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Assistenza anziani, l’Alto Adige studia il modello del Voralberg

Pubblicato il 14 Agosto 2019 in Territorio

 

l Land austriaco del Voralberg negli ultimi anni si è imposto come una sorta di best-practice per quanto riguarda l’accompagnamento e l’assistenza abitativa agli anziani. Nei giorni scorsi, una delegazione della Provincia di Bolzano, guidata dall’assessora Waltraud Deeg, dal direttore di Dipartimento Luca Critelli e dalla direttrice dell’Ufficio anziani e distretti sociali, Brigitte Waldner, è stata in visita nel Voralberg per studiare il loro modello, e ha avuto l’opportunità di confrontarsi con l’assessora alle politiche sociali, Katharina Wiesflecker. “Il Voralberg – spiega la Deeg – sta lavorando da anni all’ampliamento delle forme intermedie di assistenza che consentono agli anziani di vivere più a lungo nelle proprie abitazioni nonostante la necessità di cure”. Proprio su questo punto, la Provincia di Bolzano intende lavorare in futuro, rafforzando la rete dei servizi già presente sul territorio e già in grado di offrire prestazioni assistenziali di alta qualità. “Il nostro obiettivo – commenta l’assessora altoatesina – è quello di offrire alle persone bisognose di cura e ai loro parenti una rete di assistenza efficiente e funzionante”.

Un confronto fra Alto Adige e Voralberg

In Alto Adige, attualmente, sono presenti 77 case di riposo con oltre 4.400 posti letto, mentre sono 5.683 gli anziani bisognosi di cure che vengono seguiti dai servizi di assistenza domiciliare e circa 300 le persone che vivono in alloggi con un servizio di accompagnamento abitativo. Il Voralberg, con i suoi 392.000 abitanti, invece, ha 51 case di riposo con 2.407 posti letto, mentre sono 4.454 gli anziani assistiti a domicilio. Nel Land austriaco del Voralberg, la percentuale degli anziani assistiti al di fuori delle strutture è maggiore che in Alto Adige (13,3% contro il 10,7%), mentre il rapporto si ribalta per quanto riguarda i posti letto nelle case di riposto (8,3% degli over 75 in Provincia di Bolzano contro il 7,2%). Secondo la Wiesflecker, bisogna puntare meno sulla crescita dei posti letto e più sulla rete dei servizi per garantire l’accoglienza in struttura solo una volta superato un certo livello di necessità di cura. “Parallelamente a ciò – conclude Waltraud Deeg – occorre sviluppare un’offerta di servizi in grado di supportare e sgravare le famiglie, il cui benessere incide in maniera decisiva su quello dell’assistito”.

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