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Cittadinanza austriaca e doppio passaporto per i sudtirolesi: la mossa di Vienna e i paradossi che ne conseguirebbero

Pubblicato il 17 dicembre 2017 in Territorio

Kurz  

Cittadinanza austriaca e doppio passaporto per i sudtirolesi: il nuovo governo di centrodestra varato sabato da Sebastian Kurz riapre la possibilità di concedere al gruppo linguistico tedesco e ladino anche la cittadinanza austriaca. Nonostante la dichiarazione che il cancelliere aveva fatto appena eletto (La storia non si cambia), ora nel programma di governo si legge che: «Nello spirito dell’integrazione europea (…), viene preso in considerazione di concedere la possibilità a chi appartiene ai gruppi etnici di lingua tedesca e ladina del Sud Tirolo, per i quali l’Austria esercita una funzione di difesa sulla base dei trattati di Parigi, di chiedere la cittadinanza austriaca in aggiunta a quella italiana». Positive (a dir poco) le reazioni in Alto Adige da parte del gruppo di lingua tedesca. «Il futuro cancelliere Sebastian Kurz è un affidabile interlocutore, che conosce molto bene la questione altoatesina e che potrà sostenerla anche in futuro» spiega l’Obmann dell’Svp, Philipp Achammer. «Per quanto riguarda la doppia cittadinanza per gli altoatesini, per cui il nuovo governo vuole verificare la possibilità – sottolinea – la richiesta porta una chiara impronta europeista ed è da sempre stata avanzata dalla Svp». Esulta la destra tedesca: «Per il Sudtirolo – afferma il consigliere provinciale della Suedtiroler Freiheit Sven Knoll – si apre un’occasione storica di valore inestimabile. I sudtirolesi potranno così riavere la cittadinanza austriaca. Non si tratta solo di una riparazione storica, ma anche di un’assicurazione per il futuro», prosegue Knoll. Per il leader dei Freiheitlichen, Andreas Leiter Reber, «il doppio passaporto è un passo importante verso un’Europa moderna, nel rispetto dei gruppi etnici autoctoni in Stati estranei».

«DOPPIO PASSAPORTO: SUDTIROLESI POTRANNO SCEGLIERE GIA’ NEL 2018»

Con le elezioni alle porte nell’ottobre 2018 la mossa di Vienna rischia di mettere il vento in poppa alla destra tedesca. Normale quindi che l’Svp sia costretta a sostenere una possibilità, quella del doppio passaporto, di difficile applicazione e dai tanti ostacoli normativi. Come distinguere infatti, a cento anni dalla separazione dall’Austria, i gruppi linguistici? Perché non applicare il criterio anche agli ex sudditi dell’Impero in Trentino o ai figli degli espatriati (come peraltro ha goffamente fatto l’Italia)? E soprattutto, quali sarebbero poi le conseguenze concrete? A cosa servirà mai un doppio passaporto in un’Europa dove il Brennero è un valico senza frontiera? I sudtirolesi con il doppio passaporto voterebbero alle politiche sia in Italia che in Austria? E le tasse? Tutte domande che troveranno risposta forse nei prossimi mesi. Ancora più difficile appare invece, in uno scenario di questo tipo, la posizione del gruppo linguistico italiano che si avvia verso una campagna elettorale nella quale uno dei temi principali di dibattito, questo appunto della doppia cittadinanza, li esclude nettamente. Ricomporre il quadro all’interno di un’Europa in cui i nazionalismi attuano un’azione centrifuga, non sarà facile.

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