Università, l’altoatesino la snobba (e la vuole sotto casa). Perché è un brutto segnale

Pubblicato il 14 Gennaio 2016 in Culture, Infrastrutture

 

La stragrande maggioranza dei (pochi) ragazzi altoatesini iscritti all’Università scelgono la sede dei propri studi vicino a casa. A Bolzano soprattutto (con il 26% della Lub e il 13% della Claudiana) o al massimo a Trento e Innsbruck. E’ il dato che emerge da una ricerca pubblicata ieri dall’Astat sugli altoatesini iscritti in università italiane ed austriache nell’anno accademico 2013/2014. E se invece che di toponomastica i politici (e tutti noi) parlassimo di questo?

Troppo pochi all’Università
Iscritti all'Università tra i 19 e i 25 anni: censimento 2010

Iscritti all’Università tra i 19 e i 25 anni: censimento 2010

Innanzitutto un dato, poco confortante, ma abbastanza stabile: il tasso di iscrizione dei ragazzi altoatesini all’Università rimane sensibilmente più basso rispetto alla media italiana. Il rapporto Astat segnala che il tasso d’iscrizione all’università indica che nell’anno accademico 2013/14 ogni 100 giovani tra i 19 ed i 25 anni compiuti al 31 dicembre 2013 e residenti in provincia di Bolzano, 30,2 erano iscritti all’università. Il dato medio italiano (il rapporto Astat però, forse per amor di patria, evita qualsiasi raffronto) è attorno al 40%. Il dato è del censimento 2010 (la tabella affianco chiarisce la geografia degli studi) e non è cambiato di molto in questi cinque anni. In Alto Adige il tasso di iscrizione delle femmine (35,0 ogni 100) è significativamente più alto rispetto a quello dei maschi (25,7). “La differenza tra maschi e femmine nel tasso d’iscrizione all’università può essere spiegata dal fatto che molti studenti di sesso maschile decidono di frequentare una scuola professionale, che nella maggior parte dei casi non permette l’accesso all’università – spiega l’Astat – La scelta per il proseguimento degli studi si determina in molti casi già al termine della scuola dell’obbligo e poi rimane pressoché invariata”.

Dove si studia in Italia

Per quanto riguarda la scelta della sede gli studenti altoatesini che studiano in Italia preferiscono frequentare un corso universitario vicino al luogo di residenza. “Nell’anno accademico 2013/14 studiano in provincia di Bolzano 2.640 studenti altoatesini ovvero il 44,0% del totale degli studenti altoatesini iscritti presso università italiane – rivela lo studio Astat -. Presso la Libera Università di Bolzano è iscritto il 26,2%, presso la Scuola Provinciale Superiore di Sanità “Claudiana” il 13,9% e presso lo Studio Teologico Accademico di Bressanone il 3,9% del totale degli studenti altoatesini iscritti alle università italiane. Considerando anche il 21,1% degli studenti universitari residenti in provincia di Bolzano iscritti a Trento, risulta che il 65,1% degli studenti altoatesini, iscritti presso università italiane, studia nell’ambito della regione”. Oltre agli atenei delle province di Bolzano e Trento gli studenti universitari altoatesini preferiscono, nell’ordine, gli atenei di Verona (7,1%), Bologna (6,1%), Padova (5,1%) e Milano (3,6%), mentre il restante 13,0% studia in altri atenei italiani.

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Dove si studia in Austria

Tra le diverse città universitarie austriache, la prima scelta degli studenti altoatesini continua a ricadere su Innsbruck, grazie sicuramente alla vicinanza con la provincia altoatesina. Nel capoluogo tirolese risulta iscritto il 63,4% degli universitari altoatesini che studiano in Austria; seguono Vienna (26,2%), Graz (7,2%), Salisburgo (2,1%) e per il restante 1,2% la scelta ricade su Linz, Klagenfurt o Leoben.

Perché preoccuparsi

Qualche considerazione finale. Al di là del superamento degli iscritti negli atenei austriaci rispetto a quelli italiani – dovuto probabilmente ad alcune agevolazioni sulle tasse universitarie introdotte recentemente – quel che emerge è la scarsa propensione altoatesina a compiere studi universitari. Il dato è ormai consolidato: un segnale di abbondanza, di occupazione ed opportunità precoci, certo, ma anche fonte di grande preoccupazione per il capitale umano del futuro. Se a livello globale si va sempre più verso una società della conoscenza, l’Alto Adige con questi tassi di laureati non va lontano. In questo senso piccoli progressi nell’ordine di poche decine di unità sono del tutto irrilevanti. Ancor più preoccupante, a nostro avviso, la scarsissima mobilità studentesca: le università di Bolzano, Trento ed Innsbruck (e aggiungiamo Verona che comunque è a un’ora e quaranta minuti di treno e raccoglie una buona percentuale di preferenze) hanno sicure punte di eccellenza ma nessuna di queste può essere considerata un grande ateneo di rango internazionale. Il fatto che solo il 3% degli studenti si spinga a Milano e solo il 26% degli studenti che scelgono l’Austria a Vienna deve preoccupare. L’Alto Adige ha bisogno di contaminarsi e aprirsi al mondo. E di certo non lo può fare nel cortile di casa.

Lu.B.

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