Stipendi magri e sempre meno giovani: la crisi del lavoro in Alto Adige

Pubblicato il 22 Gennaio 2016 in Culture

 

La retribuzione media dei lavoratori nel settore privato in Alto Adige è diminuita dello 0,7% dal 2008 al 2013, al netto dell’inflazione, e nonostante il leggero recupero (+0,6%) registrato fra il 2012 e il 2013. La notizia arriva dell’Astat, che ha pubblicato un articolato studio sul tema.

«Nel 2008 la retribuzione media lorda nel settore privato altoatesino ammontava a 25.416 euro annui, e ha raggiunto nel 2013 i 28.222 euro – si legge nel report di Astat – Ciò si traduce in un aumento nominale dell’11,0%. Tenendo in considerazione anche la perdita di valore causata dall’inflazione nel quinquennio esaminato, pari all’11,7%, la retribuzione lorda annua al netto dell’inflazione presenta una diminuzione dello 0,7%. Questo risultato negativo è da attribuire alla chiara perdita reale (al netto dell’inflazione) degli anni 2011 e 2012 (rispettivamente -1,2% e -1,6%). L’evoluzione positiva registrata negli altri anni (anche nel 2013 è stato registrato un +0,6%) non è riuscita a compensare questa riduzione».

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Stipendi più bassi e empre più vecchi

Aumenta il peso degli ultra sessantenni, mentre crolla il numero dei lavoratori giovani, e in particolare sotto i vent’anni. Un dato preoccupante se si pensa che non è compensato da una particolare propensione dei giovani altoatesini a scegliere l’università: anzi, i dati recenti dimostrano al contrario un basso numero di iscritti all’università.

Gli ultra sessantenni sono aumentati del 57,3%, ma anche i lavoratori della classe 45-60 anni hanno registrato aumenti tra il 25% ed il 50%. Al contrario, i dati delle classi di età fino ai 40 anni, hanno registrato una contrazione generale. Un vero crollo si è registrato nella classe sotto i 20 anni, con una variazione negativa del 31,3%. I risultati descrivono dunque un progressivo invecchiamento dei lavoratori altoatesini. Le cause di questo fenomeno, spiega Astat, sono molteplici, tra cui il generale cambiamento della struttura demografica della società altoatesina, l’allungamento dell’età pensionabile, la crescente durata del percorso di studi, che ritarda l’ingresso nel mondo del lavoro, e anche il difficoltoso accesso dei giovani al mercato del lavoro tradizionale (senza contratti di lavoro atipici).

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Male la sanità, bene gli altri servizi pubblici

Considerando l’andamento nei singoli settori economici, si evidenziano tendenze contrastanti. Rispetto all’anno 2008 si registrano, in termini reali, variazioni tra -6,4% nella Sanità e servizi sociali e +6,9% in Altri servizi pubblici, sociali e personali. Anche i tre settori economici con il maggior numero di lavoratori dipendenti (che nel complesso comprendo- no circa il 60% degli occupati del settore privato altoatesino) riflettono questa situazione: nel settore Alberghi e ristoranti (+2,4%) e Attività manifatturiere (+1,9%) la media della retribuzione lorda annua reale è aumentata, nel settore Commercio all’ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli motocicli e di beni personali e per la casa invece è diminuita (-2,9%).

Penalizzati i cinquantenni

L’aggregazione per età mostra in tutte le classi un aumento nominale della retribuzione media. Se si considera tuttavia l’inflazione nello stesso spazio di tempo (11,7%), il quadro si inverte, le retribuzioni diminuiscono in tutte le classi. La classe degli ultra sessantenni costituisce un’eccezione, questa è tuttavia la classe più piccola per numero di lavoratori.

La perdita maggiore al netto dell’inflazione (-4,9%) si registra nella classe dei 50-54enni, ma anche nella classe dei 25-29enni (-4,0%) e 35-39enni (-3,9%) ci sono evidenti diminuzioni delle retribuzioni reali.
L’andamento della retribuzione reale (al netto dell’inflazione) analizzato per qualifica professionale mostra un risultato altrettanto negativo, che qui si evidenzia chiaramente nelle classi superiori. I dirigenti devono confrontarsi con una perdita del 9,1%, per i quadri la perdita è del 9,0%. L’unica classe in cui le retribuzioni sono aumentate è quella degli apprendisti (nominale +15,5%, reale +3,8%).

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