No, nessuno ha abolito il nome “Alto Adige” (ma il problema esiste, eccome)

Pubblicato il 14 Ottobre 2019 in Territorio

 

No, nessuno ha abolito il nome Alto Adige. Vedremo ancora i cartelli Alto Adige/Südtirol e la comunicazione della Provincia Autonoma di Bolzano utilizzerà ancora il nome nato in epoca napoleonica ma tanto caro agli italiani (e inviso a una parte della popolazione di madrelingua tedesca). Nonostante quello che dicano e abbiano detto tanti giornali nazionali durante il weekend. Ma il problema, dal punto di vista politico, esiste eccome. Il danno di immagine pure. Ma prima di andare a qualche considerazione (potete arrivarci sotto) proviamo a ricostruire quanto successo.

Lo scontro sul termine Alto Adige utilizzato in un disegno di legge provinciale

Venerdì scorso il consiglio provinciale di Bolzano discuteva il disegno di legge provinciale 30/19 Disposizioni per l’adempimento degli obblighi della Provincia autonoma di Bolzano derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea (Legge europea provinciale 2019) che ha come scopo l’attuazione del diritto dell’Unione europea e il costante adeguamento allo stesso dell’ordinamento giuridico della Provincia. Durante la seduta è nata una discussione (su input della Südtiroler Freiheit di Eva Klotz) sull’utilizzo o meno del termine Alto Adige che alla fine è stato sostituito con il termine “Provincia Autonoma di Bolzano”. Leggere il resoconto completo è abbastanza surreale e non chiarisce molto ma ne abbiamo estratto il pezzo più significativo:

L’articolo 1 riguarda l’Ufficio di Bruxelles. Myriam Atz Tammerle (Süd-Tiroler Freiheit) ha presentato un emendamento per sostituire la parola “sistema territoriale altoatesino” con le parole “Provincia di Bolzano”, riferendo di aver cercato di capire cosa si intendeva col termine coinvolgendo anche la direttrice dell’ufficio a Bruxelles, la quale stessa era rimasta stupita: dal Duden risulta che la parola “Territorialsystem” ha origine dall’assolutismo e riguarda i rapporti stato-Chiesa. La responsabile ha detto che la parola da lei inizialmente scelta era stata “Stakeholder”. L’ufficio questioni linguistiche era favorevole alla modifica proposta. Dello Sbarba (Gruppo Verde), ribadendo l’esistenza di una guerra alla parola “territoriale” ha sottolineato che mentre nella versione tedesca si parlava di “Präsenz Südtirols”, parlare di “Provincia di Bolzano” con la “P” maiuscola ha un significato completamente diverso. Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore) ha criticato la proposta, aggiungendo che con l’emendamento si garantirebbe l’esclusiva presenza della Giunta provinciale a Bruxelles, invece che una rappresentanza del territorio. Se si voleva essere” paranoici fino in fondo”, anche la parola Land andava sostituita con “Autonome Provinz Südtirol”: “È chiaro che si scivola su un piano ridicolo, ma la colpa è sempre di Urzì che è un provocatore e non sta zitto, anche se dico quello che pensano anche gli altri”. Egli ha quindi criticato il precedente intervento di Kompatscher, che richiamandosi a un compromesso intendeva togliere un pezzo di identità al gruppo italiano, e ricordato che lo statuto di Autonomia è già un compromesso. se non fosse stato approvato l’emendamento in commissione, non si sarebbe arrivati a questo punto.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen), sottolineando che i cittadini preferirebbero un confronto sui temi concreti, ha ammesso però che non si può richiedere la denominazione ufficiale solo per il testo italiano, e per il testo tedesco no.
Carlo Vettori (Lega Alto Adige Südtirol) ha dato ragione a Dello Sbarba: “provincia” deve essere scritto minuscolo, se no è riduttivo e vanifica lo scopo della legge. Urzì ha ribadito che a Vettori non poteva sfuggire la volontà di cancellare la parola Alto Adige dal testo di legge: “Presumo che ve ne accorgete, ma non ve ne frega un cazzo”.
Il pres. Arno Kompatscher, pregando il presidente del Consiglio di richiedere un linguaggio più corretto, ha evidenziato che in quanto presidente della Provincia egli si era impegnato moltissimo, la scorsa legislatura, nella questione della toponomastica, per non svolgere più queste discussioni: questo era stato da più parti ostacolato. In quanto al termine “sistema territoriale”, si intende l’Alto Adige nel suo complesso, non solo le istituzioni. Il dibattito in corso è il risultato del fatto che non si è ancora riusciti a trovare tutti insieme una soluzione. L’emendamento per la Giunta va bene, ma “provincia” deve essere scritto piccolo. Carlo Vettori (Lega Alto Adige Südtirol) ha riferito che nella Treccani accanto al termine “altoatesino” c’è anche il termine “sudtirolese”, aggiungendo che per lui “Alto Adige” e “provincia di Bolzano” sono sinonimi. L’emendamento, con “provincia” minuscolo, è stato approvato con 16 sì, 9 no e 5 astensioni.

 

Il chiarimento di Kompatscher

La questione insomma è complessa e pieno di trappole politiche e identitarie. Il caso scoppia sui giornali nazionali domenica («Abolita la denominazione Alto Adige», i titoli) e solo allora il Landeshauptman chiarisce all’Ansa: «La denominazione Alto Adige non è stata abolita. Va ricordato che non sarebbe neanche possibile, visto che la denominazione della Regione Trentino Alto Adige Suedtirol è sancita dalla Costituzione». «L’emendamento – spiega – riguardava semplicemente un comma della legge omnibus, nel quale la denominazione Alto Adige è stata sostituita con quella di Provincia di Bolzano». Il dibattito, prosegue Kompatscher, riguarda il fatto «che la dizione tedesca Suedtirol non è stata modificata. Giustamente, va detto, è stato evidenziato che di conseguenza anche in tedesco andrebbe scritto Provinz Bozen. Così però non è stato fatto». Il presidente della Provincia autonoma ribadisce che «per il futuro si deve procedere unitamente. La questione della toponomastica comunque può essere trattata in dialogo e comune accordo, tenendo conto delle sensibilità di tutti i gruppi linguistici presenti sul nostro territorio».

Le trappole e il piacere di cascarci

Ovviamente il consiglio provinciale di un territorio così complesso e delicato dal punto di vista etnico è pieno di politici che da una parte e dall’altra tentano di cavalcare questioni identitarie. Tutti i problemi riguardanti la toponomastica e la lingua in Alto Adige possono essere risolti solo con il cacciavite, non certo a colpi di maggioranza. Chi punta a eliminare una denominazione anche in un solo testo di legge vuol dare un messaggio politico chiaro al proprio elettorato.  Un messaggio divisivo e violento. L’elemento di preoccupante novità è che il partito di maggioranza, l’Svp di cui Kompatscher è il rappresentante più noto, sia cascata (o sia voluta cascare) nella trappola identitaria. Che sia stato fatto per furberia, stanchezza o superficialità non lo sappiamo ma sarebbe importante capirlo. Ora il Governo probabilmente impugnerà la legge, a meno che non venga modificata. E, per una volta, ci sarebbe da sperarlo. In gioco c’è la visione del futuro di una terra che dovrebbe essere una piccola Europa dentro l’Europa e che qualcuno vuole trasformare in terreno di battaglia per dividere italiani, tedeschi e via via. A noi l’Alto Adige/Südtirol/Provincia Autonoma di Bolzano (stando alle dizioni costituzionali) che possiamo chiamare anche Sudtirolo o come ci pare piace solo aperto e inclusivo.

 

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