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Juncker al convegno sull’autonomia: «Alto Adige modello per la UE»

Pubblicato il 18 Novembre 2016 in Culture, Territorio

Degasperi  

«Per la nostra terra l’Europa è una visione, una prospettiva e un’opportunità». Questo il messaggio lanciato dal presidente della Giunta provinciale, Arno Kompatscher, nell’intervento di apertura dell’atteso convegno dedicato ai 70 anni dell’Accordo di Parigi Degasperi – Gruber nell’aula magna dell’Università di Bolzano. «Noi vogliamo sviluppare con successo la nostra autonomia e ragionare su quale dovrà essere in futuro la strada che dovranno percorrere l’Alto Adige e l’Euregio» ha sottolineato il Landeshauptmann. Dopo il convegno del 5 settembre a Castel Firmiano che ha analizzato gli aspetti storici, nell’incontro del 18 dicembre  il focus è sugli aspetti giuridici dell’Accordo di Parigi, sulla protezione delle minoranze in Italia e in Europa, sulla funzione di potenza tutrice dell’Austria e sul significato dell’Euregio. Al convegno ha partecipato anche il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker.

Tra gli oltre 600 partecipanti al convegno, il presidente della Giunta ha salutato il vescovo Ivo Muser, i presidenti Ugo Rossi (Trentino) e Günther Platter (Tirolo), l’ex presidente Luis Durnwalder, il presidente dell’Università  Konrad Bergmeister, il vicerettore dell’Università di Innsbruck, Bernhard Fügenschuh, gli assessori della giunta provinciale, i consiglieri provinciali, l’europarlamentare Herbert Dorfmann, il presidente della Sottocommissione per l’Alto Adige del Parlamento austriaco Hermann Gahr, il console austriaco Wolfgang Spadinger, il sindaco di Bolzano Renzo Caramaschi e i numerosi sindaci presenti, i parlamentari ed ex parlamentari e i rappresentanti del mondo della cultura e della ricerca scientifica. Un saluto particolare Kompatscher, infine, lo ha rivolto agli studenti «che costruiranno il futuro della nostra terra».

Degasperi – Gruber: i temi del convegno

Il presidente Konrad Bergmeister ha aperto il proprio intervento citando Wilhelm Leibnitz come precursore del pensiero europeo che definì primo come “valore” il mantenimento della propria lingua e cultura e riconobbe l’importanza della tutela delle minoranze. Il vicerettore dell’Università di Innsbruck, Bernhard Fügenschuh, ha invece sottolineato il crescente livello di collaborazione tra i tre atenei dell’Euregio. Christine Binder, docente all’Università di Vienna, ha analizzato gli effetti dell’Accordo di Parigi e i principi di tutela delle minoranze negli ultimi 70 anni. Parafrasando la Fattoria degli animali di George Orwell, il costituzionalista Antonio D’Atena ha definito l’autonomia altoatesina come “la più speciale tra le speciali”, soffermandosi quindi sull’architettura costituzionale che permette l’esistenza sullo stesso territorio di tre enti dotati di potere legislativo, la Regione e le Province di Bolzano e Trento, con un progressivo spostamento del baricentro dell’autonomia su queste ultime. D’Atena ha infine sottolineato l’importanza dell’ancoraggio internazionale dell’autonomia, anche nell’ipotesi che entrasse in vigore la riforma costituzionale attualmente sottoposta a referendum.

L’esperto di politiche europee e diritto internazionale dell’Università di Innsbruck, Walter Obwexer, presidente del centro di ricerca per l’integrazione europea del capoluogo tirolese, ha parlato del ruolo di tutela dell’Austria alla luce della normativa europea, mentre l’ambasciatore Helmut Tichy ha sottolineato che l’Austria ha preso e prende tuttora sul serio la funzione di potenza tutrice. «Lo fa relazionandosi da una parte con l’Italia, ma anche con gli organismi internazionali impegnati nella tutela delle minoranze» ha sottolineato  Tichy.

Prima degli interventi conclusivi del presidente della Commissione europea Juncker e del presidente Kompatscher il professore dell’Università di Trento e ricercatore dell’Eurac Jens Woelk ha analizzato un decennio di collaborazione istituzionale tra Alto Adige, Trentino e Tirolo nell’ambito del Gect Euregio: «Il superamento dei confini è un simbolo dell’integrazione europea e la collaborazione ha grandi potenzialità di sviluppo, ma vanno curati bene anche i rapporti con gli Stati di riferimento e con l’Europa».

Nel suo appassionato e a tratti ironico intervento di oggi al convegno nell’aula magna della LUB (si veda comunicato USP 6241) sul futuro dell’Europa, il presidente della Commissione UE Jean Claude Juncker ha ricordato di essere venuto volentieri in visita in Alto Adige “perchè c’è buonsenso in grande misura, perché posso parlare con persone che vivono le aree di frontiera, perché il contesto europeo qui è visibile.” Parlando dei 70 anni dell’Accordo Degasperi-Gruber Juncker ha detto che l’Alto Adige è un modello anche per la sua lunga storia di riconciliazione e per l’identità vissuta in tre dimensioni: quella sudtirolese, quella italiana e quella europea. Ha inoltre ricordato che la regione è elemento centrale in Europa e vuol dire sussidiarietà, e che senza sussidiarietà non funziona. Ai livelli di Stato e Regione, che devono respirare assieme, si aggiunge il grande rispetto dovuto al Comune, la prima istanza del cittadino. Il futuro delle Regioni è legato anche a crescita e occupazione, oggi ancora troppo deboli in Europa, ha aggiunto Juncker soffermandosi sul Piano europeo di rilancio economico che porta il suo nome e che prevede un raddoppio delle risorse (da 315 a 630 miliardi di euro da mobilitare in sei anni) a disposizione per gli investimenti strategici privati e pubblici e colmare così il gap europeo.

Parlando del lavoro della Commissione UE, il Presidente ha spiegato che il punto critico nella costruzione dell’Unione è stata la distanza tra la politica europea e i cittadini europei. L’Europa è diventata quindi spesso il capro espiatorio, ma è sbagliato considerarla responsabile di tutto. E sui compiti della sua Commissione: “Deve occuparsi dei grandi temi dei nostri tempi, non essere grande sulle cose piccole e piccola sulle grandi, come accaduto a volte in passato.” A tale proposito Juncker ha ricordato che l’Europa deve essere dialogo fra sovranità e solidarietà, una sovranità che va suddivisa perché porta maggiori vantaggi rispetto a quella esclusivamente nazionale. Juncker ha parlato di una credibilità europea da recuperare attraverso la concreta attuazione delle misure che si deliberano e ha ricordato l’importanza di una strategia dell’UE per una politica estera e della difesa, che significa  unire le forze per una maggiore integrazione dei Paesi UE nel settore della sicurezza. Sui migranti, ha chiarito ancora, serve una solidarietà condivisa, una capacità di unità e accoglienza indipendentemente dalla fede religiosa o dal colore della pelle. Juncker ha ribadito di ripetere da anni che Italia e Grecia non possono essere lasciate sole: l’Italia sta facendo sforzi enormi e lavora bene, ma gli altri Paesi devono fare la loro parte. Analogamente sul terremoto, Juncker ha detto che l’UE deve sostenere finanziariamente gli amici italiani, la ricostruzione è anche un compito europeo e la Commissione dovrebbe intervenire. Ha citato come esempio la cattedrale di Norcia.

Kompatscher: essere tedofori dell’Europa

L’intervento conclusivo del convegno è stato quello del presidente Arno Kompatscher, che ha ricordato come il seme piantato con l’Accordo di 70 anni fa sia diventato fondamentale, la base del diritto internazionale dell’autonomia altoatesina. “Ma autonomia vuol dire anche buon autogoverno e sviluppo, che hanno portato l’Alto Adige agli alti livelli di oggi e a una capacità di tutelare e vivere la propria cultura e la propria identità.” La tappa cruciale del superamento del confine del Brennero grazie a Schengen ha permesso di andare oltre i vincoli nazionali e di aprire la stagione della cooperazione transfrontaliera, del GECT Euregio: “Di questo dobbiamo ringraziare l’Europa. L’UE è prospettiva, chance e visione – ha scandito Kompatscher – che trova nell’Alto Adige e nell’Euregio una piccola Europa in Europa e nella sua funzione ponte un sostenitore convinto.” Il Presidente della Provincia si è poi soffermato sull’Europa di oggi: “Il processo di trasformazione con la globalizzazione, la digitalizzazione e la migrazione ha creato insicurezza, molti cittadini chiedono il ritorno di uno Stato forte, ma questa non è la soluzione.” La risposta al populismo, che in questa fase di incertezza trova terreno fertile, “deve essere un’Europa forte, non i nazionalismi forti.” Per arrivarci, “servono premesse concrete – ha aggiunto Kompatscher – le decisioni prese dall’UE vanno attuate, con il tramite di strumenti più incisivi, e la solidarietà non va praticata a senso unico.” Un impegno che riguarda trasversalmente tutti i settori centrali nella vita dei cittadini, dalla politica fiscale al welfare e alla sicurezza. “Ma servono anche europeisti convinti – ha concluso Kompatscher – e noi in Alto Adige vogliamo esserlo. Per la nostra storia dobbiamo essere tedofori dell’Europa, e spero che questo convegno sia davvero servito ad alimentare la torcia dei valori dell’Unione.”

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