Covid-19, il ritorno: cronistoria di una pericolosa deriva (e perché non possiamo permettercelo)

Massimiliano Boschi
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Prologo

Attualmente, (dati aggiornati al 6 novembre) le persone ricoverate in terapia intensiva negli ospedali italiani sono 2515, più del triplo di quelle che erano ricoverate il 9 marzo (giorno di partenza del lockdown), ma molto più distribuiti sull’intero territorio nazionale, senza picchi come quelli registrati in Lombardia nella primavera scorsa.

Quando è stato deciso il primo lockdown c’erano 733 persone ricoverate in terapia intensiva (440 in Lombardia, nessuno in Alto Adige) ed erano stati registrati 630 decessi (468 in Lombardia, nessuno in Alto Adige). La decisione di chiudere tutto venne presa perché nei giorni precedenti al 9 marzo, le terapie intensive lombarde andavano riempendosi di circa 40 pazienti al giorno, 70 a livello nazionale. A quel ritmo non si sarebbe potuto gestire l’afflusso e si sarebbe scatenato un effetto valanga.

Nei fatti, il lockdown fu inevitabile, ma non sufficiente a ridurre drasticamente ricoveri e decessi. E’ vero, non esiste la controprova, ma nel mese successivo (tra il 10 marzo e 10 aprile) vennero registrati 18.218 decessi a livello nazionale (9770 in Lombardia, 191 in Alto Adige). Un andamento che continuò a crescere lungo tutto il mese: oltre 260 morti al giorno vennero registrati nella prima settimana, quasi 550 nella seconda, oltre 800 nella terza e il 27 marzo, a quasi tre settimane dall’avvio del lockdown si raggiunse il picco massimo con 969 decessi registrati in un solo giorno. Nella prima settimana di aprile, i decessi si ridussero a 670 al giorno e quella successiva a 560 con cali progressivi che portarono alla fine del lockdown  il 18 maggio quando il numero dei decessi era arrivato a 32007 (291 in Alto Adige) oltre 31mila in più rispetto al 9 marzo.

Nell’ultima settimana (31 ottobre-6 novembre) i decessi totali in Italia sono stati 2020 quindi circa 288 al giorno, una media superiore a quella registrata nella prima settimana di lockdown. In Alto Adige nell’ultima settimana sono stati registrati 22 decessi a causa del Covid.

In una intervista pubblicata il 18 aprile 2020 proprio in questa rubrica, Werner Zanotti, direttore di Bressanone Turismo, sottolineò come «La prima questione da risolvere riguardi la disponibilità dei posti in terapia intensiva e dei letti in ospedale. Questo ci è mancato rispetto ad Austria, Svizzera o Germania e la capienza non andrebbe aumentata di qualche letto, ma almeno di dieci volte. Non dobbiamo mai più mostrarci impreparati. Anche se quei letti non verranno mai utilizzati, il costo economico sarebbe comunque enormemente minore rispetto a un secondo lockdown».

Oltre un mese dopo, Arno Kompatscher, sempre per un’intervista ospitata qui, aveva chiarito come «Sul fronte della sanità le conoscenze e il livello organizzativo fin qui acquisiti possano rispondere prontamente a eventuali aumenti del tasso di contagio. Tutto ciò definisce, in effetti, la cosiddetta fase 2».

Il 31 maggio, toccò all’assessore della mobilità della Provincia, Daniel Alfreider: «Senza un cambiamento degli orari delle città, delle scuole, delle imprese e degli uffici pubblici sarà possibile gestire la situazione?». «Siamo al lavoro per trovare ogni soluzioni, siamo già in contatto con le imprese per affrontare la questione dei cambiamenti di orario. Stiamo cercando di ottenere il massimo di informazioni riguardo alla mobilità dei dipendenti, chiedendo se si potranno scaglionare arrivi e partenze. Lo stesso verrà fatto con le scuole. Si potranno dilatare gli orari di ingresso e uscita di lavoratori e studenti? Speriamo di sì. Stiamo anche pensando a un teorico sistema di prenotazione per arrivare a un orario più flessibile, vedremo cosa si riuscirà a fare».

Autunno 2020

Nel prologo abbiamo semplicemente ricordato dati e dichiarazioni registrati nella primavera scorsa, ognuno è libero di farsi un’opinione rispetto a quanto promesso e ai risultati ottenuti.  Ma sia concessa  una ulteriore precisazione: il Coronavirus non ha ancora fornito informazione certe. Non è ancora del tutto chiaro cosa abbia ridotto la sua pericolosità e letalità durante l’estate, non è chiaro quanto la rigidità delle misure di lockdown sia davvero in grado di ridurre la letalità del virus. Si sa, però, che il virus come aveva brillantemente fatto notare Werner Zanotti citato procedentemente, si sconfigge soprattutto in ospedale, attraverso un  poderoso aumento dei letti e delle terapie intensive a disposizione dei contagiati, principalmente per evitare affollamenti nei reparti ospedalieri e al Pronto Soccorso. Era la risposta giusta sia per motivi di salute che per motivi economici.
Come sottolineato spesso e da più parti, visti i vaghi punti di riferimento concessi dall’andamento dei contagi, gli amministratori pubblici avrebbero dovuto necessariamente attenersi ad una comunicazione pubblica chiara, rigorosa e precisa. Perché con il passare del tempo, le difficoltà del periodo che stiamo vivendo non sarebbero più state una giustificazione, ma si sarebbero trasformate in un’aggravante.

In momenti come questi, non si cerca un comandante, un «capitano» che guidi le truppe contro un nemico reale o immaginario, ma un timoniere. Non un nuovo Mao Zedong, ma qualcuno in grado di saper reggere il timone, senza continui cambi di rotta, qualcuno  in grado di indicare la rotta senza dover controllare continuamente cosa fanno gli altri per seguirli.

Cronistoria di una deriva

Bene, questo è quanto avvenuto nelle ultime tre settimane:

  • 13 ottobre 2020. Dichiarazione del Presidente della Provincia, Arno Kompatscher: «I mercatini di Natale quest’anno di certo non saranno come sempre». Anche per quanto riguarda la stagione sciistica l’Alto Adige con le altre regioni del nordest ha elaborato un protocollo che è stato inviato a Roma perché – ha detto Kompatscher – «è auspicabile che le stesse misure vengano applicate in tutti i centri sciistici in Italia per evitare confusione».
  • 17 ottobre. Lettera appello di Arno Kompatscher a tutti gli altoatesini pubblicata su numerose testate. E’ un invito a tutti a comportarsi in maniera responsabile : “Per proteggere quello che abbiamo conquistato e per non pregiudicare la nostra vita sociale ed economica”.
  • 19 ottobre Trento annuncia l’annullamento dei mercatini.
  • 20 ottobre. La Provincia di Bolzano annuncia l’annullamento dei mercatini
  • 20 ottobre. In un appello pubblico, la cancelliera Angela Merkel invita tutti i cittadini tedeschi “A fare di tutto perché il virus non si diffonda”. Invita a ridurre gli incontro fuori dalla famiglia e precisa: “Incontrate molte meno persone sia fuori che in casa, evitate qualsiasi viaggio che non sia necessario. Restate il più possibile in casa”. I toni sono evidentemente molto diversi da quelli utilizzati tre giorni prima dal Landeshauptmann.
  • 22 ottobre. Il presidente Arno Kompatscher convoca un incontro con i vari rappresentanti del settore turistico e i gestori dell’impianto a fune per discutere la situazione attuale e l’avvio della stagione turistica invernale. Contemporaneamente arriva la notizia che l’Istituto Koch di Berlino ha inserito l’Alto Adige tra le zone rosse.  Questo il commento dell’Assessore Arnold Schuler. «Sulla base dei dati dei contagi, la raccomandazione a non recarsi in Alto Adige che entrerà in vigore in Germania a partire dal 24 ottobre, era prevedibile, ma desta grande preoccupazione nell’industria del turismo e in tutti i settori economici correlati». Il vicepresidente Alfreider ha riferito, invece: «Sui protocolli di sicurezza in via di definizione in accordo con i rappresentanti degli impianti a fune e delle province limitrofe. In questo modo, creiamo le basi per consentire condizioni sicure per praticare gli sport invernali».
  • 24 ottobre. Il Presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte pare avere tutt’altre priorità e vara un Dpcm contenente le nuove misure per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19. Stop a cinema, teatri e chiusura di bar e ristoranti alle 18.
  • 25 ottobre.  Arno Kompatscher firma una nuova ordinanza. Rispetto alle regole in vigore a livello nazionale, che prevedono la chiusura alle 18 per bar e ristoranti, in Alto Adige i bar dovranno chiudere alle 20 e i ristoranti alle 22. Restano aperti anche teatri e cinema.
  • 27 ottobre “Türen zu für die Kultur? Nicht in Südtirol!“ (Porte chiuse per la cultura? Non in Alto Adige) Questo il titolo del post facebook dell’Assessore provinciale alla cultura tedesca Philipp Achammer. Lo stesso giorno, per le funivie e gli impianti di risalita viene previsto un livello di riempimento dell’80% dei posti consentiti. L’assessore alla mobilità Daniel Alfreider sottolinea che «Il funzionamento degli impianti è il motore del turismo invernale. È stato inoltre stabilito che per tutti i veicoli utilizzati per i servizi di trasporto pubblico è consentito un livello di riempimento massimo dell’80% in base ai posti a sedere e allo spazio in piedi consentiti. I posti a sedere possono essere completamente occupati. Un riempimento al 100% è possibile se l’utente non rimane per più di 15 minuti nel mezzo di trasporto, se è disponibile un sistema di ventilazione con ricambio d’aria e filtro dell’aria e in situazioni di emergenza». La capienza verrà drasticamente ridotta dall’ordinanza del 2 novembre.
  • 29 ottobre Arno Kompatscher firma una nuova ordinanza. Contrariamente a quanto dichiarato quattro giorni prima, viene decisa la chiusura di cinema e teatri, non vengono consentiti eventi pubblici e feste private, nonché lo svolgimento di attività per cori e gruppi musicali. Precisa Kompatcher «A seguito dell’andamento epidemiologico, l’ordinanza (quella di domenica 25 ottobre, ndr) è superata e ci muoviamo in linea con la Germania e l’Austria».
  • 1 novembre. I reparti malattie infettive e i reparti Covid altoatesini entrano in crisi. Mancano letti e personale per poter gestire al meglio l’emergenza.
  • 2 novembre. Nuova ordinanza provinciale. Il divieto di spostarsi dalla propria abitazione viene anticipato alle ore 20 e rimarrà in vigore sino alle ore 5, prevista la chiusura di ristoranti, bar, gelaterie e pasticcerie, Alberghi e hotel, inoltre, non potranno più ospitare turisti, ma solamente coloro che devono pernottare in Alto Adige per esigenze di lavoro. Chiusura sino al 22 novembre anche per palestre, piscine, centri termali e spa. Tutti i negozi al dettaglio saranno chiusi, ad eccezione degli esercizi che vendono generi alimentari e beni necessari al consumo quotidiano, che dovranno in ogni caso rispettare l’obbligo di chiusura domenicale. Sospese tutte le manifestazioni, gli spettacoli e gli eventi di natura pubblica e privata per quanto riguarda sport, cultura e tempo libero, riunioni e assemblee dovrebbero sempre tenersi in video-conferenza. Sono misure più restrittive di quelle decise a livello nazionale.
  • 4 novembre. Ordinanza provinciale numero 63. A partire da giovedì 5 novembre, altri 11 Comuni-Cluster saranno interessati per 14 giorni da misure ancora più stringenti: si tratta di Bolzano, Egna, Vipiteno, Nalles, Vadena, Nova Levante, Ponte Gardena, Meltina, Braies, Velturno e Villabassa.  Nei Comuni-Cluster, è prevista la chiusura di tutte le scuole e di tutti i servizi di assistenza alla prima infanzia, con l’utilizzo della didattica a distanza, una volta terminate le vacanze della settimana di Ognissanti.
  • 4 novembre (sera) Per il Dpcm nazionale la provincia di Bolzano è zona gialla.
  • 5 novembre Dichiarazione di Arno Kompatscher: “Siamo in zona gialla perché il governo ha fatto la sua tripartizione tenendo conto dei dati della settimana dal 18 al 25 ottobre. Noi abbiamo considerato anche quelli successivi che sono molto peggiorati”. Bolzano resta in zona rossa.
  • Sempre il 5 novembre. Contrariamente a quanto dichiarato il giorno precedente, l’esecutivo di Palazzo Widmann decide che, a partire da lunedì 9 novembre,  nei Comuni-Cluster potranno riprendere le lezioni in presenza per assistenza all’infanzia, scuole materne, scuole elementari e prime classi delle scuole medie.

Sono questi continui cambiamenti di rotta, questi dietrofront, ad aver spinto alcuni commentatori a parlare dell’Alto Adige come dell’«Absurdistan». Non si contano i cittadini altoatesini che chiedono informazioni precise per comprendere dove possono muoversi e come, se possono aprire il proprio negozio, o anche solo dove e come possono bersi un caffè o fare la spesa. Ma soprattutto, come ammesso dal direttore dell’Asl di Bolzano Florian Zerzer: «A causa dello stato di emergenza e dell’evoluzione epidemiologica degli ultimi giorni, è purtroppo necessario adottare misure rigorose per quanto riguarda l’autorizzazione delle assenze, in particolare la concessione di ferie. Ciò significa che attualmente viene applicato il divieto di ferie alle professioni sanitarie».

Da settimane le autorità locali parlano di piani straordinari per le terapie intensive, ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Per il Presidente Kompatscher «Siamo riusciti a passare abbastanza bene l’estate, anche meglio di quanto potevamo immaginare, ma la seconda ondata ci ha sorpresi per velocità e intensità. Il sistema sanitario altoatesino ora è meglio organizzato per affrontare il Covid. Questo per quanto riguarda i letti in terapia intensiva, le attrezzature e quant’altro». (dichiarazione del 2 novembre 2020).

Ma è davvero così?

Alla luce di quanto successo a primavera, di quanto deciso in altre zone d’Italia e di Europa, ma soprattutto di quanto avviene oggi negli ospedali e nelle città dell’Alto Adige, è davvero difficile trovarsi d’accordo con le parole pronunciate dal Landeshauptmann. Perché non ci si si doveva far sorprendere, perché anche gli interessi economici andavano tutelati in maniera diversa: agendo con decisione innanzitutto sul versante sanitario.

I buoi sono ormai scappati dalla stalla, inutile chiuderla e il tempo per individuare eventuali responsabilità politiche su quanto sta avvenendo non mancherà. Nel frattempo, occorre urgentemente passare a una comunicazione e a una gestione dell’emergenza meno caotica, più lineare, rigorosa, trasparente e «sincera». In caso contrario, un’emergenza che dura e durerà per mesi, rischia di far saltare il «patto sociale» in una Provincia che non può proprio permetterselo, non solo per ragioni storiche e geografiche.

Si smetta di attendere notizie dalla Germania, cessino le inversioni di marcia, si valuti la realtà dei fatti specifica di questo territorio, senza provare a nasconderla sotto al tappeto. Non basta non seguire il governo italiano per tranquillizzare la popolazione sudtirolese. Tutti, indipendentemente dalla lingua parlata, sanno che la situazione è molto complicata e difficile, ma l’urgenza delle decisioni non può farne dimenticare l’importanza. Non ci si accontenti di letture parziali della realtà, non si mettano più i vari settori economici uno contro l’altro perché a tutti risulta impossibile   comprendere la razionalità di alcune decisioni. Fino a pochi mesi fa, il consenso politico era allergico ad ogni ragionamento complesso, ma da marzo tutto è cambiato. I cittadini, qui come a Roma o a Berlino, attendono risposte e proposte il più possibile chiare e definite. Gli slogan, come hanno dimostrato le recenti elezioni, non interessano più a nessuno.

Massimiliano Boschi

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