farsi “ambasciatrice” di questa rinarrazione sul design alpino è Anna Quinz, curatrice della mostra organizzata da franzLAB e ospitata, non a caso, nella tana del lupo: a Milano, nel prestigioso ADI Design Museum, luogo simbolo del design italiano (fino al 28 giugno 2026). Articolato in dieci sezioni tematiche, il percorso espositivo presenta oltre 110 oggetti e unisce geografie e temporalità diverse, dai giocattoli Sevi alla celebre sedia Myto di Konstantin Gric per Plank (Compasso d’Oro ADI 2011), passando per i pezzi di mostri sacri come Luciano Baldessarri e Ettore Sottsass Jr. fino a quelli di design contemporanei come Martino Gamper e Luca Boscardin. Nota a margine, la mostra è la continuazione di una ricerca nata per la fiera internazionale EDIT Napoli e trova una sua declinazione più “intima” nel progetto Casa Sciscioré attualmente in corso presso SKB a Bolzano (ingresso libero, giov-ven ore ore 11-17, sabato ore 11-14, fino al 20.06.2026).
“Le Alpi negli ultimi tempi sono molto raccontate, frequentate e iperturisticizzate – e quindi, inevitabilmente, sempre più stereotipate. Ma, come sempre, gli stereotipi nascono da un nucleo di autenticità. In questo senso, la tradizione non viene rinnegata; il tentativo di Scisciorè è raccontare come le nostre Alpi siano state una fucina di sperimentazione. Guardando allo sviluppo del design alpino emerge, da un lato, un lavoro di interpretazione e rimodellamento di modelli storici e tradizionali; dall’altro c’è stata però anche un’esplosione al di là dei confini con designer originari dell’Alto Adige che hanno portato le loro idee creative altrove” ci racconta Anna Quinz. In effetti diverse aziende internazionali hanno allacciato collaborazioni con designer originari dell’Alto Adige, come ad esempio Thonet con Alexander Gufler e Normann Copenhagen con il duo Debiasi Sandri.
E anche qui Scisciorè prova a sfatare alcuni pregiudizi “Il territorio alpino non è stato, come si sarebbe portati a pensare, un luogo di chiusura o periferico, ma uno spazio di passaggio e scambio – quello che ci interessava è riportare alla luce le dinamiche di una geografia che non è stata immobile”, continua Quinz. Un dinamismo che, in mostra, trova nella leggerezza del gioco la sua lente di lettura e il filo conduttore: la parola scisciorè, che dà il titolo al progetto, significa infatti “gioco delle biglie” in ladino.
“Sciscioré. Il gioco come gesto alpino”, exhibition view, ADI Design Museum, Milano, 2026. Foto Luca Meneghel
L’allestimento della mostra è progettato da insalata-mista studio e realizzato da Barth, visual di Luca Zanotto
“Ricercando mi sono resa conto che molti oggetti avevano in comune o l’essere giocattoli o essere giocosi, e quindi la tematica del gioco va letta da una doppia prospettiva, nel senso di oggetti con cui giocare, ma anche del gioco come metodo progettuale e approccio, quel provare a smontare e rimontare che è un aspetto infantile, ma anche parte del progetto di design”, dice Quinz. Il gioco diventa, quindi, un ponte geografico e temporale, alla base di progetti come il divano Rumble disegnato dall’anarchitetto di origini bolzanine Gianni Pettena per Poltronova (1967), o della mitica lampada Gatto di Achille e Pier Giacomo Castiglioni per Flos (1960) realizzata con un materiale innovativo come il cocoon. A produrre i primi paralumi con questa resina sintetica, utilizzata come per gli imballaggi nelle navi, era stato l’imprenditore e albergatore Artur Eisenkeil nella cooperativa frutticultori di Marlengo. Einsenkeil conoscerà poi Dino Gavina e Cesare Cassina alla fiera Campionaria di Milano nel 1959 – un’incontro da cui nascerà un marchio storico come flos.
“Sono collegamenti affascinanti che hanno attraversato il nostro territorio – tra l’altro, i trentini Ettore Sottsass Jr. e Marco Zanini e l’altoatesino Matteo Thun hanno participato al gruppo Memphis, che riportava il gioco al centro del design con un linguaggio ironico anticonvenzionale” sottolinea Anna Quinz.
“Sciscioré. Il gioco come gesto alpino”, exhibition view, ADI Design Museum, Milano, 2026. Foto Luca Meneghel
Il design alpino è, naturalmente, anche legato alla montagna e ai suoi sport, un ambito in cui sperimentazione e tecnologia diventano terreno di gioco. Un esempio fra tutti, in mostra, è lo scarpone Masterlite di MM Design per Garmont, Compasso d’Oro 2014 – altro che “vecchio scarpone… Diversi sono poi i progetti appena entrati in produzione come la lampada Ada di Marco Dessi per Lobmeyr (2025) o mai esposti prima come la Giraffa (Animal Factory) di Luca Boscardin per Magis: una struttura – scultura di tre metri per parco giochi di un’essenzialità grafica , che attiva l’immaginazione, non solo dei bambini.
Storicamente il design è stato in Alto Adige – Südtirol anche una fonte di sostentmanento economico importante, si pensi alla produzione di giocattoli in legno della Val Gardena che nell’Ottocento aveva assunto proporzioni internazionali. Il Childhood Museum del Victoria & Albert di Londra conserva circa 130 esemplari di giocattoli gardenesi, tra i quali 12 bambole appartenute alla regina Vittoria. L’impresa coinvolgeva più generazioni all’interno delle famiglie “durante le ricerche mi sono imbattuta in fotografie storiche in cui anche i bambini contribuivano alla realizzazione di giocattoli con cui avrebbero giocato altri bambini, immagini di grande tenerezza” racconta ancora Quinz. Oggi la tradizione ha ripreso vita grazie alle creazioni dell’artista Judith Sotriffer, esposte in mostra a Milano.
Per concludere, una domanda è d’obbligo: qual è lo stato di salute del design oggi in Alto Adige “E’ un comparto creativo che si esprime ad alti livelli, ma, muovendosi in una zona ibrida tra artigianato, creatività e industria, spesso passa in secondo piano e rimane ai margini. Abbiamo tante e tanti bravi designer, ma ci vorrebbe più ascolto dalle istituzioni, che non sanno come “classificarli” …uno dei miei obiettivi è trovare modalità di valorizzazione e mostrare agli altoatesini stessi che non siamo periferia” conclude Anna Quinz.
Caterina Longo
Immagine in apertura: “Sciscioré. Il gioco come gesto alpino”, exhibition view, ADI Design Museum, Milano, 2026.
Foto Luca Meneghel

