Turismo in Alto Adige: lo strano caso di Bolzano

FacebookTwitterLinkedInWhatsAppEmail

Bolzano è una città turistica? Intanto è una città, anche se i suoi abitanti e i suoi amministratori non si rassegnano. Riguardo al turismo, si può rispondere che la faccenda è in fase di evoluzione. Per anni il capoluogo altoatesino era visitato soprattutto da chi alloggiava nelle località delle Dolomiti e sostava a Bolzano per fare shopping nelle giornate di pioggia. Poi è arrivato Ötzi, che ha attirato centinaia di migliaia di visitatori non necessariamente amanti della montagna e, infine, si è ritrovata ad essere una delle tante frequentatissime mete del turismo globalizzato. A titolo di esempio, negli ultimi vent’anni i pernottamenti turistici nel comune di Bolzano sono passati dai 545.000 del 2005, al 1.028.000 del 2025, mentre i posti letto sono aumentati da 3400 a 5.468. Ricordando che la prima edizione del mercatino di Natale di Bolzano risale al 1990, abbiamo cercato di comprendere a cosa si debba il raddoppio delle presenze turistiche degli ultimi vent’anni.
Ovviamente, Bolzano ha potuto godere come molte altre città dell’esplosione del fenomeno turistico a livello globale, ma rispetto ad altre località non solo italiane, non deve il suo incremento all’enorme flusso di visitatori che ha interessato le città dotate di un aeroporto servito da linee aeree low cost. Ha potuto beneficiare, invece, del vero e proprio boom che ha interessato l’Alto Adige negli ultimi vent’anni. I numeri sono noti, ma comunque impressionati, i pernottamenti sono passati dai 26 milioni del 2005 ai quasi 38 milioni dell’anno scorso. Per comprendere meglio il livello dell’incremento si precisa che nel 1995 i pernottamenti erano stati 25.800.000 poco meno di quelli del 2005.
E’ ovvio, quindi, che Bolzano abbia puntato a “vendersi” come il capoluogo di una provincia ad altissima attrazione turistica. E’ sufficiente dare un’occhiata ai negozi di souvenir del centro storico, che poi sono quasi tutti tabaccherie, per comprendere meglio il contesto. Gli espositori dei souvenir sono coperti di gnomi, stelle alpine, orologi a cucù, baite innevate, boccali di birra e pantofole “pucciose”. Se ci si limitasse a questa chincaglieria, Bolzano potrebbe tranquillamente passare per una località montana della Baviera o della Svizzera.

Il dilemma per gli operatori e l’Associazione turistica di Bolzano è, quindi, quello di decidere se continuare a giocare sul “fraintendimento”, continuando a presentarsi come una località montana e non del fondovalle, oppure se decidere, finalmente, di darsi un’immagine diversa. Se si guarda il sito dell’Associazione turistica di Bolzano, i segnali sembrano contraddittori. Da una parte si punta su “storia e cultura”, sul mercato di piazza delle Erbe e sull’immagine di una Piazza Walther come piazza “cittadina”, dall’altra si rappresenta Bolzano come luogo del turismo all’aria aperta, tra castelli, sentieri e vette dolomitiche, in puro stile “dolomitico”..
Stupisce, invece, che non vi sia nemmeno un’immagine della principale attrazione turistica cittadina, Ötzi, ma, mummie a parte, non si può chiedere all’Associazione turistica locale di sistemare problemi “identitari” che andrebbero risolti altrove.
E qui si torna alla questione “città”. Fino a quando l’Amministrazione e i suoi abitanti non si rassegneranno all’idea che Bolzano deve affrontare questioni che riguardano tutte le città, in quanto capoluogo di una ricca provincia europea, anche l’immagine turistica non potrà cambiare. Purtroppo, Bolzano continua a credersi un “borgo di montagna”, un luogo in grado di espellere i problemi fuori dalle proprie vecchie mura. Da tempo, invece, è giunto il momento di affrontarli. Non si può pensare di voler essere collegati all’Europa con autostrade e ferrovie, di attirare investimenti, di ospitare industrie più o meno tecnologicamente avanzate, di essere una sede universitaria, senza gestire i conseguenti effetti collaterali.
Bolzano ha oltre centomila abitanti, più o meno come Vicenza, pochi meno di Bergamo e più di Udine. Per motivi storici, sociali ed economici, non può paragonarsi a Belluno o Sondrio, il cui contesto è simile solo dal punto di vista geografico. Il capoluogo altoatesino deve farci i conti e agire di conseguenza. Le poche piazze della “movida”, che non è sinonimo di violenza, non possono essere “blindate” dalle forze dell’ordine e della propaganda che tanto vanno di moda oggi. Vedremo cosa sarà in grado di realizzare il progetto comunale “Economia della notte”, ma intanto il centro storico, quello che qualcuno immagina a “misura di turista”, risulta pressochè deserto già dopo le 20, weekend compreso. Qualcuno pensa di poter attirare visitatori con immagini come quella che segue…


Foto scattata in via Grappoli alle ore 22 di sabato 7 marzo 2026

Ti potrebbe interessare