Tra empatia e fragilità. Le bandiere immaginarie di Andrea Fontanari

FacebookTwitterLinkedInWhatsAppEmail

Trento/ Bolzano. La pittura di Andrea Fontanari trasmette un’energia lucente, capace di aprire squarci di sospensione e respiro nel caos del presente. La stessa energia si percepisce in una sua opera diventata iconica, Together we play, together we transform, realizzata dall’artista trentino per gli Art Poster dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026. Il lavoro raffigura due sciatrici di fondo paralimpiche che si sorreggono negli ultimi metri di gara. Dopo essere stato esposto alla Triennale Milano nella mostra Art e Iconic Poster (fino al 15.03.2026), entrerà nella collezione dell’Olympic Museum Lausanne.  “La scintilla è scoccata riguardando le immagini dei Mondiali di Doha del 2019: mi ha colpito l’eroico gesto di fair play dell’atleta Braima Suncar Dabó, che scelse di sacrificare la propria gara per soccorrere l’avversario Jonathan Busby, visibilmente stremato, accompagnandolo fino al traguardo. In un contesto dove ogni centesimo di secondo può definire una carriera, Dabó ha scelto di essere “un uomo” prima che “un competitore” ” ci racconta Andrea Fontanari. Essere umani prima che competitori: mentre si spengono i riflettori sui Giochi, vale la pena soffermarsi sul messaggio espresso dall’opera – con l’occasione abbiamo allargato il discorso al lavoro di Fontanari e alla sua scelta di dedicarsi alla pittura in un’epoca iperdigitale.

In Together we play, together we transform hai rappresentato i valori dello spirito olimpico attraverso due atlete paralimpiche, come mai?

Spesso associamo le Olimpiadi a una narrazione di perfezione fisica assoluta; credo invece che l’imprevisto, la fragilità che costringe a chiedere aiuto, introduca un errore vitale che rende il racconto sportivo autentico e profondamente umano. Con il mio poster volevo proprio sottolineare questo: interrogarci sul valore della competizione e mostrare come un gesto di sostegno reciproco possa diventare un messaggio d’ispirazione per tutti.

Come hai espresso questi valori nell’opera?

Come artista che si muove nel contesto della Figurazione, la mia attenzione è rivolta alle emozioni: ho cercato di esplorare come l’empatia si manifesti fisicamente, offrendo l’interpretazione di una scena che pare “illogica” in un contesto agonistico, ma cercando una sua logica in un’ottica umana e pittorica. Ho scelto colori inventati per le tute affinché entrassero in comunicazione tra loro grazie alla pittura, come fossero bandiere immaginarie fatte di colore e segno.

Andrea Fontanari, Together We Play, Together We Transform, 2025, olio su tela, 120 × 86 cm. Fondazione Milano Cortina 2026 e Triennale Milano. Fontanari è stato selezionato, insieme ad altrie nove artisti e artiste under 40 del panorama nazionale, per realizzare un’opera che reinterpretasse lo spirito dei Giochi Olimpici e Paralimpici Milano Cortina 2026

Hai scelto, come giovane artista, di esprimerti attraverso un linguaggio considerato “classico” come la pittura in un mondo immerso nell’era post-fotografica…

Oggi siamo circondati da immagini fugaci ed evanescenti che scorrono nel feed e vengono abbandonate all’oblio. Ecco perché la pittura è magnificamente anacronistica: la sua vita è immensamente più lunga. Per esprimermi ho sempre sentito che per me le immagini dipinte sono più potenti delle parole.

Quanto la dimensione digitale influenza il tuo lavoro?

La pittura mi aiuta a preservare lo sguardo. Mentre l’immagine digitale è effimera, la pittura richiede tempo e presenza. Nella mia pittura utilizzo la manualità dell’olio su tela per “fermare” il caos che ho intorno nell’era dell’informazione, cercando di trasformare il fumo visivo dei media in una mia visione solida e duratura. Sicuramente, essendo un pittore che dipinge in questa epoca digitale, sono costantemente influenzato da immagini e stimoli e proprio per questo cerco di mettere in relazione la velocità dello scatto fugace con la presenza reale di qualcosa di intimo, personale e fisico che emerge dai dipinti rendendoli unici e irripetibili.

Andrea Fontanari, Italian morning, 2026, olio su tela, 75, 5 x 41 cm. Courtesy Boccanera Gallery Trento/Milano

I tuoi lavori rappresentano spesso situazioni quotidiane. Cosa fa scattare la scintilla creativa?

Il “clic” può partire da qualsiasi cosa, da qualcosa di semplice o di più costruito, da qualcosa di felice o di nostalgico, da qualcosa di divertente o di drammatico, credo che parte del mio lavoro sia essere sensibile a ciò che mi circonda e “imbottigliarlo” come un messaggio per il futuro. Cerco di rendere monumentali momenti semplici ma potenti, partendo da immagini autobiografiche e non, utilizzando tutto quello che la realtà di oggi mi mette a disposizione. La pittura è lenta, ma dura più a lungo dei messaggi digitali che spariscono velocemente. Credo che la scintilla scatti proprio qui: quando non voglio perdere qualcosa che per me è importante.

Gigi Zoppello ha scritto che le tue opere “partono da un intento iperrealistico e per sottrazione restituiscono luce e colore”. Puoi dirci di più sul tuo processo creativo?

Trovo un estremo piacere nel rappresentare il reale così com’è; il mio intento è sempre quello di rappresentare “il reale più vero del reale”. Tuttavia, la pittura mi porta inevitabilmente verso una sintesi, un’interpretazione che a volte tende alla pura astrazione facendo emergere la pura luce e il colore della scena. Per ogni lavoro c’è un approccio diverso, accomunato però dalla magia che accade sulla tela quando fisso qualcosa che conosco: è come se lo bloccassi per sempre, per non perdere un momento di vita, ed è la cosa che più mi emoziona della pittura.

Andrea Fontanari, Running late for the concert, 2025, olio su tela, 100 x 80 cm. Courtesy Boccanera Gallery Trento/Milano

Ci sono artisti o artiste del passato o del presente che ti hanno influenzato particolarmente?

Nominarli è così difficile, sono così tanti. Credo che ogni artista che ho studiato mi abbia lasciato qualcosa, senza scomodare i giganti che nominerei tutti, Guido Reni su tutti, Velázquez, Manet, Bonnard, Picabia, Sorolla, Sargent, Hopper, Paula Modersohn-Becker, Alice Neel… Tra i contemporanei; David Hockey, Eric Fischl, Wilhelm Sasnal, Jennifer Packer…

Tu vivi a Trento: quanto influisce il contesto locale sulla tua pratica artistica?

Non credo che il Trentino influenzi il “come” dipingo, se fossi altrove dipingerei con la stessa tecnica, ma sicuramente influenza i soggetti. Studiare a Venezia mi ha dato un respiro cosmopolita, ma essendo cresciuto in un mondo già globalizzato, i miei riferimenti sono fluidi e continui e non limitati dai confini geografici. Sicuramente il contesto tranquillo agisce come un filtro rispetto alla velocità del mondo digitale. Se da un lato ricevo stimoli globali tramite lo smartphone, dall’altro la dimensione stanziale e riflessiva di Trento mi permette di metabolizzare questi input. È proprio questo contrasto tra la “scossa” dell’immagine digitale e la quiete del Trentino che permette alla mia pittura di emergere come qualcosa di intimo.

Prossimi progetti in cantiere?

Sono felice di aver realizzato un dipinto per il manifesto di un evento sportivo molto importante e significativo, il 38° Torneo Internazionale della Pace, che si terrà a Rovereto e in Vallagarina dal 3 al 5 aprile 2026 e vedrà migliaia di ragazzi da tutto il mondo che sfidarsi negli sport in nome della pace. Per questo lavoro ho sperimentato un collage di immagini, che vorrei esplorare ulteriormente nei miei prossimi lavori.

 

Caterina Longo

Andrea Fontanari (Trento, 1996) , vive e lavora tra Trento e Venezia. Nel 2017 è selezionato tra i cinque artisti italiani sotto i 35 anni a partecipare alla Biennale d’arte contemporanea europea itinerante JCE. Nel 2019 è selezionato per il Premio Artistico Fondazione VAF.

Immagine in apertura: Andrea Fontanari, studio dell’artista, 2024-2025.
Crediti fotografici: Monica Contini. Courtesy l’Artista e Boccanera Gallery

Ti potrebbe interessare