Dalle tende “canadesi” all’area wellness. Passato e presente dei campeggi dell’Alto Adige
Turismo. Per decenni, il campeggio e i campeggiatori sono rimasto collegati all’idea di una vacanza economica e all’area aperta. Negli ultimi trent’anni, però, molto è cambiato, sia dal punto di vista “quantitativo” che “qualitativo”. Come riportato dal Sole24ore del 3 maggio scorso: “il turismo in camper e campeggio è in forte crescita in tutta l’Unione Europea con 413 milioni di notti nel 2025: Francia, Spagna e Italia guidano la classifica. La palma d’oro va alla Francia, dove 154 milioni di notti sono state trascorse nei campeggi e nei parchi caravan, pari al 37,2% delle notti trascorse in questi alloggi in tutta l’Ue. Numeri significativi sono stati registrati anche in Spagna (49,8 milioni). L’Italia con 49,1 milioni è al terzo posto”.
Per Eurostat, l’aumento dei pernottamenti nei campeggi europei negli ultimi dieci anni è pari al 28,5%, una crescita notevole ma che impallidisce rispetto ai numeri registrati in Alto Adige/Camping Südtirol. I dati Astat (l’istituto di statistica della Provincia di Bolzano) relativi al 2025 riferiscono che i 74 campeggi dell’Alto Adige e i loro 16.242 “posti letto” hanno registrato 561.914 arrivi e 2.138.201 pernottamenti. Una crescita esponenziale rispetto al 2015, anno in cui i 46 campeggi dell’Alto Adige avevano registrato 303.195 arrivi e 1.385.579 pernottamenti. Una crescita dell’’83% negli arrivi e del 54% nel numero di pernottamenti. Ma se si guarda ancora più indietro, per esempio agli anni Novanta dello scorso secolo, ci si rende conto come i campeggi siano cambiati soprattutto dal punto di vista qualitativo. Quella vacanza, spartana ed economica, in gran parte giovanile, che ha caratterizzato i campeggiatori tra gli anni Cinquanta e i Novanta del Novecento, non rappresenta più i camping di oggi, soprattutto in Alto Adige dove aree wellness, piscine e sale fitness sono all’ordine del giorno. Non a caso, una decina d’anni fa è nato il termine “glamping”, mix di “glamour” e “camping” per indicare quelle strutture che offrono vita all’aria aperta con servizi da hotel di lusso.
“Fino a trent’anni fa – premette Luca Complojer membro del Consiglio di Amministrazione di Camping Südtirol e gestore del campeggio Al Plan Dolomites di San Vigilio di Marebbe – il campeggio era una forma di turismo alternativo a basso prezzo, ma in anni più recenti si è sviluppato in una forma alternativa di vacanza all’aria aperta. I campeggi sono sempre più attrezzati, offrono sempre più servizi di qualità superiore, alcuni paragonabili a quelli degli alberghi a cinque stelle”.
Il campeggio “Al Plan Dolomites” di San Vigilio di Marebbe
Il “glamping” ha sostituito il camping?
No, è un’offerta in più. C’è anche il glamping, ma non tutti, anche se possono permetterselo, cercano il camping di lusso, c’è ancora chi sceglie i campeggi semplicemente per stare in compagnia e vivere all’aria aperta. Oggi i campeggi altoatesini sono in grado di offrire soluzioni per qualunque livello di vacanza si desideri.
In sintesi, è cambiata soprattutto l’immagine dei campeggi e di chi li utilizza?
Una volta i campeggi si limitavano a mettere a disposizione suolo e servizi in comune. Poi sono arrivate le case mobili e i bungalow, si è cercato di attirare anche chi non disponeva di una propria attrezzatura e le forme di ospitalità si sono ampliate e spesso sono diventate sempre più lussuose. Ma essenzialmente resta una forma di turismo per chi vuole vivere a contatto con la natura in un contesto sicuro e controllato.
Vale per l’Alto Adige o per tutta Italia?
In Italia ci sono campeggi di tutti i tipi, da quelli, per esempio presenti in Veneto che sono vere e proprio isole in grado di fornire tutti i servizi al proprio interno, a quelli più diffusi nel centro sud che offrono soprattutto aree di sosta per chi ama il turismo itinerante. In Alto Adige il livello qualitativo è molto alto, offriamo strutture che offrono un’ampia gamma di servizi.
Non resta nulla dell’atmosfera che ha contraddistinto i primi 40 anni del secondo dopoguerra? Di quel turismo fatto di zaini, tende canadesi e vita in comune.
Qualcosa è rimasto, quasi tutti i campeggi offrono la piazzola standard per le tende, molti giovani utilizzano ancora il campeggio con quelle motivazioni, soprattutto i cicloturisti. E’ un modo di viaggiare che dipende molto dalle condizioni meteo, bastano tre giorni di bel tempo e le aree del campeggio per le tende si riempiono rapidamente.
A proposito di presenze, anche nei campeggi il numero di pernottamenti è in crescita costante, soprattutto in Alto Adige. Non diventa difficile gestire il “rapporto con la natura” con queste cifre?
E’ una crescita che ovviamente va monitorata e gestita per non impattare sul territorio. Osserviamo con particolare preoccupazione la crescita del “campeggio selvaggio” nelle aree dolomitiche. E’ sempre più presente un particolare turismo itinerante composto da chi parcheggia il proprio camper o pianta la tenda dove preferisce, in particolare nei punti panoramici più noti. E’ diventato un problema. In estate ci ritroviamo, non solo tende, ma anche centinaia di camper parcheggiati sulle strade di montagna che creano problemi al traffico, alla sicurezza stradale e all’ambiente. In un contesto di questo tipo è inevitabile che le limitazioni diventino rigide. Esistono numerose strutture e aree pensate per ospitare il turismo itinerante, si utilizzino quelle.
A margine, si ricorda che in Provincia di Bolzano il campeggio su suolo pubblico è vietato. E’ consentito solo nei campeggi regolamentati e nelle aree di sosta autorizzate. Anche il bivacco è proibito, salvo situazioni di emergenza.
Immagine di apertura: ©Camping Al Plan Dolomites (San Vigilio di Marebbe).