I dispositivi di protezione Covid non influiscono sulla qualità del massaggio cardiaco: uno studio Eurac

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In caso di arresto cardiocircolatorio, la prima misura salvavita è la rianimazione cardiopolmonare. Da un anno a questa parte per le squadre di soccorso, è subentrato un cambiamento importante: a causa del rischio di infezione, è ora necessario effettuare il massaggio cardiaco con dispositivi di protezione. Fisicamente molto faticoso di per sé, eseguire il massaggio cardiaco con maschere FFP2 o FFP3 e tute protettive è percepito dai soccorritori come ancora più impegnativo e difficile. Questo perché le compressioni toraciche generano aerosol, cioè fanno uscire dalla bocca e dal naso del paziente l’aria respirata che potrebbe contenere particelle virali e potrebbe infettare i soccorritori. Per le squadre di primo soccorso, la rianimazione con equipaggiamento di protezione completo significa soprattutto uno sforzo maggiore. La resistenza respiratoria relativamente alta delle maschere FFP2 o FFP3 potrebbe ridurre le prestazioni fisiche e quindi la qualità delle compressioni toraciche.

In questo contesto, un team di ricercatori di Eurac Research ha condotto uno studio insieme a 34 soccorritori della Croce Bianca di Bolzano, Merano e Brunico. Soccorritori altamente formati e preparati hanno eseguito il massaggio cardiaco su un manichino speciale, sia con l’attrezzatura di protezione completa che senza. Il manichino permette di misurare con precisione la profondità e la frequenza della compressione – per il massaggio cardiaco è necessario spingere fino 5-6 centimetri di profondità e da 100 a 120 volte al minuto, rilasciando completamente la pressione ogni volta. Le valutazioni non hanno mostrato alcuna differenza nelle prestazioni con e senza dispositivi di protezione. “Siamo tra i primi a condurre uno studio come questo”, spiega Simon Rauch, medico di terapia intensiva e ricercatore di Eurac Research, che ha condotto lo studio. I soccorritori hanno percepito la rianimazione con dispositivi di protezione come più faticosa e di qualità inferiore. Ma, come dimostra lo studio, la qualità misurata del massaggio cardiaco non cambia.

“Ci siamo concentrati esclusivamente sulla qualità delle compressioni toraciche. Naturalmente, ci sono altri fattori che rivestono un ruolo – come il tempo necessario per indossare l’equipaggiamento protettivo”, spiega Rauch. “Ma qui, le squadre di primo soccorso si organizzano in modo che un soccorritore inizi immediatamente la defibrillazione – maschera e guanti sono sufficienti perché non si generano aerosol – mentre l’altro indossa la tuta protettiva per continuare con le compressioni toraciche. In questo modo non si perde tempo prezioso”. Gran parte dei paramedici sono vaccinati, ma secondo Rauch non è ancora chiaro quando le linee guida dell’ERC sui dispositivi di protezione potranno essere modificate a livello europeo. Lo studio è stato pubblicato nel Journal of Clinical Medicine e può essere letto qui.

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