Report, il silenzio assordante della Provincia sull'inchiesta degli scaldacollo

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Spalle voltate e bocche cucite. È stata questa la reazione del presidente Arno Kompastcher e dell’assessore alla sanità Thomas Widmann sull’inchiesta del programma di Rai Tre Report, andata in onda ieri sera, riguardante i famosi 300.000 scaldacollo e dispositivi di sicurezza acquistati dalla Provincia di Bolzano a marzo per un valore di ben 500.000 euro + iva. Nessuno dei due ha voluto rispondere alle domande della giornalista Rosamaria Aquino che ha cercato di far luce sui due aspetti controversi della vicenda: la vera efficacia delle protezioni e l’affidamento senza gara a una ditta il cui proprietario è il cugino dell’assessore Widmann, la TEX Market.

In mezzo anche il gruppo Oberalp Salewa che grazie ai suoi impianti cinesi ha garantito 500mila maschere protettive FFP2 e FFP3, 400mila tute protettive e 40mila tute mediche per una spesa di 9,3 milioni anticipati dal gruppo stesso per l’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige.

E mentre Widmann è fuggito dall’inviata rifugiandosi negli ascensori di Palazzo Widmann, il presidente Kompastcher si è al rivolto al programma invitando a “guardare le sue conferenze stampa,” in cui sarebbero già state fornite risposte ai giornalisti locali. Affermazione discutibile, dato che le domande che vengono poste via Youtube durante le conferenze sono sempre contingentate e filtrate. E di risposte ne sono arrivate poche. Insomma, come detto proprio dal conduttore di Report Sigfrido Ranucci ieri sera “il contraddittorio con la stampa è qualcosa di diverso”.

E se nel corso della puntata di ieri, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha deciso di metterci la faccia rispondendo di persona ai microfoni del programma sul caso dei dispositivi acquistati da parte di un suo famigliare, in Alto Adige si è deciso di non voler chiarire la faccenda, nascondendo la polvere sotto al tappeto e abbassando notevolmente i toni. Purtroppo però quello ascoltato ieri sera in televisione è un silenzio che fa però più rumore che mai, perché risulta essere un’altra occasione persa per provare ad essere trasparenti e sinceri verso tutti quei cittadini che hanno perso fiducia nelle istituzioni e che di questa faccenda si sono ormai fatti un’idea ben chiara.

I decessi nelle Rsa trentine e le piste da sci sotto accusa

Nel corso della puntata chiamata “Autonomia Covid”, il programma ha cercato di far luce anche sui moltissimi casi di decessi nelle Rsa trentine. Due i momenti fatali dell’epidemia: l’ultimo weekend di apertura delle piste, con l’emergenza già in corso nelle due regioni confinanti, Veneto e Lombardia, e la decisione di non chiudere da subito le visite dei parenti, e l’ingresso delle badanti, nelle Rsa. Il 6 aprile la Provincia di Trento contava la maggiore percentuale di contagi d’Italia, superando anche la Lombardia. E dal 16 marzo Trento è sempre almeno sul podio italiano per incidenza del virus sulla popolazione.

Ed è stata probabilmente la non chiusura delle piste che ha avviato la catena di contagi, visto che a detta dei residenti di Pinzolo in quei primi giorni di marzo “sembrava Natale”. E la maggior parte dei turisti erano lombardi e bresciani, invitati dalla giunta Provinciale, e in particolare dall’assessore al turismo Roberto Failoni, ad andare a sciare in Trentino. Quest’ultimo è anche uno dei principali albergatori della zona (il preferito di Matteo Salvini), e alle telecamere di Report ha detto che non ci ha visto un conflitto d’interesse. Trento è stato poi il luogo che ha registrato la percentuale di morti più alta in Italia per COVID-19 nelle RSA. Il programma ha raccolto la testimonianza di un medico che lavora in una residenza per anziani che ha affermato di aver ricevuto istruzioni di non mandare i pazienti al pronto soccorso perché gli ospedali erano già saturi, anche se loro non erano in grado di garantire sicurezza nelle strutture.

Potete guardare l’inchiesta qui.

Alexander Ginestous

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