Sharing economy, Zamboni: «Uomo prenda spunto dalla natura»

Pubblicato il 26 Settembre 2017 in Agenda, Territorio

 

Giovedì 28 settembre a Bolzano, nella sede Upad di via Firenze 51, è di scena l’economia circolare nel corso di un incontro che avrà inizio alle 18. Per economia circolare si intende un nuovo concetto di utilizzo di beni e risorse, orientato alla green economy e quindi all’eliminazione degli sprechi ed al riutilizzo in un ciclo continuo, senza fine. Il titolo dell’incontro è “Economia circolare, nuova frontiera della sostenibilità ambientale, economica e sociale”. Ospiti dell’evento saranno Silvia Zamboni, giornalista e saggista, esperta di questioni ambientali e Luigi Spagnolli, che per anni ha svolto l’incarico di direttore del parco dello Stelvio. «Scialacquiamo in un tempo sempre minore le risorse che la Terra è in grado di riprodurre in un anno» sostiene la dott.ssa Silvia Zamboni. «Con l’economia circolare tendiamo invece ad eliminare la produzione di rifiuti a favore del recupero, del riciclo e del riuso di materiali e manufatti».

L’incontro di giovedì sarà il primo appuntamento dell’Accademia di Dialogo interculturale, voluta dall’avvocato Gianni Lanzinger. Si tratta di un percorso di promozione del dibattito culturale al fine di formare una cittadinanza attiva e consapevole della nostra regione. Oltre a quello del 28 settembre sono previsti altri due appuntamenti: ad ottobre con il “Convegno sull’autonomia speciale” e a novembre con il “Convegno regionale sulla Riforma protestante”. Il 28 settembre sarà quindi possibile conoscere quali sono i processi in atto nell’ambito dell’economia circolare e quali progetti vengono organizzati nel nostro Paese e a livello internazionale. L’incontro si tiene alla vigilia dei Colloqui di Dobbiaco 2017, che ogni anno affrontano le tematiche ambientali di maggior rilievo proponendo di pari passo delle soluzioni concrete.

Dei temi ce ne parla la stessa Zamboni.

In che senso l’economia circolare rappresenta un nuovo approccio alla sostenibilità ambientale?

«Se prendiamo come indicatore dell’uso che facciamo delle risorse del Pianeta il cosiddetto Overshoot Day, ovvero la giornata che segna il termine temporale entro il quale ci siamo giocati tutte le risorse rinnovabili che avevamo a disposizione per 365 giorni, vediamo che l’Overshoot Day di anno in anno anticipa di qualche giorno: nel 2017 è stato il 2 agosto, contro l’8 agosto del 2016 e il 13 agosto nel 2015. Vuol dire che scialacquiamo in un tempo sempre minore le risorse che la Terra è in grado di riprodurre in un anno. Con il passaggio dall’economia lineare a quella circolare si va invece nella direzione di ridurre il consumo di materia a favore del recupero, del riciclo e del riuso di materiali e manufatti. Per questa ragione, mentre una volta si parlava di processi dalla culla alla tomba, oggi con l’economia circolare si parla di cicli di vita dalla culla alla culla. Vuol dire che si tende ad eliminare la produzione di rifiuti. Dove ci sono rifiuti, afferma Michael Braungart, che con William McDonough ha elaborato il modello Cradle-to-Cradle, dalla culla alla culla (che è anche il titolo del loro primo libro) c’è un problema di inadeguatezza tecnologica. La circolarità poi fa bene non solo all’ambiente ma anche all’economia: ridurre i rifiuti significa meno denaro per gestirli e meno materiali buttati, che hanno comunque un valore, quindi un costo. Per Braungart l’uomo deve ispirarsi alla natura, per la quale il concetto di rifiuto non esiste: tutto si trasforma in risorsa per la vita di altri esseri viventi. Al punto che secondo lui, considerati gli enormi input energetici che abbiamo a disposizione ben al di là delle nostre esigenze, un uso appropriato delle risorse ci può consentire di essere generosi nell’impiegarle».

Come rientrano questi concetti anche nella nostra quotidianità?

«Sicuramente da questo punto di vista la proposta più suggestiva di Braungart è quella di concepire le case come alberi e le città come foreste. Case in cui i materiali impiegati non sono nocivi per la salute, non emettono sostanze tossiche che si diffondono negli ambienti, ma sostengono la nostra esistenza. Case che respirano e che ci permettono di respirare aria non inquinata. E che a fine vita possiamo trasformare in altri beni. Kate Raworth, docente del Master in cambiamento e gestione ambientale all’Università di Oxford, per rappresentare il suo approccio all’economia circolare, con un’altra metafora parla invece di “Economia della Ciambella”, che è anche il titolo del suo ultimo libro. In questo volume delinea sette passaggi chiave per liberarci dalla dipendenza dall’idea di crescita, per riprogettare il denaro, la finanza e il mondo degli affari e metterli così al servizio delle persone, e non viceversa. In questo modo, argomenta Kate Raworth, si può arrivare ad un’economia circolare capace di rigenerare i sistemi naturali e ridistribuire le risorse, consentendo a tutti di vivere una vita dignitosa in uno spazio sicuro e all’insegna dell’equità».

Sul piano normativo cosa si muove nel nostro Paese in relazione all’economia circolare?

«Il 15 settembre si è chiusa la consultazione pubblica sulla proposta di Strategia nazionale per l’economia circolare elaborata dal Ministero dell’Ambiente. Più o meno nelle stesse ore il ministro Galletti ha sottoscritto due bandi, per un totale di 2,1 milioni di euro, destinati a finanziare le nuove tecnologie per la prevenzione e la riduzione degli impatti negativi derivanti dalla gestione di alcune particolari categorie di rifiuti. Più in dettaglio, il primo bando (da 900 mila euro) è indirizzato al cofinanziamento di progetti di ricerca per lo sviluppo di nuove tecnologie di recupero, riciclaggio e trattamento dei rifiuti elettrici ed elettronici (i RAEE), mentre il secondo (da 1,2 milioni) è dedicato all’eco-design dei prodotti e alla corretta gestione dei relativi rifiuti, e alle categorie di rifiuti che non sono servite dai consorzi di filiera».

E a livello europeo cosa succede?

«Il 14 marzo scorso l’Assemblea plenaria del Parlamento europeo ha approvato la proposta di modifica al progetto di aggiornamento di sei direttive europee, presentato nel 2015 dalla Commissione. Si tratta delle direttive-quadro sui rifiuti, sui rifiuti da imballaggio, sui RAEE, sui veicoli fuori uso, sulle batterie e sulle discariche, direttive che insieme costituiscono il cosiddetto Pacchetto sull’Economia Circolare. Una volta definita anche la posizione del Consiglio europeo, si andrà ad un confronto tra la Commissione, il Parlamento e il Consiglio per condividere il testo finale delle modifiche da apportare alle direttive. Data prevista del varo del provvedimento: luglio 2018».

Sabato 30 settembre e domenica 1 ottobre il Centro Culturale Grand Hotel di Dobbiaco ospiterà la ventottesima edizione dei Colloqui di Dobbiaco. Lei fa parte del Comitato scientifico dei Colloqui e dell’Ökoinstitut Alto Adige: ci può anticipare il tema che avete scelto quest’anno per questo appuntamento che da sempre coinvolge esperti di lingua italiana e tedesca?

«Ci occuperemo di sharing economy, ovvero dell’economia della condivisione di beni e servizi, basata sull’uso di piattaforme digitali. Spesso i processi di digitalizzazione vengono considerati tout-court responsabili della cancellazione di posti di lavoro. L’altro lato della medaglia ci dice però che, al contrario, possono anche essere all’origine della creazione di nuovi sbocchi occupazionali, basti pensare alle innumerevoli start-up digitali. In questo contesto così complesso, i Colloqui di Dobbiaco 2017 approfondiranno in particolare il tema del contributo che la sharing economy può portare alla sostenibilità ambientale e sociale. In altre parole, cercheremo di mettere a fuoco le opportunità che offre per risparmiare risorse naturali e per promuovere processi cooperativi e di democrazia partecipativa. E come favorisca il percorso che porta dalla proprietà di un bene all’accesso al servizio corrispondente, come è il caso del car sharing, che permette di accedere alla mobilità motorizzata indipendentemente dal possesso di un’auto, riducendo così le auto in circolazione e quelle parcheggiate, e le relative risorse necessarie per produrle e il suolo per ospitarle. Altre domande a cui si cercherà di rispondere riguardano le sinergie tecnologicamente innovative che l’economia della condivisione può creare con l’economia tradizionale dei commons, i beni comuni; e come sostenga la circolarità insita nel recupero e riuso di beni usati. Nell’esplorare le varie forme di sharing economy affronteremo, infine, un quesito di fondo: c’è una sharing economy politically correct e un’altra invece “cattiva”, dei grandi numeri, che, ad esempio, incentiva forme opache di lavoro subordinato privo di garanzie, accusa che è stata spesso lanciata contro Uber, il “tassì-fai-da-te”? Per dare maggiore concretezza al confronto di idee, i Colloqui presenteranno anche esperienze concrete, in gran parte legate al territorio altoatesino».

Può farci qualche esempio?

«Verranno presentati il Repair Café di Merano e il car sharing in Sudtirolo. E si parlerà di Airbnb (il gigante internazionale dell’ospitalità privata a pagamento) in rapporto al turismo alpino. E per quanto riguarda la lotta allo spreco alimentare, che in Italia raggiunge la ragguardevole cifra di 1,9 miliardi di euro nel solo comparto distributivo, verrà presentata l’esperienza di foodsharing (condivisione del cibo) denominata LastMinuteSottoCasa in funzione a Torino. Questa piattaforma viene frequentata dai negozianti per offrire, a prezzi ribassati, alimenti che stanno per scadere, in modo da non buttare cibo, recuperare quanto investito negli acquisti ed allargare eventualmente la platea dei propri clienti; mentre gli acquirenti vengono informati».

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