Agostino Fuscaldo (Ago): raccontare il mondo in punta di piedi

“Non c’è molto da raccontare…sicuro che sia interessante?” Agostino Fuscaldo -conosciuto come “Ago”- è una persona schiva, che non si espone volentieri. Sta più a suo agio dietro la telecamera, che è poi il suo mestiere: da quasi trent’anni gira, come cineoperatore indipendente, centinaia di servizi, trasmissioni, documentari e tg collaborando con divere case di produzione ed emittenti, come Mediaart, ORF, Rai Südtirol e Rai Alto Adige. Può capitare di incontrarlo per strada, camera in spalla, passo svelto, sguardo attento che tutto vede, parole solo quelle necessarie. È in Alto Adige da una vita, ma la cadenza racconta un’altra storia. Gliel’abbiamo fatta raccontare -almeno un po’- girando per una volta l’obiettivo verso di lui. “Mi prendono per turco, spagnolo, napoletano o pugliese” ci dice. In realtà è originario della Calabria, ma all’età di tre anni si è trasferito a Brooklyn, negli Stati Uniti.

“Di allora ricordo la scuola, e qualche amico. Avevo poco più di dieci anni quando siamo tornati in Italia: è lì che è iniziato il mio italiano, prima parlavo solo dialetto e americano. Ma la cosa che più mi ha scioccato è stato il modo di studiare: negli Stati Uniti si facevano test, si stava in laboratorio, molto sport. In Calabria grembiulino, poesia a memoria, il dettato” sorride. I cambiamenti non gli fanno paura. Forse è per questo che, tra le tante trasmissioni con cui collabora, Minet (programma tv dedicato alle minoranze nel mondo) è la sua preferita: “Trattiamo persone di una cultura diversissima da quella da cui provengo, ma riesco a capire perché da quando avevo tre anni sono stato catapultato in un altro paese e, in un certo senso, mi ci riconosco… per me non c’è un unico modo di pensare e mi piace vedere come vivono persone diverse, come parlano, cosa mangiano. Mi piace vedere le diversità e confrontarmi con la gente”. In Alto Adige Ago è arrivato per studio, per la scuola Zelig, dopo un corso da telecineoperatore a Roma e aver studiato anche montaggio. “Ma la mia strada era lavorare in tv, che poi è quello che mi piace”, ci dice. Come molti, nel Südtirol Ago ha trovato la sua dimensione professionale.

“Qui mi sono ambientato, so come la pensa la gente di qua  e riesco a entrare nel loro mondo, e poi non ho valori “meridionali” a casa nostra è tutto un po’ mischiato…mia moglie è polacca, i miei figli vanno alle scuole tedesche” racconta . “Io sono tutto quello che è contrario al nazionalismo, anche i mie figli non hanno sta roba, ad esempio uno è appassionato della Germania, gli piace la storia, prima gli Asburgo poi i Prussiani”. Ma la prova del nove è il calcio “uno tiene per l’ Italia e l’altro tiferebbe la Spagna!”. Una piccola Minet anche in famiglia, insomma. È una ricchezza, no? “Non so, forse” sorride.
Ad Ago piace viaggiare – oltre che per Minet ha lavorato a diversi programmi nazionali come EstOvest e Tg RegionEuropa, visitando soprattutto l’Est europeo, dalla Polonia alla Slovacchia, fino all’Ucraina. Non è facile, ma gli estirpiamo qualche aneddoto, dei tempi in cui viaggiava con il giornalista Rai Lucio Giudiceandrea: “Siamo stati a Odessa poco prima dei disordini del 2014…la sera al ristorante mi hanno ripulito il portafoglio, nonostante fossimo gli unici ospiti in sala. Ricordo che sono arrivati i poliziotti nel locale per la denuncia, parlavano solo russo e uno non era proprio sobrio. Un’altra volta in Lituania dovevamo prendere l’aereo per andare da Vilnius a Riga ed ero in overbooking e allora sono dovuto andare in taxi, il tassista era un tipaccio che fumava e aveva un tic ogni volta che iniziava a parlare…ho fumato con lui per tutte le tre ore del viaggio senza dire una parola, e per un pelo sono riuscito a prendere il volo Riga Monaco” ricorda divertito. “Per i programmi di agricoltura -come Landwirtschaft Aktuell e Land & Leben- sono venuto a contatto con la realtà vera della popolazione altoatesina, e con i contadini fino nelle valli più sperdute, qualcuno si meravigliava ‘ah du kommst aus Kalabrien , verstehst du Deutsch ?’ (ah, tu vieni dalla Calabria, lo capisci il tedesco? ndr)

Ago sembra essere a suo agio “sulla soglia”, tra culture diverse, pronto a entrare in questa o quella realtà, ma sempre con delicatezza, tenendo un passo indietro. “E’ il mio carattere, a volte sono troppo dietro le quinte, certo nel lavoro sai quello che vuoi, ma se non è necessario perché intervenire? Se intervieni troppo perdi di vista quello che stai facendo, non devi mettere regia in quello che succede ma cercare di far emergere la storia nel modo giusto. Questo specialmente se sei con una persona diversa da te, di un’altra cultura”.Eppure, le immagini sono importanti. “Mah, ormai l’importante è avere la notizia, e per alcuni giornalisti sentire la propria voce darla”. Ovviamente la diffusione dei social ha avuto e ha il suo peso “Si, la diffusione dei social e del digitale ha dato la possibilità a tutti di raccontare, si tende a pensare ‘io faccio il mio’ quindi vale quanto il telegiornale”, dice. A discapito della qualità? “Secondo me della notizia” risponde Fuscaldo “di come la dici, di come la racconti, delle parole che usi. Se sei un professionista utilizzi certe parole e non altre, uno di noi che fa un post non ha la stessa sensibilità. E poi oggi c’è la pressione e la fretta, oggi i giornalisti devono seguire 5-6 notizie al giorno, prima non era così, magari seguivi un servizio solo, ora è difficile prendersi il tempo l’importante è riempire il feed” continua Ago. Insomma, è diventato tutto più “stressante” e c’è poco tempo per essere sensibili, e guardare veramente a chi ti sta di fronte, anche nelle interviste. Le notizie crescono, ma diminuisce il loro peso. Ma non è solo una questione di velocità “Ormai la notizia è di tutti, non scopri niente di nuovo, la piccola storia raccontata bene è difficile da trovare e se la trovi rilanciata sui social magari nemmeno la apri perché non ha like. Per fortuna ci sono programmi in cui puoi ancora raccontare le cose e hanno un loro pubblico”.

Caterina Longo

Immagine in apertura: Foto© Karlheinz Sollbauer

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