Come cambia la qualità dell’acqua dalla fusione del permafrost alpino: lo studio Euregio

Alessandro Palmarin
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Al via nelle prossime settimane uno studio sulla qualità dell’acqua dei Rock Glaciers, le coltri detritiche contenenti ghiaccio. Il progetto, denominato “ROCKME”, sarà condotto congiuntamente dall’Università di Bolzano, l’Accademia Austriaca delle Scienze e la Fondazione Edmund Mach. Di durata triennale, lo studio, si pone come obbiettivo la raccolta dati per l’elaborazione di modelli sul contributo all’inquinamento delle acqua da parte dei “Rock Glaciers”, ma anche per determinare la composizione chimica e la dinamica ecologica nelle acque derivanti dalla degradazione del permafrost alpino di alta quota, che in Alto Adige è abbondante a quote elevate (sopra i 2.400 m). Inoltre la ricerca punterà a determinare la provenienza dei metalli pensati che si sedimentano nel permafrost, per scoprire se essi sono “autoctoni” o derivativi dall’inquinamento atmosferico.

Campionamento_Ghiacciai

Gli esperti e i problemi delle acque di fusione dei rock glaciers

Nelle sorgenti alimentate dai rock glaciers si trovano disciolte numerose sostanze chimiche, tra cui alcuni metalli pesanti che spesso vengono rinvenuti a concentrazioni elevate. Questa contaminazione le rende un possibile problema ambientale. “Spesso vi si rinvengono, in quantità variabili, metalli pesanti come nickel, zinco, addirittura uranio a seconda del tipo di roccia, anche di sei volte superiori ai limiti dell’acqua potabile”, spiega Francesco Comiti, professore di Gestione delle risorse idriche e del sedimento alla Facoltà di Scienze e Tecnologie. “Con le nostre misurazioni vogliamo andare a capire da dove questi provengano e poi osservare quali sono le conseguenze della presenza di questi elementi sugli ecosistemi fluviali”, precisa Stefano Brighenti, assegnista di ricerca nella stessa Facoltà ed esperto del problema. “Analizzeremo se e come i metalli pesanti si trasferiscono e si accumulano nelle reti trofiche dei torrenti di alta quota” spiega Monica Tolotti, ricercatrice in idrobiologia della Fondazione Mach. La pianificazione idrica, riguardo i bacini d’alta quota usati per l’irrigazione o come acqua potabile, sarà dettata dai risultati che si otterranno.

I lavori

Il team dell’Accademia Austriaca delle Scienze che partecipa al progetto è composto da glaciologi e geologi, che effettueranno l’analisi delle rocce e svilupperanno modelli previsionali glacio-idrologici. La Fondazione Mach di San Michele all’Adige affronterà invece lo studio degli effetti ecologici di concentrazioni di metalli così elevate sugli organismi acquatici tramite l’identificazione di invertebrati e batteri viventi sul fondo dei corsi d’acqua, la ricostruzione delle loro interazioni nelle reti trofiche mediante l’uso di isotopi stabili, e infine la valutazione dei processi di accumulo e concentrazione dei metalli pesanti negli organismi acquatici. Infine, la Libera Università di Bolzano si occuperà del monitoraggio idrologico e della misurazione delle concentrazioni degli isotopi stabili dell’acqua – traccianti naturali molto utili per capire da dove proviene l’acqua dei torrenti (neve, ghiaccio, pioggia) – unitamente all’analisi dei geni di resistenza microbica, in collaborazione con la Fondazione Mach. Infine, l’analisi chimica delle acque e isotopica dei metalli verrà svolta presso i laboratori di Eco-Research Srl (Bolzano). Conclude il prof. Comiti: “Andremo a monitorare i deflussi idrici delle sorgenti alimentate da rock glaciers e sulla base di queste rilevazioni potremo realizzare modelli previsionali che ci consentiranno, includendo le proiezioni sull’aumento delle temperature, di stimare quanto i rock glaciers contribuiranno alla concentrazione di metalli pesanti nelle acque superficiali, e dove tali concentrazioni raggiungeranno una soglia critica per il loro utilizzo”.

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