Vini Alto Adige, esportate 6 bottiglie su 10

Pubblicato il 20 Giugno 2017 in Imprese

 

Per l’Alto Adige il vino è senza dubbio uno dei principali prodotti di esportazione: il 60% delle vendite avviene fuori dai confini altoatesini. Per permettere all’immagine dei rossi e bianchi “made in Südtirol” di continuare a crescere, il Consorzio Vini Alto Adige si affida anche a dei brand ambassadors. Come parte integrante della strategia di internazionalizzazione adottata dal Consorzio, essi hanno il compito di comunicare l’immagine dell’Alto Adige come terra vinicola a commercianti, giornalisti e sommelier negli Stati Uniti, in Germania e in Italia.

L’opinione pubblica, e in generale quella del mondo del vino, su ciò che viene prodotto da cantine e viticoltori altoatesini ha subito un forte cambiamento nel corso del ventennio passato. Non si è investito solamente nella qualità del vino, bensì anche nella sua corretta commercializzazione. «Un buon prodotto da solo non basta per il mercato, ma solo in combinazione ad un’elevata conoscenza e accettazione del marchio può superare la concorrenza», afferma Werner Waldboth, responsabile marketing del Consorzio.

A tale scopo, un mezzo relativamente nuovo e molto efficiente che viene spesso adottato nel settore vinicolo sono i cosiddetti brand ambassadors, letteralmente gli ambasciatori del marchio, rappresentati nel caso del Consorzio Vini Alto Adige da May Matta-Aliah negli Stati Uniti, Sebastian Bordthäuser in Germania e Pierluigi Gorgoni in Italia. «Tutti e tre sono personaggi accreditati con attorno una grande rete sia professionale che personale, oltre al fatto che la loro opinione è significativamente di rilievo nei rispettivi paesi. Ci supportano proprio perché convinti dell‘alta qualità dei nostri vini», continua Waldboth. In generale, diversamente dai responsabili marketing interni, i brand ambassadors vengono percepiti essenzialmente come indipendenti.

«Il vino altoatesino ha un enorme potenziale nel mercato statunitense», spiega Matta-Aliah, che da qualche mese opera prevalentemente a New York. In occasione di fiere, seminari, degustazioni e incontri commerciali comunica ai partecipanti l’identità dell’Alto Adige come terra di vini. «All’inizio non è stato facile. La denominazione Alto Adige era sconosciuta quasi a tutti». Nel frattempo questo sembra essere cambiato: «Le persone che incontro sono molto interessate all’Alto Adige ed è evidente soprattutto l’interesse verso i suoi vini di qualità, ma non solo. Molti desiderano approfondire l’argomento e conoscere meglio la storia, il territorio e la cultura. In questo caso, vuol dire che sono riuscita bene nel mio intento», afferma la brand ambassador Matta-Aliah. «Le condizioni per rafforzare i vini altoatesini nel commercio specializzato e nell’alta gastronomia sono estremamente vantaggiose».

La situazione naturalmente cambia in Germania e in Italia. Qui i vini dell’Alto Adige sono conosciuti e amati dappertutto: «Su questi mercati è stato fatto molto, specialmente negli ultimi 10 anni. Per i vini bianchi l’Alto Adige rimane il numero 1 indiscusso. È impressionante soprattutto la concentrazione di aziende vitivinicole sul territorio. Oggigiorno vi sono così tante cantine e viticoltori che producono vini di alto livello», spiega Gorgoni, che tra l’altro tratta la zona di coltivazione dell’Alto Adige anche nei suoi scritti accademici. «Anche per i vini rossi posso constatare che il trend è in crescita. Specialmente le varietà più leggere come la Schiava potrebbero incrementare nei prossimi anni in Italia», spiega con sicurezza Gorgoni. Convinto del territorio vinicolo dell’Alto Adige lo è anche l‘altro brand ambassador, Sebastian Bordthäuser: «Trovo il caso dell’Alto Adige particolarmente appassionante per la molteplicità di produttori, stili e terroir che offre. Dalla Bassa Atesina fino alle alture della Val Venosta e d’Isarco, l’Alto Adige non solo è un territorio dalle mille sfaccettature, ma si mostra anche in continua trasformazione. Il fatto di essersi esposti così tanto non segna assolutamente il termine del processo di sviluppo che ha caratterizzato gli ultimi 25 anni, ma offre la possibilità di continuare a crescere attraverso la continua discussione di nuove prospettive: che sia con i vini da cru, le elevate altitudini, le lavorazioni del mosto per chi preferisce la leggerezza o la riscoperta del piacere di una Schiava Vecchia».

Posizionare il vino altoatesino in un contesto più ampio come quello internazionale è anche il principale obiettivo dell’«Alto Adige Wine Summit», il nuovo evento nel settore vinicolo che si terrà dal 21 al 23 settembre a Bolzano (www.winesummit.info). Sono attese fino a 100 persone tra giornalisti e partner provenienti da Italia, Germania, Svizzera, Stati Uniti, Russia, Giappone, Inghilterra e Benelux. Il programma si rivolge sia agli esperti e appassionati del vino che al pubblico internazionale specializzato. Al centro della scena vi sarà l’”Anteprima”, affiancata da un emozionante percorso alla scoperta del vino altoatesino. Previste anche una masterclass di degustazione con relatori di grosso calibro e un dibattito. Organizza il Consorzio Vini Alto Adige in collaborazione con IDM Alto Adige.

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