Viaggio nell'Ostbelgien, un «altro» Alto Adige nel cuore dell'Europa

di Massimiliano Boschi
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Per molti, il Belgio è uno strano paese dall’ottima birra e dagli straordinari ciclisti, diviso a metà tra fiamminghi, che parlano olandese, e valloni, che parlano francese. Nella realtà, la questione è molto più complicata. Birra e ciclisti a parte, le comunità linguistiche sono tre e non due. Dal 1993, infatti, il Belgio è uno Stato federale nel quale trovano riconoscimento le regioni autonome di Fiandra, Vallonia e Bruxelles e tre comunità linguistiche: quella francese, quella nederlandese e quella tedesca. La comunità tedesca è unita amministrativamente alla Vallonia e confina, ovviamente, con la Germania, più precisamente con la Renania. Dal 15 marzo 2017, si presenta con il termine Ostbelgien, un territorio di circa 78.000 abitanti per lo più di lingua tedesca che ospita anche cittadini di lingua francese e fiamminga, così come l’Alto Adige/Südtirol ospita anche abitanti di lingua italiana e ladina.

Ma le somiglianze non finiscono qui, per esempio, in Ostbelgien vive poco meno dello 0,7% della popolazione belga, una proporzione non molto diversa dalla Provincia di Bolzano che ospita poco più dello 0,8% del totale della popolazione italiana. Non serviva altro per convincermi a recarmi sul posto. Arrivato in treno ad Aachen (Aquisgrana) ho approfittato di una splendida giornata di sole autunnale, per incamminarmi verso il Belgio in attesa del bus urbano che mi portasse oltre confine. Bus che, in meno di quindici minuti, mi ha portato fino al capolinea di Kelmis, cittadina in territorio belga. Il cartello che indicava l’ingresso in Belgio, l’ho intravisto di sfuggita tra gli alberi.

monumento caduti

Kelmis

Kelmis, in francese La Calamine, è uno dei 9 comuni dell’Ostbelgien e il suo territorio si incunea tra Belgio, Germania e Paesi Bassi. Il nome deriva dalla calamina, un minerale di zinco che, presente nel sottosuolo della città, ne condizionò fortemente la storia.  Ci si tornerà in seguito, perché da “altoatesino” segnato indelebilmente dalla toponomastica, ho incominciato a fotografare cartelli e insegne come se non ci fosse un domani. Per gli appassionati del genere, preciso che gli edifici pubblici di Kelmis espongono scritte rigorosamente in due lingue, a volte in tre (olandese compreso) mentre nei negozi a volte si leggono solo scritte in tedesco, altre, anche se più raramente, solo in francese. La cittadina, 11.000 abitanti, sorge attorno alla strada nazionale 3 che a Kelmis prende il nome di Lütticher Strasse perché collega il confine tedesco con Liegi (in tedesco Lüttich). La strada ospita i principali negozi e alcuni ristoranti che, purtroppo, erano quasi tutti chiusi causa festività di Ognissanti.

Ho quindi cercato la classica piazza centrale con municipio e chiesa che ho trovato facilmente imboccando la Kirchstrasse, la strada della chiesa. (La toponomastica tedesca, va detto, ha anche i suoi vantaggi). La chiesa, dedicata a Maria Himmelfahrt, sorge a pochi passi dal Municipio, mentre la piazza su cui si affaccia ospita un altrettanto classico monumento ai caduti delle due guerre mondiali. Anche i negozi del centro erano rigorosamente chiusi, la scelta per provare a fare quattro chiacchiere con gli indigeni si limitava a un supermercato “francese”, a un affollato bar poco invitante e a un ristorante italiano su cui mi sono fiondato per sedare la fame, ma soprattutto per interrogare il personale italiano come neanche un detective della Föderale Polizei. Il problema è che i malcapitati ristoratori non conoscevano la realtà altoatesina e quindi non potevano essermi di nessun aiuto nel confrontare i due territori. Mi hanno solo confidato che, a loro avviso, molti francofoni dell’Ostbelgien fingono di non sapere il tedesco anche se lo sanno e che economicamente è un territorio ricco che sa approfittare al meglio della vicinanza con l’Olanda e la Germania.

Non mi è quindi rimasto che contattare qualcuno che conoscesse entrambi i territori. Dopo aver inviato domande a mezzo governo dell’Ostbelgien, ho trovato la persona giusta: Eva Johnen, segretario della commissione per le questioni istituzionali e la cooperazione del Parlamento dell’Ostbelgien, che in poche parole ha saputo chiarirmi similitudini e differenze tra i due territori. “Innanzitutto va precisato che la popolazione di lingua tedesca non è stata il motore della propria autonomia, ma ha beneficiato delle controversie tra fiamminghi e valloni e dei loro sforzi per autogovernarsi. Lotte che hanno trasformato il Belgio in uno stato federale con una struttura complessa e articolata che fa sì che anche la minoranza di lingua tedesca sia tutelata e rispettata. Ma nell’Ostbelgien, non si sono profusi sforzi paragonabili a quelli dei sudtirolesi per diventare autonomi o per rientrare nell’ex patria”.

kelmis

La lunga e approfondita conoscenza di entrambi i territori non ha, però, mitigato lo stupore di Eva Johnen di fronte alle particolarità dello statuto sudtirolese: “Continua a meravigliarmi la dichiarazione di appartenenza al gruppo linguistico prevista dalla Provincia di Bolzano. Qui è assolutamente un tabù perché si vuole evitare ogni parvenza di “subnazionalità”. Anche il sistema educativo è differente, qui ognuno sceglie liberamente se mandare i figli a una scuola tedesca o francese ma attribuiamo grande importanza all’istruzione e all’educazione bilingue. Il sistema educativo rigorosamente separato dell’Alto Adige ci è estraneo. Consideriamo il multilinguismo e la competenza interculturale come una carta vincente da promuovere, cosa che secondo noi è più difficile da realizzare in un sistema educativo separato, come quello praticato in Alto Adige”.

Un’altra notizia potrebbe essere d’aiuto per comprendere al meglio le differenze tra i due contesti: nel 2019, in Ostbelgien è stata costituita un’assemblea consultiva formata da cittadini estratti a sorte, un modello che sembra agli antipodi dal sistema proporzionale altoatesino. Ora potevo proseguire il viaggio con qualche informazione in più. Non mi restava che lasciare Kelmis per percorrere, a piedi, i pochi chilometri che mi separavano dal “Dreiländereck”, l’angolo dei Tre Paesi, il luogo in cui si incontrano i confini tra Belgio, Olanda e Germania. Per raggiungerlo avrei dovuto attraversare l’intero territorio del “mitico” Moresnet, noto anche come “la terra di nessuno”.

(Segue…)

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