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Cassonetti sigillati e tanta informazione: convivere con l’orso si può

Pubblicato il 20 Agosto 2019 in Territorio, Turismo

 

Da oltre un mese le “passeggiate” di M49 tra Trentino e ora Alto Adige fanno discutere la popolazione e la politica. Al di là degli isterismi che lasciano il tempo che trovano (che un orso mangi un vitello o distrugga un alveare è inevitabile, bisogna semplicemente prevedere i giusti risarcimenti) c’è una scelta di fondo che il Trentino, ma anche il vicino Alto Adige, almeno nelle zone di confine, deve fare alla base: vogliamo o no, convivere con l’orso? L’opinione di chi scrive, di ritorno da un mese di viaggio in zone degli Stati Uniti dove la presenza dell’orso è la normalità, è che una convivenza sia possibile e auspicabile. Certo le nostre montagne sono fortemente antropizzate ma il parco di Yellowstone, grande come tutto l’Alto Adige, viene visitato ogni anno da circa 6 milioni di turisti (in Alto Adige sono 7) e ospita oltre 700 orsi: ne deriva che incrociare un orso sia una normalità (a noi ne sono capitati 3, altri 3 al Glacier con incontri molto ravvicinati e improvvisi) che dev’essere preparata e pianificata. Non solo nelle aree del parco ma anche nelle regioni limitrofe, che ospitano paesi e villaggi come i nostri, dove gli orsi ovviamente si spostano. Informazioni ovunque, decaloghi di comportamento e piccole precauzioni: prima di tutte l’adozione di bidoni della spazzatura blindati a prova di orso che non facciano sentire gli odori e non possano essere aperti da loro. Vale per le case private, per i campeggi, per gli alberghi e per i luoghi pubblici. Gli orsi sono attratti ovviamente dagli odori del cibo: evitare che si nutrano di rifiuti preserva la loro natura e li tiene lontani dall’uomo. Un contatto che di norma l’orso non cerca: e quindi quando si va nei sentieri viene consigliato di far rumore per farsi sentire, mantenersi a una distanza di sicurezza, mai scappare (leggi il decalogo). Certo il nostro territorio, per la sua natura anche pastorale, è poco adatto ad ospitare un’alta popolazione di orsi ma la convivenza con un numero limitato e controllato è possibile. Le misure sopra accennate andrebbero adottate principalmente nei territori, come il Brenta o la Bassa Atesina, dove l’incontro è probabile. La convivenza, oltre che possibile, è anche auspicabile, sia per l’equilibro naturale che per il ritorno di immagine turistico. Servono però scelte di fondo che evitino allarmismi insensati che polarizzano inutilmente l’opinione pubblica in un dibattito senza sbocco: se l’orso c’è, bisogna prenderne atto imparando a conviverci. Chi nega la possibilità di soluzioni concrete e applicabili vuole solo una cosa: la loro eliminazione. Ma allora deve avere il coraggio di dirlo senza tanti giri di parole.

(lu.b.)

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