Ludwig Bemelmans da Merano: la vita in hotel del creatore di "Madeline"

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Era il 24 dicembre 1914 e mentre in Europa il Natale “imponeva” il cessate il fuoco in diverse zone del fronte occidentale, la nave Ryndam attraccava a New York proveniente dal porto di Rotterdam. Tra gli oltre 500 passeggeri imbarcati c’era un sedicenne meranese che viaggiava senza accompagnatori: Ludwig Bemelmans da Merano, il futuro creatore di “Madeline” la protagonista di una serie di romanzi (poi di film) di grande successo internazionale.
Ludwig era nato nella città sul Passirio il 27 aprile 1898 da Lambert Bemelmans e Frances Fischer. Poco dopo la sua nascita, però, l’intera famiglia lasciò Merano per trasferirsi a Gmunden, in Austria.
Ludwig aveva solo sei anni quando il padre, Lambert, decise di lasciare la famiglia, a quanto pare in compagnia della governante, e Ludwig fu costretto a trasferirsi a Ratisbona dove viveva la famiglia della madre Francis. Il giovane Ludwig mostrò piuttosto precocemente una certa avversione per la disciplina teutonica, tanto da venir spedito dalla spazientita madre dallo zio Hans, proprietario dei vari alberghi in Tirolo.
Le biografie si dilungano sui guai che Ludwig riuscì a procurare allo zio in quasi tutti gli hotel di sua proprietà, tanto che anche quest’ultimo decise di “sbolognarlo” a qualcun altro e lo abbandonò alle “cure” di un direttore di albergo che non disdegnava metodi educativi decisamente autoritari se non violenti. Ludwig, però, non aveva nessuna intenzione di lasciarsi intimidire e quando il direttore decise di passare al frustino, prese le dovute contromisure e gli sparò. Il direttore, seppur gravemente ferito, sopravvisse e Ludwig, grazie all’intercessione del potente zio, evitò il carcere e venne imbarcato in tutta fretta sulla Ryndam che, come già annunciato, attraccò a Ellis Island il 24 dicembre 1914.

Ludwig Bemelmans

Vista la dimestichezza con le armi, non può stupire nessuno l’arruolamento di Ludwig nell’esercito statunitense che gli permise di ottenere la cittadinanza al termine della guerra.
Tornato alla vita civile, decise di rifugiarsi nei luoghi che meglio conosceva, bar, ristoranti e alberghi. Si appassionò al disegno e alla pittura che rimasero solo un hobby fino a quando un editore lo spinse a realizzare il suo primo libro illustrato. Fu così che, nel 1934, uscì “Hansi”, che, guarda caso, narrava la storia di un ragazzino in visita dallo zio sulle montagne del Tirolo.
Il libro che gli cambiò la vita, uscì, però, cinque anni più tardi, si intitolava come la protagonista “Madeline”. Il primo volume passò sotto silenzio, ma il secondo ebbe un successo clamoroso, finì per scriverne sette, tutti con la stessa protagonista e con lo stesso incipit : “In una vecchia casa di Parigi, coperta di vigne, vivevano dodici bambine in fila per due… la più piccola era Madeline”.
Il personaggio ispirò cartoni animati per il cinema e la televisione e successivamente anche dei film.

https://www.youtube.com/watch?v=zHijrVFzQ6I

Tra il 1939 e il 1953 Ludwig realizzò molti libri, anche per adulti, ed illustrò le copertine di riviste prestigiose come il “New Yorker” e “Vogue”. Il successo di “Madeline” gli permise, poi, di acquistare un bistrot a Parigi di cui dipinse personalmente le pareti. Oggi, libri a parte, l’unica opera di Ludwig Bemelmans visibile al pubblico è, quella ospitata nel bar newyorchese dell’Hotel Carlyle che porta il suo nome.
Per completare l’opera che raffigura Central Park tra vecchietti sulle panchine, elefanti che pattinano sul ghiaccio e le immancabili “dodici bambine in fila per due”, Ludwig non volle essere pagato, ma chiese di essere ospitato con la sua famiglia per un anno e mezzo all’Hotel Carlyle.
E a proposito di alberghi, in Alto Adige il nome Bemelmans è ricordato oggi soprattutto per un hotel, quello che sorge in pieno centro a Collalbo che ebbe il suo periodo d’oro nei primi anni del Novecento proprio sotto la gestione dei Bemelmans, in particolar di Hans, zio di Ludwig.
Ludwig Bemelmans da Merano, invece, non tornò più in Alto Adige e morì a New York il primo ottobre del 1962 dopo una lunga malattia.

Massimiliano Boschi

Immagine di apertura: l’hotel Bemelmans Post (Foto Venti3)

 

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