I nuovi tossicodipendenti: ecco l’eroina dei nostri tempi

Pubblicato il 23 Novembre 2019 in Alto Adige DOC

 

Questa inchiesta sul consumo e lo spaccio della droga a Bolzano termina là dove avrebbe dovuto iniziare: dall’analisi dei dati sull’aumento dei morti per eroina negli ultimi anni. “La nuova strage dell’eroina in Italia: decessi per overdose +9,7% in un anno” era il titolo di una puntata della “Data Room” di Milena Gabanelli sul Corriere della Sera, “In 2 anni l’eroina è aumentata del 103% e le morti del 10% “ rilanciava “The Vision”.

Era l’inizio dell’estate 2019 e proprio in quei giorni, due uomini erano stati ritrovati morti nei bagni della stazione di Bolzano a causa di un’overdose di eroina contenente un’alta percentuale di principio attivo.

Titoli e notizie che riportarono più o meno tutti i media a fare un paragone con gli anni Ottanta e Novanta. Quelli di “Christiane F.  Noi i ragazzi dello zoo di Berlino”, dei cucchiaini forati nei bar, delle zone da evitare perché frequentate dai “tossici” e “di Toto Cutugno che cantava “Con l’autoradio sempre nella mano destra” nella celeberrima “L’Italiano”. (Per i più giovani. In quegli anni le autoradio erano estraibili e dotate di “manico” per potersele portare con sé ed evitare che qualche tossicodipendente rompesse un vetro dell’auto per rubarla e rivenderla in cambio di una dose).

Inevitabilmente, anche la chiacchierata con Peter Koler del Forum Prevenzione di Bolzano era partita proprio da questo confronto: “Trent’anni fa, il buco era spesso figlio della volontà di trasgredire. Detto altrimenti, ci si drogava per andare contro al sistema, oggi è molto diverso, soprattutto gli italiani consumano alcune droghe, in particolare l’eroina, come terapia automedicazione, potrei dire che si fanno per sopravvivere in questo sistema”.

Come già sottolineato nelle scorse puntate, è l’intero contesto ad essere cambiato. Solo per fare un esempio, negli anni Novanta l’emigrazione non era il principale argomento del dibattito politico mondiale: “Le dipendenze dei migranti – continua Koler – sono spesso figlie di un’identità fragile. Se non hai reali prospettive o fatichi ad arrivare a sera è più facile che finisci a rubare, spacciare o a prostituirti. A fare aumentare le morti per overdose non sono i principi attivi o la roba tagliata male, sono le condizioni individuali in cui questi tossicodipendenti si trovavano. Negli anni Novanta si era finalmente riusciti a far passare l’idea che il tossicodipendente andava curato e non criminalizzato, oggi, invece, i drogati sono tornati ad essere visti come dei criminali e questo ha portato a depotenziare tutta una serie di servizi fondamentali”.

Una tendenza che riguarda tutta la Penisola, Alto Adige compreso: “Alcuni servizi di assistenza, fortunatamente, funzionano ancora, ma manca la strategia di pianificazione che aveva portato a buoni risultati negli anni Novanta. Le problematicità, come detto, sono cambiate notevolmente, ma i non vengono più affrontate nel loro complesso. Si sono fatti alcuni passi avanti ma molte proposte che erano state concordate  sono rimaste lettera morta, sembra mancare la percezione dell’importanza della questione”.

Tornando ai titoli con cui abbiamo aperto il pezzo, Koler conferma quanto già sentito nelle puntate precedenti. “Oggi raramente i più giovani consumano solo un tipo di droga, ne usano diverse in situazioni diverse, ma è evidente che con l’eroina la giostra cambia, annienta tutto”.

Il Serd

L’inchiesta non poteva terminare che al Serd, il “Servizio Dipendenze” di via del Ronco a Bolzano dove incontro la dottoressa Bettina Meraner. Anche con lei partiamo dai dati: “Il numero di eroinomani che assistiamo è costante da alcuni anni – precisa – Attualmente sono circa 500. A dire il vero, però, in questo momento siamo più preoccupati dalla diffusione della cocaina perché presenta aspetti differenti rispetto al passato. Non è più la droga dei ricchi, ma è diventata una droga di strada anche grazie all’abbassamento del prezzo. Inoltre viene consumata in vari modi, sniffata, fumata, inalata… Il tutto in un contesto in cui i più giovani non sanno nemmeno capire da quale sostanza siano effettivamente dipendenti e sicuramente non si sentono o si identificano come tossicodipendenti. Insomma, non hanno una chiara percezione del problema”.

Problema che presenta aspetti molto più complessi e che quindi richiede di essere affrontato con cautela: “I giovani arrivano alla dipendenza attraverso vari fattori che si incrociano. Gli eroinomani del passato andavano principalmente liberati dalla dipendenza dell’eroina, oggi i tossicodipendenti sono portatori di problematicità differenziate. I pazienti con background migratorio, per esempio, una volta che incrociano le sostanze illegali finiscono più facilmente a commettere reati e quindi rischiano di perdere il permesso di soggiorno che permette l’accesso ad un aiuto sociale. Diventano, quindi, irregolari a cui è garantita solo l’assistenza medica e null’altro. Al Serd riusciamo ad assistere queste persone solo grazie al famoso codice Stp, Stranieri temporaneamente presenti che permette di poter fornire prestazioni urgenti o indifferibili. Credo che sia evidente a tutti, però, che la sola assistenza medica non è sufficiente. Senza l’intervento di politiche sociali non si possono realmente aiutare queste persone”.

Tutto questo riporta a quanto già scritto la settimana scorsa in relazione al “parco stazione”. Il consumo e lo spaccio di droghe da parte dei migranti andrebbero affrontati con grande attenzione e senza pregiudizi, ma, purtroppo, il tema è sempre più spesso ridotto a una questione di ordine pubblico.

Per farsi un’idea più precisa della questione si consiglia la lettura del dossier “I migranti e l’uso di sostanze psicoattive” figlio di una Summer School tenutasi a Firenze lo scorso settembre. Il testo affronta il tema da diversi punti di vista che non posso sintetizzare qui, per cui mi limito a riportare un brano che evidenzia come le droghe (leggere o pesanti) non sembrino essere il problema principale per chi opera sul territorio e per strada: “Per ciò che riguarda i rischi sulla salute, la sostanza che il 57.6% degli operatori ritiene maggiormente legata a modelli di consumo più rischiosi è l’alcol, seguita dall’eroina (6.5%). Sempre l’alcol risulta essere la sostanza che sembra portare a un maggior rischio di emarginazione sociale (55.3%), seguita dall’eroina (7.6%). Le altre sostanze sono percepite a minor rischio (indicate da meno del 5% dei rispondenti)”.

Massimiliano Boschi

 

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