Benno Simma, i capolavori del Rinascimento e l'elogio dell'imperfezione

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Bolzano. “A dire la verità i capolavori del Rinascimento mi annoiavano, pensavo ‘oh che pizza queste Madonne con bambino’ …a Capodimonte, a Brera, all’Accademia di Venezia, sempre la stessa storia, sempre gli stessi soggetti. Ma sbagliavo”. Sorride Benno Simma mentre ci fa accomodare nel suo studio su una sedia punteggiata di uova al tegamino (per fortuna sono dipinte). Insieme a lui sembra sorridere tutta la stanza, ci sono quadri ovunque, colori squillanti, parole dipinte, tra beffa e poesia.
Simma ha un pennello in mano, sta lavorando a un dipinto di un grande pesce azzurro. Non è per questo però che siamo nel suo studio, ma per dei nuovi lavori realizzati su iPad -con un “pennello” digitale, medio e consumato, precisa lui- e ispirati da celebri capolavori, quei capolavori che una volta lo annoiavano, e che ora Benno Simma ha riscoperto e rifatto suoi.

Il “Compianto sul Cristo morto con i santi Girolamo, Paolo e Pietro” di Sandro Botticelli (1495 ca., Alte Pinakothek, Monaco) ed il dipinto di Benno Simma ispirato all’opera, courtesy of the artist. 

Ma andiamo con ordine: “L’ispirazione mi è venuta da una mostra a Palazzo Madama a Torino su Tintoretto ed Emilio Vedova (conclusasi il 12 gennaio scorso, ndr). Mi affascinava questo dialogo tra un maestro del Cinquecento e un contemporaneo, il linguaggio informale di Vedova, la sua energia, quell’adattare Tintoretto al suo modo gestuale di lavorare, al suo fare e disfare, è un atto ribelle … da lì si sono incatenate una serie di associazioni” ci racconta Simma. “Ho provato a guardare ai classici in un altro modo, ho lasciato stare il soggetto e mi sono chiesto: e se riducessimo tutto ad una specie di campo di colore astratto, con pennellate tipo espressionismo astratto?”.
Ecco allora che il “Compianto sul Cristo morto con i santi Girolamo, Paolo e Pietro” del Botticelli, la “Madonna di Senigallia” di Piero della Francesca e la “Scuola di Atene” di Raffaello Sanzio sono stati rielaborati da Simma in quadri astratti digitali attraverso un processo di riduzione alla loro essenza cromatica. A proposito del metodo spiega: “Ad esempio nella deposizione di Botticelli mi ha colpito l’impianto della composizione. Ho cercato quindi di scomporla per individuare i campi cromatici e creare un quadro astratto, dipingendo a mano libera, ma avendo come base l’originale, i suoi contorni, il ductus, le ombre e le sfumature del colore”, e precisa “ho capito che anche i maestri del Rinascimento in fondo ragionavano in maniera astratta, dovevano avere una mente astratta per comporre… poi non riuscivano ad andare oltre certi stereotipi perché erano legati dal tempo e dagli obblighi”.

Piero della Francesca, Madonna di Senigallia, 1474-1478 (Galleria Nazionale delle Marche, Palazzo Ducale, Urbino)

Mentre guardiamo cosa rimane di Botticelli, Piero della Francesca e Raffaello dopo il procedimento “simmiano”, be’ forse è suggestione, eppure anche se i dipinti sono sciolti dalla forma sembrano serbare traccia delle “storie” che raccontano e delle diverse atmosfere emotive: la drammaticità del compianto, l’armonica compostezza della scuola di Atene, e soprattutto la delicatezza materna nel tratto rosato della Madonna di Senigallia di Piero Della Francesca – “per questa ho utilizzato un tool più diluito, e l’effetto è quello di una pittura su vetro”, osserva  Simma, che si esprime attraverso il medium digitale in parallelo alla pittura acrilica e ad olio. E a proposito di questa scelta, sottilinea: “ma la dimensione digitale ogni tanto mi mette a disagio perchè quando vedo tutto quello che si riesce a fare con l’IA, mi dico rischi di perdere la partita, c’è qualcuno più bravo di te…” e poi ci ripensa “ma no, non è proprio così, c’è una componente che non ho ancora capito, che fa la differenza”. Che non sia quell’essere “meno bravi”, quell’imperfezione che rende così “umani?” “E’ vero, dobbiamo affezionarci ai nostri errori” ci risponde.

Il dipinto di Benno Simma ispirato alla Madonna di Senigallia di Piero della Fransceca, courtesy of the artist

Quando arriviamo a chiedergli del titolo dei suoi esperimenti, scherza col suo modo pacatamente spiazzante: “Re- elaboration , ri-elaborazione, ma è solo un titolo provvisorio…. è un po’ come la ruminazione delle mucche, e qui in Sudtirolo non mancano!” , ma poi torna serio: “È bello perché con un tuo mezzo dai una interpretazione di un’opera antica, è un processo di riappropriazione e di studio di un bene culturale che prima non comprendevo o in qualche modo rifiutavo perché mi risultava troppo ripetitivo o perché lo osservavo in maniera troppo superficiale”.
Certo il procedimento di “riappropriazione” di capolavori non è nuovo nella storia dell’arte, i precedenti illustri sono tantissimi, con diversi intenti e diversi esiti – dalla Monna Lisa con i baffi di Duchamp al magnifico “Studio dal ritratto di Innocenzo X” del pittore Francis Bacon tratto da Velazquez. Eppure, c’è qualcosa di straordinario nella freschezza e umiltà con cui Simma si mette nei panni dell’ex studente annoiato e ravveduto. Ci piace questo suo palleggiare con tempi, epoche e stili, mettersi a tu per tu davanti ai capolavori, non darli per “scontati”, con la sfrontatezza giovanile di chi ha ancora molto da imparare, ma sa anche ribellarsi. Che poi è un modo di approcciarsi alla vita, e non solo all’arte.

Benno Simma (Brunico) è un noto artista, designer, musicista e compositore. Ha fondato l’Accademia di Design a Bolzano (1998) e ha diretto l’IStituto Europeo di Design  a Roma (2005).

Caterina Longo

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