Giudiceandrea contro l’Ipl: «Malattie e lavoro, dati strumentalizzati»

Pubblicato il 13 Aprile 2018 in Imprese

 

Fra dati e smentite, interpretazioni e contro analisi, l’unico punto fermo rimane il cattivo sangue che corre fra l’Ipl, Istituto Promozione Lavoratori dell’Alto Adige e Federico Giudiceandrea, presidente degli imprenditori altoatesini. Motivo del contendere: dati sulla condizione lavorativa sul territorio la cui interpretazione viene contestata. Era già successo in passato, ad esempio sul tema del welfare. Oppure sui carichi di lavoro fisici troppo elevati. Non c’è due senza tre: ora la polemica passa sui dati relativi alle malattie. In Alto Adige più di un lavoratore su due non si mette mai in malattia durante l’anno. Il 53% degli occupati altoatesini non registra nemmeno un giorno di malattia all’anno, rispetto al 49% dell’Italia, il 48% dell’Austria e il 42% della Germania.

«Per la promozione della salute di tutti i dipendenti e l’inclusione nel lavoro dei malati cronici, le assenze sono un indice molto importante della qualità del lavoro», dichiara la Presidente dell’IPL Christine Pichler. Non solo: In Alto Adige il 51% degli occupati ammalati lavora lo stesso (“presenza continua”) – un valore molto alto rispetto alla media europea. Il 16% degli occupati lamenta addirittura disturbi per più di sei mesi, ma continua a lavorare normalmente. I giorni di malattia non sono tuttavia dovuti solo a un vero e proprio malessere fisico, ma sono piuttosto espressione di un comportamento di isolamento o di conflitti esistenti, come ci spiega psicologia del lavoro. «È chiaro che tali assenze danneggiano l’azienda: il lavoro si ferma, le procedure si bloccano, cresce la pressione sui colleghi e nascono malumori all’interno dello staff. È quindi nell’interesse di tutti ridurre il più possibile questo tipo di assenze», spiega lo psicologo del lavoro e collaboratore dell’IPL Tobias Hölbling.

La nota degli imprenditori

L’Alto Adige è un ottimo posto di lavoro. Gli stipendi sono di gran lunga i più alti d’Italia, il tasso di occupazione è tra i primi a livello europeo e tutte le classifiche confermano che la qualità della vita è molto buona. Ciò nonostante, per l’ennesima volta l’Istituto di Promozione dei Lavoratori (IPL) utilizza una rilevazione statistica fatta su un campione di 752 lavoratori (sono appena lo 0,3 per cento degli oltre 250 mila occupati in provincia di Bolzano) per denigrare la qualità del lavoro in Alto Adige. Se pochi mesi fa l’IPL aveva denunciato condizioni di lavoro al limite della sopportazione, sulla base di quello stesso studio ora afferma esattamente il contrario: le assenze per malattia sono tra le più basse d’Europa. «Che le assenze per malattia siano poche rispetto ad altre realtà è un dato positivo che conferma la laboriosità degli altoatesini – vale per imprenditori, lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti – e anche le ottime condizioni di lavoro all’interno delle nostre aziende. Si tratta del resto di un dato confermato da tutte le statistiche ufficiali, a partire da quelle dell’Inps. Ciò che ci sorprende è che anche un aspetto di per sé molto positivo – l’operosità e l’attaccamento al lavoro degli altoatesini – venga strumentalizzato dall’IPL motivandolo col fatto che molti dipendenti vadano a lavorare anche se malati. Cercando di mettere sempre contro le imprese e i loro dipendenti, mettiamo a rischio uno dei grandi valori che contraddistinguono l’Alto Adige: il partenariato sociale e l’ottimo rapporto tra le aziende e dipendenti. Noi continueremo a impegnarci per renderlo ancora migliore», afferma il Presidente di Assoimprenditori Alto Adige, Federico Giudiceandrea

 

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