Viaggio a Lana: la tradizione e i suoi incroci

Dodicimila abitanti a meno di dieci chilometri da Merano, Lana è un puzzle difficile da ricomporre, non solo perché divisa tra le frazioni di Lana di Sopra, Lana di Mezzo, Lana di Sotto e Foiana. Nonostante il suo nome evochi altre attività, il suo territorio ospita la più grande zona di coltivazione di mele della provincia e, insieme a Gais e Plaus, è uno dei tre comuni altoatesini con un toponimo coincidente in italiano e tedesco. Un toponimo tedesco che agli italiani sarebbe bastato tradurre in “Wolle” per mandare in corto circuito gli appassionati e integerrimi sacerdoti della toponomastica. Chissà che prima o poi non succeda…
Le difficoltà nella soluzione del “puzzle” non riguardano, però, le difficoltà di traduzione e nemmeno il numero di pezzi , ma anche e soprattutto, gli “incroci” e lo sguardo sul mondo. L’ufficio turistico della città ha scelto come slogan “Lana unisce” perché: “combina il fascino alpino e mediterraneo, rurale e urbano, sentieri escursionistici e piste ciclabili, montagna e valle”, ma basta incamminarsi dalla stazione ferroviaria di Lana Postal verso il centro (o i centri?) per comprendere come quell’unione si limiti a rimanere un semplice slogan.

Lasciata la stazione, infatti, occorre superare la Mebo tramite apposito cavalcavia e procedere lungo la provinciale 69 e, giunti al primo importante incrocio, la rotonda tra via Bolzano e via Zuegg, il percorso pedonale rischia di portare fuori strada, allontanando dai “centri” della città, ovvero Piazza Tribus, la chiesa parrocchiale e l’ufficio turismo di via Andreas Hofer o la zona dei negozi di via Gries. Per scoprire le bellezze e gli “incastri” di questa città serve un orientamento diverso, occorre tornare sui propri passi, ma senza una guida è facile perdersi. Per fortuna Hannes Egger artista, docente a Unibz e direttore artistico di “Lana Live” ha trovato una mattinata libera.

“Lana – premette – ha una storia complicata, sorge all’incrocio di tre strade, una per la val d’Ultimo, una per Merano e una per Tesimo e la Val di Non, strade che formano una sorta di ypsilon. La mia teoria è che chi viaggiava nelle varie direzioni doveva scendere a Lana per poter superare il torrente Valsura/Falschauer e così, attorno a quell’incrocio storico sono sorti i primi Gasthaus della città”. Un incrocio che oggi è trafficatissimo, mentre parliamo seduti in un bar di via Gries, poco lontano dallo “storico incrocio”, il rumore delle auto è incessante, un fastidio che chiarisce alcuni aspetti dell’identità di Lana e chissà, forse anche una certa mentalità sudtirolese.
Per Egger non è solo il traffico a spiegare certi atteggiamenti degli abitanti di Lana: “Un amico mi provoca spesso dicendo che noi di Lana siamo i peggiori di tutti, capisco cosa intenda, gli anni del terrorismo etc. Credo, però, che vadano considerati alcuni altri aspetti. Innanzitutto, dopo la seconda guerra mondiale la popolazione cittadina è raddoppiata e una parte della popolazione si è irrigidita, ma il tradizionalismo è solo un aspetto della comunità, a volte contraddittorio”.

Camminando per le strade di Lana si capisce meglio cosa intenda. La città non ha per nulla l’aspetto di un villaggio tradizionale con lo sguardo ancorato al passato, però si coglie nettamente la volontà di ritagliarsi un proprio spazio a difesa del traffico che l’attraversa. Percorsi pedonali, sentieri, siepi e gran parte dell’arredamento urbano mostrano l’evidente volontà di tenere lontano il rumore e quel flusso continuo di auto. Un obiettivo in gran parte raggiunto che ha i suoi effetti collaterali, perché il mondo esterno non porta solo il traffico e girargli le spalle non è mai una buona idea.

Per Egger, tutto questo è particolarmente stimolante: “Ragionare sul confronto, sugli incroci, sul rapporto col mondo esterno è decisamente affascinante. La realtà è fatta di queste cose, il centro di Merano non è la realtà, Lana sì con pregi e difetti”.
Inoltre, parlare con Hannes Egger di questi temi è un invito a confrontarsi con l’intero Alto Adige che con l’”altro”, con il forestiero, ha per motivi storici, un rapporto complicato. Trasformatosi rapidamente da territorio inospitale per motivi climatici e geografici a meta turistica di grande attrattiva, i sudtirolesi cercano di far convivere queste due anime con risultati alterni.Da questo punto di vista, la visita a Lana si mostra illuminante. Perché è cresciuta attorno a un incrocio di strade, non a un bivio, la scelta è più ampia e complicata, non basta decidere tra nord e sud o tra destra o sinistra. Nel dubbio, in molti a Lana sembrano aver preferito l’isolamento, ma, d’altra parte, a chi piace il traffico?
Questo, inevitabilmente, impedisce la ricostruzione del puzzle, i pezzi restano distaccati non solo per la diffidenza verso gli incroci. Non a caso l’ultima edizione di Lana Live diretta da Hannes Egger aveva un obiettivo esplicito: “Mischiare di tutto e di brutto! Abbiamo coinvolto il territorio nella maniera più ampia possibile mescolando stili e provenienze e i risultati sono stati positivi”.

A mesi di distanza dalla manifestazione, alcuni angoli di Lana sembrano mostrare come quel miscuglio sia stata solo una breve parentesi, altri, soprattutto lungo la trafficatissima strada, invece, evidenziano come il mondo non si preoccupi troppo di quel che pensano a Lana o in Alto Adige e, per quasi tutti, innaffiare il sushi o la cucina thailandese con una birra media locale sembra una cosa assolutamente naturale.

Massimiliano Boschi

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