La Chiesa, il turismo e le spalle larghe. Roma e i romani secondo Costanza Jesurum

Roma incombe sulla rubrica “Orizzonti” sin dall’inizio. Come si potrà mai raccontare la città eterna in una singola intervista? Il Vaticano e il calcio come religione, il Cupolone e i cinghiali, il Campidoglio e la monnezza, i Fori Imperiali e le buche nelle strade, “Roma Caput Mundi” e il Grande Raccordo Anulare. Roma come un figlio scapestrato, quello egocentrico e viziato a cui si perdona tutto, quello che fa impazzire i genitori e proprio per questo è amato e venerato. Per gli altri, per chi la osserva dall’esterno, la capitale è simbolo e incrocio di tutti i mali nazionali,  gli stessi che dopo due ore di Roma parlano come Alberto Sordi, o almeno ci provano. A seguito di riflessioni nemmeno troppo lunghe, si è compreso che raccontare tutto questo è un’impresa troppo complicata per un giornalista, meglio lasciare campo libero a “qualcuno del posto”. Ma come individuare la persona giusta? Come sfuggire, per esempio, alla narrazione mediatica e cinematografica romana, che sembra non considerare l’esistenza di un mondo fuori dal Grande Raccordo Anulare? Come evitare il compiacimento della romanità e la mancanza di autoironia?
Facebook, per una volta, si è rivelato utilissimo, permettendoci di seguire i racconti “social” di Costanza Jesurum. Brillante, leggera, autoironica, Costanza Jesurum svolge persino una professione che sembra perfetta per raccontare Roma e i romani: è una psicanalista.
La prima domanda è la logica conseguenza di tutto questo e riguarda un sentimento, uno stato d’animo che a Roma è praticamente introvabile: l’entusiasmo.

Costanza Jesurum 

Costanza, a Roma l’entusiasmo è considerato un reato penale?  

Credo che ci sia del vero, è una città che tende a ostacolare i progetti, una città nevrotica che ha interiorizzato una robusta vena di cinismo. Roma è una città per forti, e in questo è una città – ipso facto difficile, e politicamente in grave difficoltà. Ma oltre che essere fichissima, nel senso di molto bella, una volta che riesci a tenere duro, per risorse spesso soprattutto caratteriali, secondariamente economiche è una città dove è bello stare, dove è bello creare dove è bello lavorare dove è bella la qualità delle relazioni professionali, e personali, dove girano tanti progetti, tante idee.

Ecco, possiamo accordarci su Roma come “città difficile”?

Sì, ma in parte. Roma piace da pazzi ai romani, siamo orgogliosi di questa città nonostante tutto. Roma non è solo un posto in cui le cose succedono, ma un luogo in cui resiste quel tipo di amichevolezza e quell’umorismo, a volte greve e franco, che aiuta a sopravvivere e che credo ci venga invidiato. Un modo di essere che non è espressione dell’esagerata solarità del sud, ma qualcosa di diverso. Mi piace il modo in cui i romani chiacchierano e soprattutto lavorano. Perché a Roma si lavora anche molto, si fanno molte cose, anche se fuori non sembra perché spadroneggia una retorica che minimizza queste cose, una narrativa perversa diffusa spesso dagli stessi romani. Mi pare che si parli troppo poco delle cose che qui si fanno, ed è tanto tanto cool ignorarle.

Foto Venti3

Ma…

Ma non nego che le cose potrebbero funzionare molto meglio. Per fortuna, ci sono impiegati comunali che ti possono cambiare la vita, perché non si arrendono all’immobilismo, lavorano il triplo e risolvono i problemi con impegno e creatività. Roma si ama non solo per le bellezze architettoniche o per i tramonti mozzafiato. Sopportiamo il traffico e tutti gli altri problemi perché in alcuni momenti viviamo molto bene. Certe atmosfere, certe relazioni ti trattengono qui più dei tramonti mozzafiato.

Riprovo. Ma il traffico, la monnezza, le buche, i lavori della metro, i cinghiali…

Sì, ci sono anche le fregature. Al momento, la gestione della raccolta rifiuti va un po’ meglio, il traffico anche, dopo la pandemia la situazione era apocalittica, ma è vero ci sono cose che devi farti andare bene per forza. La situazione sanitaria, soprattutto rispetto alla salute mentale, è un delirio. Ma ripeto, è una città per ricchi e/o soprattutto per caratteri forti. Se non hai le spalle larghe, se devi spostarti nel traffico tra casa e lavoro, pure se il lavoro è ben remunerato – rischi la cirrosi epatica.

I principali problemi di Roma hanno a che fare con l’essere “la città della politica”?

No, credo sia un falso mito figlio di una visione molto parziale. Roma è capitale d’Italia da relativamente poco tempo. La città è intessuta dal potere della Chiesa, molto più antico e forte. Un potere che è ancora oggi paralizzante per la sua forza e per i beni che detiene. Questo spiega anche gli aspetti che abbiamo affrontato in precedenza. Spostare i ministeri in altre città non cambierebbe molto, forse avremmo solo un po’ meno traffico.

Roma: Piazza San Pietro (Foto Venti3)

Roma è una città gentrificata? Ci sono pareri discordanti…

Intanto non va dimenticato che qui è sempre passato il mondo e che la città non è un corpo unico. Roma è una confederazione di paesotti e di atmosfere, dove sono belle le culture di quartiere e le atmosfere professionali e private. Ecco, alcuni di questi paesotti sono tristemente gentrificati altri no, ma è vero che è in corso un processo che sta devastando la città. Il turismo sta viziando l’offerta della città ai cittadini, penso ai costi delle case, agli affitti, all’offerta commerciale e a quella gastronomica. Per fare qualche esempio, la situazione è molto grave a San Lorenzo, mentre Il Testaccio e soprattutto la Garbatella resistono. È vero che da questo punto di vista, in centro storico, da Borgo Pio a Santa Maria Maggiore, è un pianto e un lamento.

Da dove si potrebbe partire per invertire la rotta?

Mi piacerebbero i nidi gratis, strutture sanitarie migliori, un pensiero amministrativo che si occupi della cittadinanza e che non si incardini unicamente sul turismo come risorsa economica. Questo approccio, che sta deformando non solo Roma, ma tutte le importanti città storiche italiane, sta facendo lievitare il costo degli affitti e uccidendo altre forme commerciali. Tutto è soppiantato da strutture ricettive e ristorazione. In secondo luogo occorrerebbe un cambio di mentalità riguardo l’approccio alla cosa pubblica. A Roma non esistono panchine che non siano rovinate o distrutte. C’è un che di patologico nel dover devastare tutto quello che è pubblico. Ci siamo abituati a questo e i bambini crescono in questo contesto, dandolo per normale e scontato. Ma temo, che se non si lavora tanto al primo punto, è difficile che i Romani, sentendosi marginalizzati dai loro spazi, migliorino riguardo il loro modo di relazionarsi alla città.

Massimiliano Boschi

Costanza Jesurum è nata a Roma, il 23 aprile del 1973. Si è laureata prima in filosofia, con una tesi sulla scuola di Francoforte, e poi in psicologia con una tesi su Femminismo e psicoanalisi. Successivamente si è specializzata come psicologa analista presso l’AIPA (Associazione italiana Psicologia Analitica) Lavora principalmente come psicologa analista presso il suo studio e privato e collabora con diverse testate L’espresso, la Repubblica, il Mate periodici (Psicologia contemporanea).
Scrive libri. Ha pubblicato  con la casa editrice Minimum Fax Guida portatile alla psicopatologia della vita quotidiana (2015) e Dentro e fuori la stanza. Cosa accade a chi da psicoterapia oggi (2017).  Poi Il corpo in questione Ponte alle Grazie (2023) Il giaguaro nel canale 2023 (Wetlands).

Dal 2021 è nel comitato di redazione della rivista Studi Junghiani. Da diversi anni tiene un blog: https://beizauberei.wordpress.com/

 

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