Virus, la proposta dei commercialisti: «Stop a versamenti e adempimenti»

Pubblicato il 13 Marzo 2020 in Lavoro

 

Sospendere versamenti e adempimenti, da quelli tributari, contributivi e assistenziali a quelli inerenti all’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni, compresi quelli relativi alle ritenute e ai tributi locali, e, alla scadenza, la previsione di un periodo congruo di rateazione dei pagamenti sospesi. Sono queste le principali richieste del Consiglio nazionale dei Commercialisti e Confindustria, pubblicate in un documento congiunto che contiene più di venti proposte. Proposte che hanno uno scopo ben preciso: evitare crisi di liquidità per imprese, professionisti e lavoratori dipendenti a causa di versamenti obbligatori. Una linea di intervento uniforme per tutto il territorio nazionale almeno fino alla dichiarazione di «fine emergenza». Non solo, i commercialisti chiedono al Governo di comunicare ufficialmente e immediatamente il rinvio tecnico della scadenza del 16 marzo per il versamento del saldo Iva relativo al 2019 e dell’IVA e delle ritenute fiscali e previdenziali relative al mese di febbraio 2020, senza aspettare il decreto legge previsto per domani, venerdì.

«Stiamo affrontando una situazione straordinaria che richiede misure straordinarie – afferma Claudio Zago, presidente dell’Ordine dei commercialisti ed esperti contabili di Bolzano. – Dobbiamo tutelare la nostra economia e prepararla a un momento molto difficile e soprattutto senza precedenti. Sono moltissime le imprese e i professionisti che in questo periodo si stanno fermando o rallentano la propria attività. Queste misure sono il primo passo per cercare di limitare il più possibile i danni economici di queste realtà e, di conseguenza, di tutto il Paese».

Confindustria e Commercialisti chiedono inoltre di sospendere tutti i termini processuali tributari e di quelli di impugnazione di atti e sentenze. Importante anche prevedere la possibilità per tutte le società di rinviare l’approvazione del bilancio entro il termine di 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale (ovvero entro un termine più ampio), anche in assenza di una specifica previsione statutaria in tal senso e senza necessità di motivare il ricorrere delle particolari esigenze relative alla struttura e all’oggetto della società previste dall’articolo 2364, secondo comma, del codice civile. Confindustria e Commercialisti chiedono poi il conseguente rinvio della nomina dell’organo di controllo o del revisore prevista dall’articolo 2477 del codice civile.

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