Una vision per lo sviluppo dell’Alto Adige, ecco cosa ci dice l’esordio del rettore Paolo Lugli

Pubblicato il 16 Gennaio 2017 in Innovazione

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Idee chiare, una vision precisa di sviluppo, network internazionali e piena contezza dei nodi ancora da risolvere. L’esordio del nuovo rettore dell’Università di Bolzano Paolo Lugli è una piacevolissima sorpresa. Non solo per il curriculum di assoluto livello, ma per la sensazione, profusa con le prime interviste, di avere di fronte un’interlocutore dalle idee chiare e senza peli sulla lingua. Ho avuto la fortuna di incontrare Lugli per Vertical Innovation, il portale di IDM che racconta l’innovazione Made in Alto Adige alle aziende tedesche e italiane. Ne è uscito un ritratto articolato, utile a far conoscere il nostro ateneo anche al di fuori dell’Alto Adige, soprattutto al target imprenditoriale cui il sito è dedicato. Ma, leggendo la conversazione con un occhio ai nostri affari interni, l’aspetto più interessante affrontato dall’intervista riguarda forse il modello di interazione che Lugli propone al sistema altoatesino dell’innovazione. Come organizzare il Technology Transfer in un ateneo che finalmente con l’arrivo di Lugli potrà spingere sull’acceleratore della ricerca? avevo chiesto. «In presenza dell’Università, in presenza di una Provincia che finanzia, è possibile che venga messo un altro ente che sovrintenda al Trasferimento tecnologico? – si è chiesto Lugli – La mia risposta è che forse è possibile ma è senz’altro dura: prima di tutto perché tutti gli Atenei hanno interesse a non delegare l’attività di Technolgy Transfer e poi perché i ricercatori sono gelosi dei propri brevetti. Questo crea una situazione di potenziale conflitto tra l’Ateneo e la struttura che venisse individuata per il trasferimento tecnologico. Il mio modello di riferimento, che credo perseguibile in Alto Adige è l’Epfl, l’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne: una struttura iper efficiente, ma non mastodontica. Hanno fatto politiche di recruiting mirate e il technology transfer è perfetto».

Con una piccola, ma importante aggiunta: il Politecnico riunisce tutti gli enti di ricerca di Losanna. Insomma, siamo di fronte a un modello semplificato e accentrato che coordina e decide dove allocare le risorse. Situazione abbastanza differente, ma non irraggiungibile, rispetto all’attuale coesistenza in Alto Adige di attori simili ma separati, si pensi solo ad Università ed Eurac. Il primo passo per testare la volontà della politica rispetto a questo processo sarà l’imminente apertura del Parco Tecnologico. «La Provincia ha fatto un lavoro lungimirante – riconosce Lugli -. Ora abbiamo un grande centro: è il momento di pianificare, perché c’è ancora molto da fare. So solo che dobbiamo imparare a portare qui fondi perché un giorno Pantalone potrebbe non avere più la borsa piena». Lugli ha dato subito l’impressione di non essere arrivato a Bolzano per svernare in attesa della pensione. Tutt’altro. Parla e parlerà senza peli sulla lingua. E’ una dote rara nei palazzi del potere, un’occasione da non perdere e una risorsa da sfruttare fino in fondo per fare dell’Alto Adige un attore di primo livello nel palcoscenico europeo. Alla luce del sole, con la forza delle idee e del confronto che sono alla base della vera innovazione.

Luca Barbieri

 

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