Studio Ox, un collettivo di designer nel segno dello zodiaco cinese

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Questa è la settima puntata di Bit Generation, una serie di articoli sulla cultura digitale. Videogiochi, nuove piattaforme, rapporto con la tecnologia, cultura visuale. In questa puntata ci occuperemo principalmente di questo ultimo aspetto. Intanto, qui si trova la nuova sezione speciale della rubrica con tutte le altre puntate. Sulla homepage di «Alto Adige Innovazione». Dai, c’è l’illustrazione della serie, se ci si clicca su.

 

Tre ex studentesse della facoltà di design dell’università di Bolzano si sono riunite per formare un nuovo collettivo che si dedica alla realizzazione di progetti di design e di visual storytelling. Si chiama Studio Ox e ha già avuto modo di presentarsi al pubblico al co-working DRIN di Corso Italia, prima dell’interruzione momentanea delle attività in presenza a causa delle restrizioni dovute al nuovo coronavirus. Studio Ox (formato da Chiara Zilioli, Chiara Zardi e Beatrice Cera) ha però continuato a lavorare durante il lockdown e ad avere idee da far diventare nuovi progetti visuali. “Ox” in inglese significa “bue”: il nome è stato scelto perché tutte e tre le componenti del gruppo sono nate nel 1997, ovvero l’anno del bue secondo l’oroscopo cinese.

Uno degli ultimi progetti che l’atelier bolzanino ha curato si chiama Hidden Beauty, una serie di fotografie in bianco e nero scattate con una macchina analogica lungo le strade di Bolzano durante il periodo di lockdown. Alcune fotografie sono disponibili online ma il fotografo bolzanino Oliver Kofler, insieme a Studio Ox, aveva avviato una campagna online di crowdfunding per finanziare la realizzazione di un libro cartaceo che raccogliesse tutto il lavoro di Hidden Beauty. La campagna è andata a un buon fine e ha permesso a Studio Ox di confezionare il libro e di promuoverlo.

«Il progetto Hidden Beauty è iniziato per pura curiosità e per l’idea di preservare questi scenari per il futuro. Mentre catturavo questi momenti straordinari, sono riuscito a riflettere sulla mia vita e sulle situazioni che devo affrontare. Dopo tutto, il progetto ha avuto per me un importante aspetto meditativo e terapeutico», ha detto Kofler. Le fotografie sono state scattate mentre andava al lavoro in bicicletta e questo progetto, corredato di video-trailer e interviste ha creato una sorta di esposizione virtuale, che accompagna la realizzazione della pubblicazione cartacea.

Per la curatela dei progetti, le ragazze dello studio hanno chiaro in mente il modo in cui vogliono operare. «Ci occupiamo di design ma in un determinato modo, coscienti della responsabilità che abbiamo in quanto comunicatori e in quanto creatori delle immagini con cui le persone vengono a contatto e quindi educate», ha detto Beatrice Cera. A dare gli input principali, per quanto riguarda l’approccio al design, è stata l’università, a detta di Cera e Zilioli un’esperienza fondamentale che ha dato loro una «forma mentis» importante. «Vogliamo dare molta importanza al design sociale e all’etica delle cose che facciamo e all’area di interesse che vogliamo coprire», ha aggiunto Chiara Zilioli. L’approccio non è solo multidisciplinare ed eterogeneo ma anche irriverente. Oltre alla scelta del nome, il logo dello studio (una partita a tris incompleta) è un modo di esternare la «giocosità» dell’atelier di design. «Fare un gioco non significa solamente divertirsi, infatti, ma anche avere una strategia», ha concluso Zilioli.

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