Da Franco Vaccari al sogno del Paradiso, quattro mostre da vedere quest'estate in Alto Adige

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Bolzano. “La vostra preoccupazione per ciò che gli altri pensano di voi scompare una volta che capite quanto di rado pensano a voi” recita una celebre frase dello scrittore David Foster Wallace. Consiglio, mantra, viatico o provocazione – a chi legge la scelta – a noi pare un interessante spunto di riflessione alla vigilia delle ferie estive, e di bacheche invase delle immancabili fotografie in posa con sfondo mare, lago, monti e monumenti.
A proposito di “esposizioni fotografiche” iniziamo questa rapida rassegna tra (alcune) mostre da visitare a luglio in Alto Adige partendo programmaticamente da quella che instilla un dubbio alla base, sul modo in cui guardiamo, più che sul cosa. Il tour inizia quindi da Feedback. Gli Ambienti di Franco Vaccari al Museion di Bolzano. La mostra varrebbe già solo per il nome, perché Franco Vaccari (1936-2025), artista modenese recentemente scomparso, è stato una delle figure più importanti dell’arte italiana concettuale del dopoguerra e ha influenzato generazioni di artisti con le sue intuizioni geniali. Una di queste è stata capire, in tempi non sospetti, come amava dire lui, che l’evoluzione tecnologica – in particolare nel campo della fotografia- influenza non solo quello che vediamo, ma anche come ci comportiamo e sentiamo. La riflessione, se semplificata, è alla portata di tutti e non riguarda solo un discorso interno all’arte: basti pensare alle fotografie dei nostri cari che giacciono, spesso accumulate e dimenticate, nel nostro smartphone. Non molto tempo fa erano oggetti da tenere in mano, preziosi, mentre oggi sono ridotte a pixel su schermi retroilluminati,  si confondono distrattamente mentre scrolliamo un  annuncio e “impariamo a vivere con un tutorial”.  Al bombardamento delle immagini e al loro “rumore visivo” Vaccari aveva risposto spesso con opere d’arte che immergono il pubblico nel buio, in cui si è soli con sè stessi ed è necessario trovare nuovi orientamenti. Ma soprattutto Vaccari faceva nascere le sue opere dall’interazione umana, dalla partecipazione delle visitatrici e dei visitatori- in quelle che chiamava “esposizioni in tempo reale”. Nella mostra a Museion il pubblico può rivivere alcune di queste esposizioni– otto per la precisione- tra le 43 che l’artista ha concepito nella sua lunga carriera. A questo punto forse chi legge si starà chiedendo cosa ci sia da vedere concretamente, ma questa non è la domanda giusta, perché Vaccari amava sparpagliare le carte in tavola e confondere i confini tra chi osserva e chi è osservato. E quindi a essere guardati come un’opera d’arte potreste essere voi … che in fondo è il desiderio di molti e molte (anche questo Vaccari l’aveva capito presto). (a cura di Frida Carazzato e Luca Panaro, fino al 13.09.2026, a questo link ulteriori info)

Exhibition view Feedback. The Environments of Franco Vaccari, Museion, 2026. Photo: Luca Guadagnini

Spostandosi dal capoluogo verso la Valle Isarco, il grande spazio del Forte di Fortezza ospita Reclaiming Collective, la nuova edizione di FORT, biennale dedicata al tema della togetherness, dello stare insieme (a cura di Hannes Egger, Andrea Lerda, Veronika Vascotto, fino al 08.11.2026). In un luogo nato per dividere e difendere, l’arte diventa un’occasione per immaginare nuove forme di relazione, trasformando la monumentalità del forte in uno spazio aperto al dialogo. La mostra presenta i lavori di venti artiste e artiste provenienti dall’Italia e dal contesto internazionale che si confrontano – obiettivo non da poco- con le sfide globali del nostro tempo, come i conflitti, la crisi climatica e la frammentazione sociale. “L’architettura storica del Forte di Fortezza costituisce uno speciale spazio di risonanza: costruita in origine come sistema militare di protezione e controllo, oggi la fortezza si trasforma in un luogo di scambio, confronto artistico ed esperienza condivisa. Attraverso quattro capitoli tematici – Think, Play, Dance e Act – la biennale propone uno sguardo alternativo sulla comunità, la cooperazione e l’immaginazione collettiva.” spiega il team curatoriale (ulteriori info a questo link).

Micaela Piñero, Speaking in All Languages, 2026. Dettaglio. Courtesy l’artista e UNA galleria, Milano – Piacenza

Dal forte al bunker. Saltiamo” all’estremità opposta dell’Alto Adige per andare a Tarces, nell’aspra -e bellissima- Val Venosta, dove si può visitare  una mostra collettiva che ci ha incuriosito per più ragioni. Innanzi tutto per la location, il Bunker 23 – parte del sistema di difesa militare fascista del “Vallo Alpino”, il bunker è oggi luogo d’arte e cultura – e  poi per il taglio, che guarda all’Hotel come “il sogno del paradiso”, luogo del desiderio e come specchio della nostra società. Hotel, il sogno del Paradiso si ispira ad hotel leggendari come il Grand Hotel Bristol di Merano, abbattuto vent’anni fa per lasciare spazio a un centro commerciale e a un parcheggio multipiano, e la rovina del visionario Sporthotel Paradiso in Val Martello di Giò Ponti. Si crea così una traiettoria che offre spazio a opere poetiche, critiche e fantastiche. La lista degli artisti e delle artiste presenti in mostra è lunghissima, con nomi noti anche al vasto pubblico, come Martino Gamper, Elisabeth Hölzl, Leonhard Angerer, e molte e molti altri. (a cura di Daniel Costa e Othmar Prennser, fino al 25 ottobre 2026, ogni domenica 13:00–18:00 con visita guidata alle ore 16, per info)

Tornando indietro verso la conca Meranese possiamo concludere il tuour facendo sosta a Kunst Meran Merano Arte per Animaces (a cura di Lucrezia Cippitelli e Simone Frangi, fino all’11 ottobre 2026) . La mostra collettiva invita a ripensare le relazioni tra Europa e Asia, mettendo in discussione categorie e gerarchie che spesso diamo per scontate. Il progetto è ispirato, infatti, all’idea di Animacy, che mette in discussione la tradizionale divisione tra vivente e non vivente. Nelle opere in mostra, tessuti, materie prime e manufatti non sono visti come semplici elementi inerti, ma partecipano alla costruzione delle relazioni economiche, culturali e spirituali. Emerge una geografia alternativa, che guarda a regioni spesso marginalizzate nel discorso globale – dal Bangladesh all’Indonesia, dalla Mongolia alle Filippine la diaspora indiana delle Fiji – non come periferie, ma come luoghi da cui possono nascere nuove forme di conoscenza e di convivenza. La mostra è accompagnata da diversi appuntamenti collaterali, con visite guidate e workhop dedicati ai più piccoli, a questo link ulteriori info.

 

Caterina Longo

Immagine in apertura: il bunker 23 a Tarces. Foto courtesy Othmar Prenner/ bunker 23

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