Unibz, simulazione sull’effetto delle misure di distanziamento sociale a Bolzano

Pubblicato il 21 Marzo 2020 in Innovazione

 

In questi giorni da parte delle istituzioni locali e nazionali giungono, sempre più frequenti, i richiami a restare a casa e a muoversi il meno possibile se non per attività indifferibili come fare la spesa, andare al lavoro o in farmacia. La strada che l’Italia ha deciso di percorrere è quella della introduzione di misure di social distancing o distanziamento sociale. Da qui gli inviti ripetuti a rimanere in volontario isolamento al proprio domicilio per non contribuire alla diffusione del Covid-19, vanificando gli sforzi collettivi e di chi è in prima linea negli ospedali.

Purtroppo, spesso, se non si vede, non si crede. Per questa ragione, un ricercatore della Facoltà di Scienze e Tecnologie informatiche, Nicolas Troquard si è esercitato in una simulazione dell’effetto sulla città di Bolzano delle misure preventive di social distancing, prendendo ad esempio questa pagina del quotidiano statunitense Washington Post. Troquard ha creato la pagina “Simulazione della propagazione di un virus nella città di Bolzano” utilizzando dei modelli matematici che fanno riferimento alla diffusione di un ipotetico virus nel capoluogo altoatesino. Le visualizzazioni sulla pagina web rappresentano alcuni scenari, corrispondenti a diversi gradi di rispetto delle raccomandazioni di distanziamento.

Il ricercatore ha preso in considerazione tre diverse ipotesi: una in cui solo il 10% del campione di 300 individui rispetta le prescrizioni, una seconda in cui la percentuale dei diligenti cresce al 60% e, infine, la terza in cui il 90% delle persone se ne resta a casa, evitando i contatti ravvicinati con i concittadini. Nel primo caso è subito evidente come la curva del contagio cresca in maniera esponenziale e inarrestabile. Con l’osservanza al 60% la curva non aumenta così velocemente tuttavia non è abbastanza. È solamente con un rispetto da parte del 90% dei cittadini che la famosa curva del contagio si appiattisce, ed è l’obiettivo cui tutti in Italia, ma anche in altri Paesi, tendono prima che il sistema sanitario raggiunga la saturazione e collassi. Troquard spiega così la dinamica di propagazione che ha voluto illustrare nelle sue visualizzazioni: “Se il 10% della popolazione rispetta il distanziamento, questo ceppo di “virus ipotetico” arriva a contaminare il 90% della popolazione. Se lo fa il 60%, la popolazione infettata è circa il 55%. In presenza di una percentuale del 90% della popolazione che rispetta la misura precauzionale, la propagazione scende a circa il 20% e il picco di contagio arriva molto più tardi”.

Il ricercatore di Scienze e Tecnologie informatiche precisa che quella da lui realizzata è una simulazione basata su modelli matematici che fanno riferimento alla propagazione non di un virus reale ma di uno immaginario, che nella visualizzazione del WP viene chiamato “simulite”. “Per modellizzare la diffusione del coronavirus non disponiamo ancora, purtroppo, di dati sufficienti”, spiega Troquard, “ciò che mi premeva mettere in evidenza con queste immagini è come la malattia si diffonde e far capire, per mezzo di una rappresentazione eloquente, che il social distancing, in qualsiasi contesto, serve”.

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