Viaggio nel parco Stazione, dove il ricco Alto Adige mette la polvere sotto il tappeto

Pubblicato il 16 Novembre 2019 in Alto Adige DOC

 

Alto Adige Doc: la rubrica che racconta l’Alto Adige lontano dagli stereotipi. Per chi si fosse perso qualche puntata precedente, nessun problema: eccole tutte.

Ho appuntamento a “Binario 7” all’orario di apertura, arrivo con largo anticipo e all’ingresso rischio di scontrarmi con un ragazzo. E’ seduto sui gradini ed è arrotolato dentro al cappuccio del suo largo giubbotto come un riccio impaurito in mezzo alla strada. E’ troppo presto per cui allungo la passeggiata fino al teatro, poi torno indietro. Sono stato troppo rapido, la porta di binario 7 è ancora chiusa, il ragazzo all’ingresso si è alzato e dal cappuccio esce una sigaretta, la tiene tra le mani come se potesse scaldarlo, che abbia passato la notte al freddo è più che un sospetto. Mi faccio un altro giro, quando torno l’ufficio è aperto. Suono al campanello e mi vengono ad aprire, dentro ci sono già quattro o cinque utenti. Mi squadrano e mi fanno sentire come lo straniero che entra nel saloon “sbagliato”, faccio finta di nulla e mi dirigo verso l’ufficio dove incontro Leonardo Battisti, vice responsabile del centro.

Come prima cosa mi illustra le attività di “Binario 7”: «E’ una struttura gestita dalla Caritas, siamo quello che viene definito un drop-in: un punto di contatto e di aiuto per persone con problemi di dipendenza. Il sostegno che offriamo è ispirato alla riduzione del danno derivante dal consumo di sostanze psicoattive illegali. Agli utenti del servizio viene garantito l’assoluto anonimato e il nostro obiettivo è limitare i rischi per la salute dei consumatori di droghe attraverso lo scambio di siringhe sterili contro siringhe usate, la vendita di materiale per il consumo di sostanze stupefacenti come acqua sterile, salviette disinfettanti e acido ascorbico, Inoltre forniamo pasti caldi e bevande, diamo la possibilità di fare la doccia e lavare i vestiti e forniamo informazioni su pratiche di sesso sicuro e consumo sicuro per evitare infezioni e rischi di overdose».

Poi passa ai numeri e decido di accendere il registratore perché non vorrei aver capito male: «Nel 2018 abbiamo seguito 204 utenti, il 90% italiano, il 75% altoatesino. La maggior parte dell’utenza è maschile e ha più di 40 anni, il 22% è tra i 30 e il 39 anni. In media il servizio è frequentato da un minimo di 35 ad un massimo di 42 persone al giorno». Binario 7 limita i suoi servizi ai residenti comunitari ma sono comunque numeri molto più alti di quel che immaginavo.

Mi trovo in quell’ufficio per indagare sul “presunto” ritorno dell’eroina e chiedo qualche dettaglio in più sull’argomento. I numeri non sono tranquillizzanti: «Nel 2018 il servizio ha erogato 58.210 siringhe (vendute e scambiate) Questo dato ha sempre avuto un trend in aumento dall’apertura del servizio, 39.552 siringhe sono state erogate con un indice di ritorno del 91%. Significa che 36.123 siringhe usate sono state riconsegnate al servizio e regolarmente smaltite, per noi è un risultato importante».

Dati alla mano, Battisti mi dimostra come l’eroina non sia mai realmente scomparsa dalle strade di Bolzano, ma negli ultimi anni qualcosa pare esser cambiato: «Per molti anni, l’età media di chi frequentava Binario 7 è andata crescendo, mentre in tempi recenti abbiamo notato un progressivo aumento della fascia più giovane sotto i 30 anni. Più precisamente, negli ultimi due anni il servizio ha rilevato un aumento di contatti legati ad una fascia molto giovane di utenti. Attualmente il 13% dell’utenza ha un’età compresa tra i 18 e i 29 anni».

Un dato che, però, non sembra direttamente collegato all’uso di eroina: «Le principali sostanze di consumo sono rimaste invariate negli anni: Thc (Cannabis) al primo posto seguito da eroina, cocaina e alcool. Ovviamente l’eroina ha un impatto diverso rispetto alle altre droghe, è più facile che trascini i consumatori nell’emarginazione, ma rispetto agli anni Ottanta e Novanta molte cose sono cambiate. Oggi i consumatori più giovani non sono più legati a una singola sostanza, sono poli consumatori e questo è solo uno dei problemi. Alcuni non sanno nemmeno bene cosa hanno assunto e pensano di sapere cosa stanno consumando per le cose che leggono in rete. Ovviamente una bestialità.

Ma è cambiato anche lo “stile” di consumo: «La maggior parte dell’eroina oggi viene fumata grazie alla sua aumentata percentuale di principio attivo. Il problema è che i fumatori più assidui rischiano fortemente di passare al buco perché l’utilizzo della siringa permette all’eroina di avere effetti più intensi e  più rapidi, va prima in circolo e si smaltisce in minor tempo. Devo dire che, però, non abbiamo dati precisi sulla questione e sappiamo che molti continuano a fumare eroina senza passare al buco».

Un ultimo dato chiarisce chi siano i frequentatori di Binario 7: «Solo il 62% delle persone, delle quali abbiamo il dato (177 persone) ha una situazione alloggiativa stabile e il 25% provvisoria, il 13% non ha alloggio. Nel 2018, le persone in strada erano 23. Per quel che riguarda il lavoro, solo  il 35% ha un’attività lavorativa mentre il 17% è sostenuto dal servizio nella ricerca lavoro, il 23% non trova lavoro e il 25% non lavora più per motivi di salute».

Binario 7 sorge a pochi passi dal tanto discusso “parco stazione” e prima dei saluti chiedo a Battisti che idea si è fatto: «I giardini della stazione di Bolzano non sono diversi da quelli di moltissime città europee. Attualmente non abbiamo il polso della situazione perché usciamo molto meno di prima per vari motivi, so però che quando lo percorriamo troviamo molte stagnole. I frequentatori del parco sono  i più disperati, spesso sono spacciatori/consumatori, a volte provano a rifilare sostanze assolutamente legali o innocue al posto della droga».

Al parco stazione

Per saperne di più chiedo aiuto a Sergio Previte, operatore sociale e streetworker. Ci diamo appuntamento davanti alla stazione in una fredda e piovosa mattina di novembre. Arriva in bicicletta talmente imbacuccato da essere irriconoscibile, mi accorgo di averlo di fronte solo quando mi saluta con l’ormai classico “Ricchioooo”. Previte ha una classicissima “faccia da schiaffi” ma non da quello che li prende, più da quello che li rifila. Insomma, l’ideale compagnia per una passeggiata attorno alla stazione.

Purtroppo, date le pessime condizioni climatiche, i giardini della stazione sono completamente “disabitati”. Non bastasse, da un lato stanno costruendo le casette dei mercatini di Natale, dall’altro è appena stata installata un’enorme ruota panoramica. Non è ancora attiva, davanti alla cassa che venderà i biglietti due panchine affondano nel pantano, tutt’intorno pozze d’acqua e cantieri. Sembra di attraversare il set di un film apocalittico. Per non buttare la mattinata, decidiamo di entrare nel bar in cui si sono rifugiati alcuni dei frequentatori abituali del parco.

Fuori stazionano quattro o cinque ragazzi africani, solo uno mostra un minimo di interesse e la speranza che siamo lì per “acquisti”. Gli altri si disinteressano completamente di noi. Fanno lo stesso quelli che si trovano all’interno del locale. A fianco della cassa un cartello precisa:  «Si paga prima della consumazione, senza eccezione». Ordiniamo due caffè ma non serve pagarli in anticipo, siamo gli unici due clienti italiani.

Ci sediamo al tavolo e Previte prova a raccontarmi quello che non ha potuto mostrarmi. Gli chiedo se conferma l’idea che il parco della stazione sia frequentato da disperati più che da criminali: «Assolutamente sì, in gran parte sono persone che vivono per strada e cercano di sbarcare il lunario. Le politiche securitarie hanno aumentato il loro numero peggiorando la situazione. I posti dell’emergenza freddo non sono sufficienti e comunque riguardano solo le ore notturne. Di giorno molti di questi ragazzi non sanno come far arrivare sera. Ovviamente è più facile aiutandosi con l’alcol o altre sostanze».

Le risse e le liti che quasi quotidianamente avvengono in parco stazione sono figlie soprattutto di questo, ma non solo: «Il vero problema – prosegue Previte – è che nessuno vuole farsi carico della questione. Così restano solo la repressione e le retate delle forze dell’ordine. I risultati (scarsi) sono sotto gli occhi di tutti. Ma è solo la parte visibile di un problema complessivo. Il ricco Alto Adige non vuole o non sa affrontare questo tipo di situazioni. Non mancano le risorse economiche, ma troppo spesso le attività sono ispirate a un paternalismo che non porta da nessuna parte. Troppi operatori passano direttamente dall’oratorio alla strada con una vocazione da boy scout che li fa scontrare con problemi che non sanno affrontare. Nessuno nega la loro buona volontà, ma non basta, non è una questione di buoni da redimere, ma di problemi da risolvere. Serve la giusta comunicazione e una visione realistica del contesto».

In effetti le casette dei mercatini e la ruota panoramica si limitano a spostare (provvisoriamente) il problema. Chi è disperato resta disperato, lo si allontana solo dallo sguardo dei turisti. Prima di uscire dal bar butto l’occhio sullo smartphone sulle ultime notizie. Leggo che durante una perquisizione in una casa di Appiano, le forze dell’ordine hanno sequestrato mezzo chilo di marijuana appartenente a due sedicenni. Nell’ultima retata delle forze dell’ordine in parco stazione ne erano stati rinvenuti 80 grammi. I ragazzi di Appiano si erano anche filmati mentre contavano l”incasso” dello spaccio, volevano farsi belli con gli amici.

Niente di così strano, serie tv come “Narcos”, “Breaking bad” o “Gomorra” sono solo gli esempi più recenti e clamorosi di quanto le vite dei narcotrafficanti possano essere affascinanti. Quello che non si perdona ai frequentatori di parco stazione non è lo spaccio, ma l’essere dei poveracci.

Paghiamo e usciamo dal bar, Previte si fa prestare l’accendino da uno dei ragazzi africani seduto ai tavoli esterni e si accende una sigaretta. Io alzo lo sguardo sulla grande ruota panoramica che ha sfrattato gli abituali frequentatori del parco e penso che andrebbero “compensati” con un giro gratis. Loro Bolzano dall’alto non l’hanno mai vista, anzi, dall’alto sembrano non aver mai visto nulla.

(continua)

Massimiliano Boschi

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