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La proposta che piace ai lavoratori: Irap ridotto solo alle aziende che pagano bene

Pubblicato il 11 Luglio 2019 in Imprese

 

Il 78% dei lavoratori altoatesini caldeggia la proposta di concedere il tasso dell’IRAP ridotto solo a quelle imprese che erogano salari adeguati al costo della vita in Alto Adige. Il Direttore dell’IPL Stefan Perini commenta: «Vincolare la riduzione dell’IRAP a delle precise condizioni farebbe confluire ulteriori fondi nel bilancio provinciale – soldi che potrebbero essere utilizzati per misure sociali o per ulteriori adeguamenti salariali nel pubblico impiego». Oltre alla differenziazione dell’addizionale regionale dell’IRPEF e dell’imposta municipale sugli immobili IMI, la Giunta provinciale ha in serbo un’altra misura importante: una riduzione dell’IRAP alle imprese locali vincolata in parte all’erogazione di salari adeguati ai propri operai e impiegati.

Il pensiero dell’IPL

Secondo l’IPL la misura non è tuttavia ancora ben formulata. Non è infatti chiaro a cosa si riferisca la “parziale riduzione”. Si tratta di un ribasso dell’aliquota ordinaria dell’IRAP, pari al 3,90%, oppure di un ulteriore regalo fiscale alle imprese che già oggi beneficiano dell’aliquota ridotta del 2,68%? Secondo il Direttore IPL Stefan Perini «la misura sarà efficace solamente quando la Giunta provinciale interverrà in modo radicale, ritirando la riduzione incondizionata dell’IRAP e riportando l’aliquota ordinaria al 3,90%, per concedere poi l’applicazione di un’aliquota ridotta solo a chi soddisfa determinati criteri, che devono essere trasparenti e verificabili».

Cosa ne pensano i lavoratori altoatesini

Nella parte speciale del Barometro, l’IPL ha chiesto ai lavoratori altoatesini come giudicano la proposta di concedere il tasso ridotto dell’IRAP solo alle aziende che garantiscono una retribuzione ai propri lavoratori commisurata al costo della vita in Alto Adige. Ecco cosa è emerso: il 78% dei lavoratori altoatesini è a favore di questa soluzione, il 16% si è dichiarato neutrale, il 6% contrario. A caldeggiare la proposta sono soprattutto le donne (84%), i lavoratori e le lavoratrici dipendenti oltre 50 anni (83%), i part time (85%) e la popolazione urbana (82%) – insomma, le categorie occupazionali in genere più vulnerabili.

Il “salario altoatesino”: ecco come potrebbe funzionare

In futuro l’aliquota IRAP del 2,68% potrebbe essere applicabile solamente dalle imprese che erogano il “salario altoatesino”. In un ‘Patto per l’Alto Adige’ stipulato tra le parti sociali e i rappresentanti politici le associazioni dei datori di lavoro si impegnerebbero ad adattare i contratti collettivi territoriali della propria categoria prevedendo una paga base superiore di almeno il 20% rispetto ai minimi stabiliti dalla contrattazione collettiva nazionale relativa alla propria categoria. Il 20% equivale grossomodo alla differenza tra il costo della vita in Alto Adige e quello nazionale. Tutte le imprese aderenti ad un’associazione firmataria del contratto territoriale di categoria potrebbero pertanto applicare automaticamente l’aliquota IRAP ridotta. La riduzione spetterebbe inoltre anche alle imprese che hanno stipulato un contratto aziendale con le organizzazioni sindacali; in tal caso l’azienda dovrebbe comunque dimostrare di pagare effettivamente il “salario altoatesino”. Per questo verrebbe introdotto l’obbligo di depositare gli accordi territoriali e aziendali presso l’Ispettorato del lavoro.

L’effetto atteso

Per le imprese altoatesine `virtuose` non cambierà nulla. Tutte coloro che già oggi pagano il “salario altoatesino” o importi superiori continueranno a beneficiare dell’aliquota IRAP ridotta. La novità è che invece non sarà più premiato il dumping salariale. Inoltre, con l’obbligo di disciplinare tali livelli retributivi attraverso la contrattazione, si rimetterà anche in moto la contrattazione tra rappresentanze datoriali e sindacali. Ed infine, una migliore distribuzione dei redditi primari alleggerirà nel medio periodo il bilancio provinciale, creando nuovi margini per iniziative strategiche di interesse pubblico. Inoltre, il “salario altoatesino” potrebbe diventare anche criterio di accesso ai bandi pubblici effettuati in Alto Adige. Questo tutela – in modo compatibile con le normative dell’Unione europea – l’economia altoatesina dalla concorrenza sleale.

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